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Benedetto XVI in visita di stato al Quirinale

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sabato 4 ottobre 2008

Il Presidente Giorgio Napolitano accoglie Benedetto XVI.

Benedetto XVI si è recato questa mattina a Palazzo del Quirinale in visita ufficiale dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. La visita, che coincide con la festività di San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia, segna la "restituzione" di quella che Napolitano fece a Benedetto XVI il 20 novembre del 2006, e, come dichiarato dall'ambasciatore italiano presso Città del Vaticano Antonio Zanardi Landi in un'intervista all'Osservatore Romano, è stata un'occasione per un confronto sui «grandi temi dell'attualità internazionale», sulla «laicità» e sulle «questioni attinenti all'Europa e alla definizione della sua identità culturale».

Benedetto XVI al suo arrivo al Palazzo del Quirinale, scortato dal Reggimento Corazzieri

Per Joseph Ratzinger si tratta della seconda volta al Quirinale dall'elezione pontificia, avvenuta il 19 aprile 2005. Il primo incontro fu con l'ex presidente Carlo Azeglio Ciampi, il 24 giugno del 2005. La visita del papa avvenne in "sostituzione" di quella che l'allora pontefice, Giovanni Paolo II, avrebbe dovuto fare al presidente il 29 aprile. A causa delle gravissime condizioni di salute di Wojtyla, che sarebbe poi morto il 2 aprile, la visita fu annullata.

Severe le misure di sicurezza in vista dell'incontro, già scattate ieri notte; l'intero percorso dal Vaticano al Quirinale è stato transennato e sorvegliato. Il papa è salito alle 10.40 su una Lancia Thema nera decappottabile, dalla quale ha salutato la folla lungo il tragitto, accompagnato dal segretario personale Georg Gaenswein. Una scorta di gendarmi vaticani e corazzieri in moto ha accompagnato il corteo papale dal confine italiano a Piazza Venezia. Qui, poco prima delle 11, il papa ha incontrato di persona il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il vicesindaco Mauro Cutrufo e altri componenti della giunta, su un palchetto allestito all'incrocio con via del Corso. Il corteo è poi ripartito verso Palazzo del Quirinale scortato da corazzieri a cavallo.

Alle 11, il Presidente Napolitano ha accolto il pontefice con una stretta di mano nel cortile d'onore del Quirinale. Al cospetto del Capo dello stato e del pontefice, le bande di esercito, marina e aeronautica hanno eseguito gli inni nazionali pontificio e italiano; nello stesso momento, sul Torrino del Quirinale veniva issata la bandiera dello Stato Vaticano, affianco al tricolore italiano e alla bandiera dell'Unione Europea.

Giunti ad accogliere Benedetto XVI anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - a capo della delegazione italiana -, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, i Presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, il presidente della Corte costituzionale Franco Bile, i Presidenti Emeriti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro (assente Cossiga per motivi di salute).

Un momento del colloquio privato

Il colloquio privato fra il pontefice e il Capo dello Stato nello studio alla Vetrata è iniziato alle 11.15 circa, ed è durato più di mezz'ora. Contemporaneamente, si è tenuto nella sala Napoleonica l'incontro fra le due delegazioni, quella italiana, guidata dal premier Berlusconi e composta anche dal Ministro degli Esteri Franco Frattini, dal sottosegretario Letta, dal segretario generale del Ministero degli Esteri Giampiero Massolo e dall'ambasciatore italiano Zanardi Landi, e quella vaticana, guidata dal segretario di stato Tarcisio Bertone e composta dai cardinali Lajolo, Bagnasco e Vallini, il sostituto Fernando Filoni, il "ministro degli esteri" Dominique Mamberti, oltre al nunzio apostolico Giuseppe Bertello. Al termine dei colloqui - e dopo un momento di preghiera nella Cappella dell'Annunziata - Napolitano e Ratzinger hanno tenuto un discorso nel Salone delle Feste.

