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Napoli: convegno sui beni sequestrati alla Camorra

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domenica 20 maggio 2012

Si è svolto l'altro ieri a Napoli presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Federico II un convegno sulle più recenti iniziative legislative in materia di lotta alla Camorra, in particolare sul processo di valutazione per l'accesso ai beni sequestrati alla criminalità organizzata ai fini del riscatto del territorio. L'evento è iniziato con un filmato in memoria dei due eventi che hanno determinato l'inizio di una nuova strategia di lotta alla mafia: gli omicidi di Pio La Torre (30 aprile 1982) e Giovanni Falcone (23 maggio 1992). La criminologia, infatti, in base alla letteratura più recente, è giunta alla conclusione che non basta solo perseguire penalmente i responsabili di tali delitti ma che occorre colpire le organizzazioni criminali nel proprio patrimonio in modo da restituire i valori di legalità al territorio ed alla comunità civile.

Fino ad oggi solo in Campania ci sono state circa 6000 aziende sequestrate per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro. Considerando che trascorrono circa 6-8 anni dal sequestro all'utilizzo del bene patrimoniale, l'amministrazione giudiziaria ha una duplice responsabilità: verso lo Stato perché deve dare conto della propria attività e verso il soggetto titolare del bene perché, se il fatto non sussiste, l'indagato può rivalersi sull'amministrazione giudiziaria per ottenere un risarcimento.

In base ai dati relativi alle indagini su alcuni casi è emerso che la maggior parte delle aziende sequestrate fa largo uso di personale assunto dal mercato nero, evitando di consultare l'erario e gli istituti previdenziali necessari per la regolarizzazione delle pratiche di assunzione. Paradossalmente lo Stato diventa un problema a causa dei controlli che deve effettuare con ricadute sui costi e sulla pubblica amministrazione. Dal lato del ricavo, i soggetti delle aziende internazionali hanno subito un tracollo di fatturato e falliscono anche se ottengono il risarcimento. Se invece il sequestro passa in giudicato, il bene è restituito al territorio per fini sociali o culturali con grande sollievo per la lotta al crimine organizzato. A tal proposito si avanzano due proposte di intervento: non far pagare le sanzioni all'amministrazione giudiziaria e non far pagare le imposte sul reddito nel periodo durante il quale avvengono i controlli. Se l'azienda dovesse essere sequestrata, da quel momento si pagherebbero le tasse. La proposta è approvata all'unanimità.

Il dott. Baldascino fa notare che il 30 aprile ha riaperto l'Ieva Group con 50 dipendenti e 100 automezzi impegnata nell'attività di corriere e trasporti che è passata da 30 milioni a 500 mila euro di fatturato in un anno perché non ha ricevuto nessun aiuto dallo Stato. «Che garanzie allora abbiamo che questa legge consenta una certa sostenibilità?» - dice lo stesso – «Il mercato oggi richiede una forte responsabilità e trasparenza cercando di monitorare e di migliorare il fund raising». Quindi al posto della Commissione sarebbe meglio introdurre un Osservatorio magari in seno all'assessorato o alla presidenza regionale con competenze in merito all'attuazione dei programmi.

Il dott. Allucci, amministratore delegato del "Consorzio Agrorinasce" denuncia il fatto che molti beni sequestrati alla Camorra sono stati vandalizzati o trascurati dalle stesse istituzioni perché quando un bene diventa pubblico ha bisogno di una serie di interventi di recupero e di tutela che richiedono ingenti finanziamenti (minimo 100 mila euro ciascuno). Ad esempio, per un progetto di un milione di euro l'amministrazione municipale locale deve contribuire per almeno l'1%, in tal modo la lotta alla Camorra costa 180 mila euro all'anno per ogni ente locale e, poiché i finanziamenti sono quasi del tutto pubblici, si gioca al rialzo con l'inevitabile incremento dei costi. Specialmente i beni destinati a fini sociali sono quelli che soffrono di più le lacune di questo sistema, meglio vanno le opportunità per i servizi di ristorazione.

Fonti

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Note

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  1. Eventi e news di Facoltà. Facoltà di Scienze Politiche - Università degli Studi di Napoli "Federico II". URL consultato il 20-05-2012. – fonte del link alla locandina