Alla prima Festa Democratica, Veltroni risponde a Parisi

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sabato 6 settembre 2008

Arturo Parisi

Arturo Parisi, notoriamente vicino all'ex Premier Romano Prodi, non perde l'occasione di attaccare i dirigenti del PD e in particolare il segretario Veltroni.

Dal palco della prima Festa Democratica di Firenze non risparmia le bordate. «Berlusconi ha il segno più in cento giorni di governo, Veltroni il segno meno», «C’è stata una falsa partenza, si vede solo confusione», «Il governo ombra? Esperienza fallimentare».

Detta anche la sua linea politica, diametralmente opposta a quella di Veltroni e propone un ritorno all'Ulivo e una aggregazione di tutte le forze alternative a Berlusconi.

Veltroni, che di solito è dipinto come uomo di mediazione e avvicinamento, poco avvezzo allo scontro non può però ignorare l'intervento di uno dei principali esponenti del suo partito e dell'ultimo governo che ha visto il centro-sinistra alla guida del paese fino all'aprile scorso.

«Se entra in crisi il nostro progetto», dichiara, «nel centrosinistra si aprirà una diaspora difficilmente conciliabile». E poi, pur senza mai nominarlo, risponde a Parisi e a chi, come D'Alema, lo ha invitato a rompere gli indugi e ad agire.

Walter Veltroni

L'ex Ministro degli Esteri è stato accusato di «bulimia e ansia da prestazione», mentre a Parisi sono state rivolte durissime accuse: «Chi spara bordate» non si preoccupa «se il corpo collettivo del partito subisce dei danni», «lo fa solo per andare sui giornali», «alcuni dirigenti del partito hanno capito che il modo migliore per avere visibilità è sparare bordate in tutte le occasioni possibili».

Dopo aver attaccato, il segretario difende la sua linea politica e forse si prepara a rivendicare i suoi risultati in vista di un sempre più probabile congresso. La linea del PD è l'unica possibile per evitare «una diaspora difficilmente conciliabile» nella sinistra italiana, l'unica che porta il PD ad essere la forza democratica con la maggior crescita in Europa, e il primo partito riformista che supera il 30% dei consensi in Italia.

L'ultimo affondo di quello che doveva essere un breve saluto finale e sulla scia delle polemiche diventa invece un vero discorso pubblico è per il Governo. Il segretario dei democratici denuncia l'assoluta mancanza di una guida per il paese, che ne sappia capire e indirizzare le contraddizioni, e dichiara che, finiti i fuochi d'artificio, l'azione politica di Berlusconi lascerà solo le macerie.

Fonti