Benedetto XVI lascia il Palazzo del Quirinale

Al termine, uno scambio di doni: Napolitano ha ricevuto una pianta del Vaticano incisa a mano dalla Biblioteca Apostolica Vaticana e autografata dal papa, mentre Ratzinger ha ricevuto una scatola in argento lavorata a mano a sbalzo e cesello raffigurante il portale del Quirinale. Il pontefice si è quindi congedato; nel cortile d'onore onori militari e i due inni. Dopo una stretta di mano con Napolitano, il corteo papale ha quindi lasciato il Colle scortato da corazzieri in motocicletta.

Gli interventi

Un momento del discorso del Presidente Giorgio Napolitano

La Repubblica italiana e la Chiesa cattolica si incontrano «in un rapporto di reciproco rispetto e di feconda collaborazione. In questo spirito, ci prepariamo a celebrare il centocinquantesimo anniversario della nascita del nostro Stato unitario», ha detto il Presidente Napolitano nel suo messaggio. «Il valore supremo che ci deve guidare - ha dichiarato Napolitano - è il rispetto della dignità umana, in tutte le sue forme e in tutti i luoghi. Esso implica più che mai anche la coscienza e la pratica della solidarietà, cui non possono restare estranee - anche dinanzi alle questioni più complesse, come quella delle migrazioni verso l'Europa - le responsabilità e le scelte dei governi».

«Nel muoverci sempre in piena aderenza ai valori della Costituzione, guardiamo in naturale sintonia con la visione di Vostra Santità a vicende critiche e motivi di allarme che accompagnano il cammino dell'umanità in un mondo pur così ricco di risorse e di potenzialità di progresso. E condividiamo il Suo costante, vigile richiamo a principi di giustizia nella distribuzione della ricchezza e delle opportunità di sviluppo, di fronte al premere delle disuguaglianze e della povertà, al persistere e al riprodursi, in tormentate regioni, di condizioni di guerra e di estrema sofferenza e umiliazione».

Napolitano ha sottolineato come il rispetto della dignità umana si sia «tradotto nella grande conquista [...] del "superamento del razzismo"», come ricordato recentemente a Castel Gandolfo dal pontefice. «Di qui l'allarme per il registrarsi "in diversi paesi di nuove manifestazioni preoccupanti", mentre nulla può giustificare "il disprezzo e la discriminazione razziale"».

«Il senso della laicità dello Stato - ha concluso Napolitano - quale si coglie anche nel dettato della nostra Costituzione, abbraccia il riconoscimento della dimensione sociale e pubblica del fatto religioso, implica non solo rispetto della ricerca che muove l'universo dei credenti e ciascuno di essi, ma dialogo. Un dialogo fondato sull'esercizio non dogmatico della ragione, sulla sua naturale attitudine a interrogarsi e ad aprirsi».

Un momento del discorso di Benedetto XVI

«Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro - ha dichiarato Benedetto XVI - si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo. Ciò sarà ancor più agevole se mai verrà dimenticato che tutte le componenti della società devono impegnarsi, con rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell'uomo di cui i cuori e le menti della gente italiana, nutriti da venti secoli di cultura impregnata di Cristianesimo, sono ben consapevoli», sottolineando poi come «la complessa "questione romana"» sia stata «composta in modo definitivo e irrevocabile da parte della Santa Sede con la firma dei Patti Lateranensi».

Benedetto XVI ha ribadito quanto detto un anno fa: «la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale». «La perenne missione della Chiesa pure nel suo rapporto con la società civile» rimane la stessa di san Francesco d'Assisi «nell'epoca attuale di profonde e spesso sofferte mutazioni, continua a proporre a tutti il messaggio di salvezza del Vangelo e si impegna a contribuire all'edificazione di una società fondata sulla verità e la libertà, sul rispetto della vita e della dignità umana, sulla giustizia e sulla solidarietà sociale».

Il pontefice si dice certo che «i Pastori e i fedeli continueranno a dare il loro importante contributo per costruire, anche in questi momenti di incertezza economica e sociale, il bene comune del Paese, come pure dell'Europa e dell'intera famiglia umana, prestando particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito il nostro presente e meritano per questo la gratitudine di tutti».

