Manifestazione contro il governo a Piazza Navona

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mercoledì 9 luglio 2008

Moni Ovadia durante il suo discorso

Come era stato deciso nei giorni scorsi, si è tenuta ieri la grande manifestazione contro i provvedimenti in materia di giustizia del Governo Berlusconi IV, ribattezzata No-Cav Day; a fare da sfondo, Piazza Navona.

I principali promotori sono stati Furio Colombo, Antonio Di Pietro, Paolo Flores d'Arcais e Pancho Pardi. Non si è saputo invece fino all'ultimo giorno se Beppe Grillo avrebbe partecipato.

Le condizioni meteo nell'assolata e trafficatissima capitale non erano proibitive, perché se c'era caldo e un sole splendente è anche vero che gli alti edifici hanno fatto facilmente ombra alle persone radunatesi davanti al palco allestito sulla piazza, mentre un vento piuttosto sostenuto spazzava via umidità e smog.

L'inizio del ritrovo era previsto per le 18, ma è slittato di una manciata di minuti, all'incirca alle 18 e 10. Presentava un ragazzo che teneva a sottolineare di non essere nessuno di speciale, poi è arrivato il primo ospite della serata: Paolo Flores d'Arcais. A chiudere la kermesse sarebbe stato poi Furio Colombo.

In mezzo non è mancata Lidia Ravera. D'Arcais ha iniziato con un elenco dei reati destinati a slittare per via della norma blocca-processi, poi è partito all'attacco di Berlusconi. A seguire, la "girotondina" Laura Belli che ha parlato con una voce forte e decisa, e poi altri ospiti a getto continuo.

Sono apparsi sul palco Rita Borsellino (ma solo attraverso il maxischermo), Moni Ovadia, che ha fatto un discorso breve ed incisivo iniziato con un suo ricordo della musica ovvero, come gli dicevano i suoi maestri: «Se tu abbandoni lo strumento per un giorno lui ti abbandona per una settimana». L'Ovidia ha fatto poi una analoga osservazione sull'esercizio della democrazia.

Fiorella Mannoia è apparsa brevemente per ribadire che la sua presenza oggi era motivata dalla volontà di fare qualcosa di utile partecipando alla manifestazione; l'ispiratore della stessa, come è stato presentato Andrea Camilleri, ha recitato alcune poesie di cui una dedicata all'ipocrita che, ucciso dalla sua ipocrisia va all'inferno ma lui dice che quello è il Paradiso. Applausi a scena aperta per Camilleri, che aveva messo in dubbio, dato il gran caldo, la sua partecipazione con il corpo, mentre non ha messo mai in dubbio quella «in spirito».

Ma forse ancora più attesi sono stati gli altri che sono seguiti: Antonio di Pietro ha ricevuto un'acclamazione tra le più calorose, presentandosi alla folla con camicia bianca senza cravatta a maniche corte, piantando le mani sopra il leggio e cominciando l'intervento con un caloroso grazie ai partecipanti.

Del resto lui era l'unico leader politico ad impegnarsi ed esporsi in prima persona. Il rischio di un flop come quello del 29 luglio 2006, a riguardo dell'indulto, gravava sopratutto sulle sue spalle. Ma dall'inizio dell'assembramento era chiaro che la scommessa era stata vinta. Lo speaker ha annunciato che c'erano 30 mila persone, decisamente troppe alle 18 e un quarto circa, ma la piazza, ancora piena a metà, si sarebbe poi totalmente colmata tra le 19 e le 20, con una massa che arrivava fino alle viuzze laterali.

Questo nonostante il giorno sia feriale che estivo. C'erano individui di tutte le provenienze e con moltissime istanze sociali. Di Pietro aveva detto dal suo blog che non questa non sarebbe stata una manifestazione con bandiere di partito. Invece le bandiere bianche con il simbolo dell'Italia dei Valori formavano un muro compatto davanti al palcoscenico, tanto che hanno intimato di abbassarle per consentire a chi stava dietro, nella stretta piazza, di vedere qualcosa.

A questo proposito, un maxischermo piatto era stato innalzato dietro il palco, alla sua sinistra, mentre un secondo schermo era a metà piazza, dietro l'obelisco. Al centro, tra questo e la fontana, c’era la solita selva di quadri in vendita sui loro cavalletti e venditori dall'aria infastidita e accaldata, che con le loro bancarelle poco alla volta sono stati "inclusi" nella massa.

All’estremità della piazza, dietro la fontana rigorosamente transennata, una singola fontanella aveva una lunga fila in attesa di dissetarsi dopo un viaggio faticoso nel caldo del luglio romano. Le bandiere non erano solo quelle bianche dell'IdV: tra queste si stagliavano parecchie rosse con varie sigle, da Comunisti a Sinistra Democratica.

C'era anche un solitario gonfalone del Partito Democratico, il quale mantenendo fede alla sua scelta non avrebbe partecipato alla manifestazione. Tutt'intorno alla piazza, una cornice di poliziotti con furgoni e fuoristrada, in tenuta "parzialmente" antisommossa, teneva sotto controllo la situazione. Sul palcoscenico è apparsa a più riprese una madre americana che aveva smarrito la figlia tra la folla e lanciava un appello per ritrovarla. Dopo circa un'ora pare che la situazione sia stata risolta. Nella stretta e affollata piazza non era facile muoversi nemmeno per gli adulti, molto spesso si vedevano persone che si chiamavano al cellulare per darsi un appuntamento vicino all'obelisco o in altri posti per potersi ritrovare.

