Alcamo: no all’impianto di biogas, parte la petizione

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17 ottobre 2018

Panorama di Alcamo

L’opposizione unanime all’impianto di biogas in contrada Citrolo è arrivata dal consiglio comunale straordinario aperto (tenutosi al “Centro Congresso Marconi”), dal comitato cittadino formatosi nell’occasione, come pure dalle associazioni ambientaliste locali. Una riunione su un tema ambientale che ha riportato alla mente degli alcamesi l’incendio di vaste proporzioni di una ditta di stoccaggio rifiuti, avvenuto appena un anno fa nel territorio.

Le perplessità sulla sua realizzazione, espresse in precedenza dalle commissioni consiliari e dal Consiglio Comunale, derivano anche dalla mancanza di una giusta documentazione dal punto di vista tecnico e burocratico, relativamente a fognature (mancanti) e strade (una sola e con tante criticità), ma in generale anche ad una diversa visione politica sul sistema rifiuti, che va a favore degli impianti di compostaggio come quello realizzato in prossimità di Calatafimi. La questione più critica è stata quella della trattazione di fanghi di depurazione, che porterebbe ad inficiare il gas prodotto e a renderlo, quindi, inquinante.

Oltre a due esperti del settore, Aurelio Angelini, docente di Sociologia dell’ambiente presso l’università di Palermo, ed Eugenio Cottone, dirigente tecnico chimico della Regione Siciliana ed ex consigliere nazionale dei chimici, erano presenti anche Massimo Fundarò, già assessore all’Ambiente del Comune alcamese, e Tommaso Cassata, consigliere delegato della ditta Asja interessata alla realizzazione di un impianto che potrebbe trattare circa 150.000 tonnellate di rifiuti. Secondo il parere esplicito di Cottone, questo tipo di impianto con il previsto trattamento termico, non risulta chiaro né per l’impatto sull’ambiente né per la convenienza economica, e utilizza inoltre un tipo di tecnologia non certo all’avanguardia. Anche Massimo Fundarò, in veste di presidente dell’associazione ambientalista Ecò, ha espresso le sue perplessità.

Diversa, logicamente, la tesi del rappresentante della ditta: la produzione di biometano e compost di qualità avviene solo attraverso un processo di digestione anaerobica, che attualmente è la tecnologia più sicura dal punto di vista scientifico. L’ impianto non emetterebbe odori particolari e presenta bassi costi alle pubbliche amministrazioni. Secondo lo stesso Cassata, la Regione Siciliana, con competenza autonoma in questa materia, potrebbe pure autorizzare l’impianto nonostante il pareri negativo dell’amministrazione del Comune. Comunque, poiché secondo il suo parere, le conoscenze del progetto da parte di alcuni intervenuti, non erano precise, la ditta è disponibile ad eventuali incontri più tecnici per venir incontro alle esigenze poste dalla cittadinanza.

A fine riunione il sindaco di Alcamo, l’avvocato Domenico Surdi, ha dichiarato in modo categorico, che non sarà dato alcun permesso dalla sua amministrazione senza avere tutte le garanzie del caso sotto il profilo ambientale e della salute. Dal canto suo, l’assessore regionale Mimmo Turano ha auspicato l’approvazione del Piano Rifiuti da parte della Regione Siciliana; qualsiasi ditta può presentare progetti ma, certamente, da parte degli uffici regionali saranno rispettate le norme che regolano la materia.

Fonti[modifica]