Napoli, cade dallo scooter. Incidente stradale? No, omicidio

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Jump to navigation Jump to search

lunedì 27 agosto 2012

Napoli, San Giovanni a Teduccio. Panorama del blocco edilizio soprannominato «il Bronx»


Portare il casco mentre si va sullo scooter, si sa, può a volte proteggere dai pericoli della strada. A nulla può servire, però, quando i pericoli sono di ben altra natura. È quello che deve aver pensato anche Vincenzo De Pede, napoletano 41enne, mentre sfrecciava senza casco sul suo Piaggio Liberty, percorrendo in velocità le strade dissestate della periferia sud-orientale della città.

L'incidente in via Proto Pisani[modifica]

Nessuno si è stupito quando è stato ritrovato per terra, in via Proto Pisani, nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio. L'uomo giaceva accanto al suo scooter, in una pozza di sangue, senza vita e con il cranio sfondato. Non era solo: accanto a lui, viaggiava sullo scooter la più giovane compagna, C. D., 28 anni, lievemente ferita ma, apparentemente, miracolosamente scampata a quella caduta.

La vittima di quell'incidente, per la verità, non era uno qualunque, ma un personaggio già segnalato alle forze dell'ordine e noto alle cronache criminali: pregiudicato, affiliato al clan camorrista Formicola, vantava numerosi precedenti penali per spaccio, furto, ricettazione. De Pede, tuttavia, non era un camorrista di grande caratura, piuttosto un personaggio di secondo piano, "nu pesce 'e cannuccia", come si dice dalle sue parti.

La scoperta dall'autopsia[modifica]

Forse è stato il suo profilo criminale, benché infimo, e non la pura routine, a indurre il magistrato di turno a disporne l'autopsia. Nonostante questo, notevole è stata la sorpresa nello scoprire che un foro sospetto attraversava il cranio dell'uomo da parte a parte. A quel punto, incalzata dalla polizia, anche nella mente annebbiata della fidanzata, rimasta fino ad allora riottosa e alquanto laconica, ha iniziato ad affiorare qualcosa come la vaga immagine di uno scooter con due persone a bordo che affiancava quello dell'uomo e, nella confusione e nella fatica dei ricordi, forse anche un rumore improvviso che, a pensarci bene, poteva assomigliare all'esplosione di alcuni colpi. Ricordi che andavano a comporre un quadro inequivocabile, circostanze contro le quali ben poco di provvidenziale avrebbe potuto fare un normale casco da moto, i cui standard di omologazione non richiedono certo la resistenza alle pallottole.

Si è scoperto, così, che, quell'episodio, già destinato a essere seppellito in un trafiletto insignificante, tra le pagine interne delle cronache locali, è balzato alla ribalta nazionale, ennesima puntata di una ferocia criminale camorristica che, con le sue faide, insanguina da tempo immemore le strade del napoletano e del casertano.

Articoli correlati[modifica]

Fonti[modifica]