Tornando a di Pietro, il leader dell’IdV ha fatto un discorso sulla legalità e il rispetto delle Istituzioni. Applaudito a più riprese, ha salutato ed è andato via a passi rapidi sparendo con la velocità con cui è apparso circa 10 minuti prima.

Non è passato molto tempo che è arrivato anche Marco Travaglio, per un altro intervento attesissimo. Il giornalista ha parlato sopratutto dei ricatti del governo alla magistratura, ma il suo intervento è stato inizialmente funestato dalla perdita dell'audio. La folla ha subito cominciato a urlare «Voce!» nel settore più lontano della piazza, quello dietro al maxi schermo dell’obelisco, e poi ha iniziato il movimento in avanti per sentire qualcosa di quello che diceva.

Dopo qualche minuto la situazione è tornata alla normalità. Dopo Travaglio sono arrivati altri ospiti, e verso le otto c'è stato il collegamento con Beppe Grillo. Differentemente dalla Borsellino non ha mandato un videomessaggio, ma ha parlato dal vivo limitandosi ad un collegamento telefonico: diretta senza immagini anziché immagini senza diretta.

La folla era già piuttosto stanca dopo 2 ore di comizio e la telefonata di Grillo è durata circa 20 minuti, mettendo a dura prova la pazienza di alcuni e suscitando qualche fischio di quando in quando, essenzialmente durante i riferimenti al Presidente della Repubblica.

Grillo ha iniziato ipotizzando un complotto, dato che pare volesse collegarsi anche in video, ma inizialmente non aveva nemmeno il ritorno audio (mentre la piazza lo sentiva bene). Appena ha capito che la cosa è stata risolta ha iniziato con un perentorio «Italiani!» il suo lungo monologo.

È ritornato sui presunti «insulti» a Napolitano ribadendo le sue accuse ma non ammettendo di avere offeso il presidente della Repubblica, ha parlato di tante cose e ha manifestato una certa sconsolazione, anche perché quello stesso giorno le autorità competenti gli hanno bocciato la sua manifestazione sotto le sedi dei partiti del 25 luglio per non meglio precisati "motivi di sicurezza" e lui ha deciso di annullare tutto.

Subito dopo Grillo è stato il turno di Sabina Guzzanti, che si è presentata grintosa e arrabbiata come sempre. Ha così iniziato altri 20 minuti di intervento in cui si è guadagnata giudizi altamente discordanti. Ha sparato a zero su Papa Benedetto XVI dicendo che gli effetti delle leggi per dare più potere agli insegnanti cattolici li sentiremo tra venti anni, ma nel frattempo Ratzinger (la Guzzanti ha ricordato il polverone che causò la sua non partecipazione all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza) «sarà morto è andrà all'inferno dove sarà conteso da due diavoli frocissimi e attivissimi, non passivissimi»

Poi ha toccato un altro campo minato parlando delle presunte intercettazioni "erotiche" con Silvio Berlusconi che avrebbero dato a Mara Garfagna il ministero (che la Guzzanti ha sbeffeggiato dicendo grossomodo: certo che è il Ministero delle Pari opportunità: guardatela, pure lei è diventata ministro), e che le hanno fruttato, già entro la giornata, querela da parte della ministra.

Anche se i mass media avrebbero fin troppo facilmente colto l'occasione di attaccare la Guzzanti e con lei la manifestazione, anche se il suo intervento è stato decisamente offensivo e aggressivo, gli applausi che ha ricevuto sono tra i più forti e calorosi. Tra le sue battute ce n'è stata anche una su Francesco Rutelli: «Ha votato per il PD, ma per Rutelli non se l'é sentita».

Poi è stato il turno di Lidia Ravera, che ha parlato di come il sessismo che sfrutta il corpo delle donne come oggetto si sia involuto a livelli pre-anni settanta.

Il rappresentante delle comunità Rom ha invece sostenuto, con un intervento tra i più applauditi nonostante oramai fossero oltre le 9 di sera, come i Rom abbiano creato cultura, come siano per la maggior parte di nazionalità italiana, e come la loro condizione nei campi nomadi sia più che altro una imposizione data dall’emarginazione che da una libera scelta.

Infine è arrivato Furio Colombo, che ha espresso con toni aspri e coincisi il suo dissenso verso una manifestazione che attacca e insulta il PD e il capo dello Stato, l'unica garanzia per l'Italia, mentre dovrebbe invece essere protetto e incoraggiato dal popolo a fare il suo mestiere. Ha chiesto un applauso per Napolitano, ma la prima parte del suo intervento ha suscitato applausi ma sopratutto bordate di fischi. Colombo è sparito dal palco dopo non più di 3-5 minuti con la folla rumoreggiante.

Di Pietro a quel punto ha fatto una seconda, velocissima puntata sul palco: ha detto che si riconosce in quello che ha detto Furio Colombo ma anche che i comici devono fare satira, mentre i politici devono governare il Paese, tanto per ribadire i compiti che ciascuno di loro ha, ricordando che il nemico non è l'opposizione del governo ma l'esecutivo di Berlusconi. Anche in questo caso ha ricevuto applausi abbondanti e così è finita la manifestazione anti-governativa.

Alcuni gruppi di operatori televisivi, per esempio di SKY Italia, hanno seguito l'evento in diretta per tutto il tempo. Sulle note di una canzone di Zucchero la folla si congedava dal palco sciamando in tutte le direzioni. Erano circa le 21.30.

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