Thailandia, a 13 anni muore sul ring: manteneva la famiglia lottando

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mercoledì 14 novembre 2018

Pugili del Muay Thai a Bangkok

Al suo 170° combattimento da professionista, Anucha Thasako è finito al tappeto dopo avere ricevuto diversi colpi alla testa, ed è morto a causa di un'emorragia cerebrale, dopo tre giorni in ospedale. L'incontro si è disputato sul ring di un sobborgo di Samut Prakan in Thailandia. Anucha praticava da quando aveva solo 8 anni il Muay Thai il kickboxing tailandese. Il regolamento di questo sport proibisce ai contendenti l'utilizzo di protezioni, mentre si scambiano calci e pugni.

I quotidiani locali, nel descrivere l'incontro, riferiscono che il bambino è caduto alla terza ripresa e usano un linguaggio prettamente da pagine sportive, come il particolare sul peso-forma: Anucha era, infatti, un 41-pound fighter, cioè un pugile da 41 libbre (meno di venti chili).

Il ragazzino, che era orfano, era stato adottato da uno zio, che, piangendo, ha raccontato ai giornalisti che il nipote lottava per non perdere la borsa di studio che si era guadagnato grazie a questa disciplina. Così si manteneva agli studi e aiutava pure la sua famiglia.

Anche se addolorato, il pugile che lo ha ucciso con i suoi colpi non vuole smettere di lottare: ha bisogno di guadagnare soldi per andare a scuola. L’incontro era stato organizzato a sostegno di una campagna di sensibilizzazione contro l’uso della droga.

In Thailandia ci sono 10 mila tesserati under 15 di Muay Thai, e circa 300 mila ragazzini che lottano sul ring. Il Parlamento sta discutendo una legge per portare l’età dei pugili a 12 anni, però molti sono contrari a questa legge, perché non darebbe modo ai ragazzini di realizzarsi e fare carriera. I medici, invece, fanno presente che i colpi subiti dai ragazzini, con le ossa ancora da completare, portano a gravi rischi di danni cerebrali, come l’emorragia che ha avuto Anucha.

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Fonti[modifica]