Birmania: le ONG parlano di oltre 100mila morti dopo il passaggio di Nargis

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giovedì 8 maggio 2008

Nargis sulla Birmania, il 1° maggio scorso

Il passaggio del ciclone Nargis ha letteralmente messo in ginocchio l'ex-Birmania, provocando un bilancio che difficilmente potrà essere considerato definitivo. Secondo i responsabili militari, infatti, nel solo distretto del delta del fiume Irrawaddy, «il bilancio nei villaggi è di circa 80 mila morti», ai quali andrebbero dunque aggiunti i dispersi, e tutte le vittime nelle altre zone della nazione.

Dall'ambasciata degli Stati Uniti d'America in Myanmar fanno sapere: «Le informazioni che abbiamo indicano che le vittime potrebbero essere più di 100mila», mentre Andrew Kirkwood, che dirige l'associazione umanitaria Save the Children in Birmania, dice: «Molte aree sono ancora completamente sommerse dalle acque salate e sono migliaia quelli che non hanno accesso ad acqua potabile e cibo. Se gli aiuti non raggiungeranno immediatamente queste zone, il numero dei decessi salirà drammaticamente. È una lotta contro il tempo. La nostra priorità è cercare di raggiungere i bambini e le loro famiglie rimaste senza assistenza. È una situazione molto simile a quella dello tsunami del 2004».

Intanto, si fanno sempre più dure le critiche al regime militare che comanda il paese da quasi venti anni. Alcuni turisti italiani che erano nel paese asiatico al momento del disastro hanno riferito che, seppure sia naturale che il ciclone non potesse essere evitato, il bilancio sarebbe potuto essere ben meno drammatico; Silvano Scrimali, un turista rientrato da poco e intervistato all'Aeroporto di Roma-Fiumicino ha detto: «Le autorità birmane si sono fatte cogliere impreparate dal ciclone. Eppure, come ci siamo resi conto noi stessi consultando le previsioni via Internet, si è trattato di un disastro annunciato con estrema precisione. Con un minimo di organizzazione, forse si sarebbero potute salvare molte vite umane».

La Croce Rossa Internazionale, intanto, lancia un appello economico, chiedendo 4 milioni di dollari, con i quali si potrebbero acquistare i mezzi di soccorso necessari per aiutare la popolazione più colpita. Comunque, «Si tratta - dicono dalla CRI - di un appello preliminare poiché l'ammontare sollecitato e tutta l'operazione senza dubbio andranno rivisti sulla base delle nuove informazioni che ci giungeranno».

A chiedere aiuto per i birmani è anche Papa Benedetto XVI, che nel scorso dell'udienza generale di ieri ha detto che bisogna «Aprire il cuore alla generosità per alleviare sofferenze di quanti hanno perso i loro cari, i beni e i mezzi di sussistenza in Myanmar».

Fonti