Il governo Letta resiste alla crisi del PdL

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mercoledì 2 ottobre 2013

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta.

Oggi, il governo guidato da Enrico Letta è riuscito a superare la forse più difficile prova dalla sua nascita cinque mesi fa, il 27 aprile. Infatti oggi ha ricevuto la fiducia in Parlamento, dopo la crisi aperta sabato sera da Berlusconi e chiusa dallo stesso con un colpo di scena, decidendo all'ultimo di dare la fiducia.

Le dimissioni dei ministri[modifica]

La vicenda è cominciata sabato 28 settembre, quando, a seguito dell'aumento dell'IVA, Silvio Berlusconi ha deciso di ritirare il suo appoggio all'esecutivo, incitando i ministri del PdL a dimettersi dal loro ruolo.[1] I ministri si sono di conseguenza dimessi, ma non senza polemiche: l'ex capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto ha subito detto che avrebbe voluto una discussione interna al partito prima di una scelta così forte.[2] Alla sua si sono subito accodate le dichiarazioni dei ministri dimissionari Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin, i quali erano contrari a tale decisione, ed anzi hanno detto che non vogliono aderire al gruppo parlamentare Forza Italia.[3][4]

Nel frattempo il segretario del PdL e capo delle colombe – la parte del partito contraria alla crisi del governo e contrapposta ai falchiAngelino Alfano ha scritto che non vuole estremismi. A ciò ha subito ribattuto Il Giornale di Sallusti attaccando i ministri dimissionari come scissionisti.[5] Infatti, alcuni parlamentari azzurri, tra cui i siciliani ed i calabresi, avevano deciso di votare la fiducia che Letta aveva fissato per oggi e che il Cavaliere era intenzionato a non dare.

Il Vicepremier e Ministro dell'Interno Angelino Alfano.

Ieri erano già una ventina i parlamentari di Centrodestra, sia alla Camera che al Senato, pronti a disubbidire a Berlusconi e rinnovare la fiducia al Premier. A queste fibrillazioni intestine sono dovute le molte riunioni parlamentari di ieri ed oggi.

La fiducia[modifica]

Stamattina, il Presidente del Consiglio ha letto un discorso al Senato per ottenere la fiducia[6]: teoricamente erano favorevoli ad una riconferma Sinistra Ecologia e Libertà, il Partito Democratico, gli ex-grillini, il PSI e le colombe scissioniste, i cosiddetti alfaniani, mentre si sono dichiarati contrari il MoVimento 5 Stelle e la Lega Nord. Il totale supera il quorum raggiungendo numericamente la fiducia e proprio prima del voto anche Silvio Berlusconi dichiara che avrebbe votato a sostegno. Subito dopo, però, il capogruppo del PD Luigi Zanda dice che ormai è nata un'altra maggioranza e alcuni senatori azzurri, come Nitto Palma, indignati dalle parole di Zanda, non votano.

Alla fine il governo Letta ottiene la fiducia al Senato con 235 voti a favore e 70 contrari. Alla Camera dei Deputati il voto sarà stasera, ma lì non sussiste il problema, in quanto il PD ha una grande maggioranza ed il PdL ha già assicurato di dare confermare la fiducia.

Articoli correlati[modifica]

Fonti[modifica]

Note[modifica]

  1. (28 settembre 2013) Berlusconi fa dimettere ministri: è crisi. Letta: gesto folle per motivi personali. La Repubblica.
  2. (28 settembre 2013) Cicchitto contro l'ordine del capo. L'Unità.
  3. Dopo la decisione di Berlusconi di rifondare Forza Italia, anche il gruppo parlamentare Il Popolo della Libertà dovrà cambiare nome.
  4. (29 settembre 2013) Caos Pdl, ministri contro B. Quagliariello e Lorenzin: “Non aderiremo a Forza Italia”. Il Fatto Quotidiano.
  5. (30 settembre 2013) Scontro tra ministri Pdl e Sallusti: «Con noi il metodo Boffo non funziona». Letta riceve le dimissioni irrevocabili. Il Sole 24 ORE.
  6. (2 ottobre 2013) Letta, il discorso della fiducia: testo integrale. La Repubblica.