La Chiesa avverte particolare responsabilità «nei confronti delle nuove generazioni: con urgenza, infatti, emerge oggi il problema dell'educazione, chiave indispensabile per consentire l'accesso ad un futuro ispirato ai perenni valori dell'umanesimo cristiano» sentendosi coinvolta nella formazione dei giovani, assieme alle famiglie e la scuola. È ben consapevole infatti «dell'importanza che l'educazione riveste nell'apprendimento della libertà autentica, presupposto necessario per un positivo servizio al bene comune. Solo un serio impegno educativo permetterà di costruire una società solidale, realmente animata dal senso della legalità». Benedetto XVI si auspica «che le comunità cristiane e le molteplici realtà ecclesiali italiane sappiano formare le persone, in modo speciale i giovani, anche come cittadini responsabili ed impegnati nella vita civile».

Le reazioni

Walter Veltroni

Il leader del PD Walter Veltroni, ospite al Quirinale, ha mostrato apprezzamento per il richiamo al problema dell'educazione. «Mi ha colpito il fatto che il Papa abbia usato le parole di Giovanni XXIII per richiamare l'esigenza di una società che accolga e includa. Il che significa - ha detto Veltroni - contrastare il pericolo vero per la nostra convivenza rappresentato dal diffondersi da atteggiamenti razzisti».

«Il presupposto di ogni sana laicità positiva dello Stato non può che basarsi sul concetto di libertà», ha dichiatato Pier Ferdinando Casini. «Libertà in primo luogo per i cattolici di concorrere con le loro convinzioni morali ed ideali alla crescita della società italiana. È stato importante che la cerimonia di questa mattina al Quirinale abbia esaltato il ruolo dello Stato italiano e della Chiesa cattolica che, con piena consapevolezza, da posizioni distinte, svolgono un impegno congiunto per la promozione sociale e morale del Paese».

Gianfranco Fini

«Sarebbe sbagliato negare che esiste un pericolo razzismo e xenofobia» ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini. «Il razzismo nasce dalla diffidenza e dall'ignoranza e dalla paura nei confronti dell'altro che spesso è motivata. Serve una politica chiara sull'immigrazione. Non si possono aprire le porte a tutti per un malinteso senso di solidarietà. Serve una politica dell'integrazione. Ma che cos'è l'integrazione? È il rispetto di alcune regole, ma non basta avere un lavoro e pagare le tasse: la vera integrazione esiste quando si fanno propri i valori di fondo della società in cui si vive. La vera integrazione è rispetto reciproco: noi rispettiamo il credo e i valori di coloro che vengono a vivere da noi, ma loro devono rispettare i nostri valori».

«I naziskin, o teste rasate, hanno innanzitutto la testa vuota e non hanno nulla a che fare con certi valori», ha detto ancora Fini. «Credo che si possa essere di destra, di sinistra e di centro. Ricordo però che uno dei tratti fondamentali della cultura occidentale degli ultimi 70 anni è quella del rispetto della persona umana, perché senza quello non si può neppure parlare di cultura».

«Bisogna fare attenzione a parlare con troppa facilità del diffondersi di fenomeni razzisti. Potrebbe essere invece una guerra fra poveri», ha dichiarato il vicepresidente del Senato Rosi Mauro (Lega Nord). «C'è molta povertà nelle periferie delle città italiane. Mi sembra giusta la proposta del governo di una indagine conoscitiva sulle periferie. È facile confondere certi scontri con il razzismo e creare un clima che non c'è».

Cronistoria delle visite tra i Capi di Stato del Vaticano e d'Italia

Pontefice Capo di Stato Italiano Data
Papa Pio XII Vittorio Emanuele III 28 dicembre 1939
Papa Giovanni XXIII Antonio Segni 11 maggio 1963
Papa Paolo VI Antonio Segni 11 gennaio 1964
Papa Paolo VI Giuseppe Saragat 21 marzo 1966
Papa Giovanni Paolo II Sandro Pertini 2 giugno 1984
Papa Giovanni Paolo II Francesco Cossiga 18 gennaio 1986
Papa Giovanni Paolo II Oscar Luigi Scalfaro 20 ottobre 1998
Papa Benedetto XVI Carlo Azeglio Ciampi 24 giugno 2005

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Fonti