Berlusconi: «Se a noi il Quirinale, Senato alla sinistra»

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Jump to navigation Jump to search

mercoledì 9 aprile 2008
Silvio Berlusconi attacca ancora Walter Veltroni, riproponendo il tema dei brogli: «Voglio chiedere a Veltroni di fare una promessa a me e agli italiani: la sinistra rinunci in questa campagna elettorale a utilizzare le schede bianche e a commettere quei brogli che vengono da un'antica professionalità della scuola delle Frattocchie. Se si impegna - continua il candidato del Pdl - potremo cominciare a pensare un po' meno male di lui». «Chi parla di brogli non può governare» è la risposta del Partito Democratico.

Il Cavaliere ha poi sferrato un nuovo attacco al candidato del PD, ritornando sulla lettera inviatagli dall'ex sindaco di Roma sulla lealtà della Repubblica, definendola «una brutta scivolata, un passo falso assoluto» e dicendo che «è stato davanti a due diversi presidenti della Repubblica e ha giurato fedeltà alla Costituzione in tre diverse occasioni».

Berlusconi è poi ritornato sul tema della sanità mentale dei giudici: «Quando si parla a una piazza si deve parlare per titoli e ci deve essere chiarezza perché devono capire dai bambini alle persone anziane». Propone poi test psicoattitudinali «in particolare per i pm, che chiedono pene che possono rovinare la vita a un italiano e togliergli la libertà». Rammenta in seguito che «una richiesta di un ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che è esattamente la cosa che ho detto io ieri». «Mi sottoporrei volentieri a un test», prosegue, per i politici. Ma dice poi che la politica è sottoposta «a esami di idoneità quotidiani e il pubblico con le elezioni li premia e li boccia: insomma, i test sarebbero inutili».

Ha poi affermato che «il pareggio sarebbe surreale» essendo convinto «della vittoria». Chiusa poi la porta di una presidenza di una delle due camere all'opposizione: «Non si può chiedere a noi di rinunciare ad una carica quando tutte le cariche sono nelle mani della sinistra», salvo che «il presidente della Repubblica decidesse di dimettersi per fare un gesto nei confronti della nuova situazione italiana, allora si potrebbe anche pensare di dare anche una Camera all'opposizione».

Infine il candidato del PdL ha detto che è «così scontato che la Lega abbia la "golden share" del nostro governo», affermando anche che «nei cinque anni di governo non si è mai opposta ad una decisione». Ha poi ribadito che Pier Ferdinando Casini «continua spina nel fianco della Cdl».

Fonti[modifica]