Caso Annozero-MiTo: «informazione non veritiera e denigratoria», la RAI dovrà risarcire Fiat Group Automobiles

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mercoledì 22 febbraio 2012

L'Alfa Romeo MiTo, la vettura al centro della querelle giudiziaria tra Fiat Group Automobiles e la RAI

Nella giornata di lunedì il Tribunale Civile di Torino ha emesso una sentenza che condanna la RAI ed il giornalista Corrado Formigli al pagamento di un cospicuo risarcimento danni, patrimoniale e non, verso Fiat Group Automobiles, in relazione ad un servizio giornalistico andato in onda nel dicembre 2010 all'interno della trasmissione di Rai 2 Annozero. La RAI, con un comunicato,[1] ha annunciato l'intenzione di impugnare il provvedimento.

La sentenza

Il servizio in questione, curato da Formigli ed avente come oggetto una prova comparativa tra tre diverse vetture (un'Alfa Romeo MiTo, una Mini ed una Citroën DS3), è stato giudicato dal Tribunale «incompleto e parziale», in quanto contenente un'analisi «non veritiera e denigratoria» verso la vettura italiana. La sentenza è basata su una perizia redatta da consulenti tecnici d'ufficio del tribunale torinese (tra cui l'allora rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo, oggi ministro dell'Istruzione), che ha quantificato un danno d'immagine per il Lingotto «manifestato in un cambiamento nella percezione dei clienti».

Assieme a Formigli è stata condannata anche l'azienda televisiva pubblica, poiché ritenuta corresponsabile «per il solo fatto di avere messo a disposizione i suoi mezzi di organizzazione e diffusione»; questa particolare sentenza si basa su un principio utilizzato molto raramente, consistente nel fatto che una persona giuridica (in questo caso la RAI) è comunque responsabile dell'ipotetico danno morale perpetrato da un suo dipendente. Michele Santoro, conduttore della trasmissione ed anch'esso citato in giudizio, è invece stato ritenuto «estraneo alla organizzazione della gara» ed assolto, perché la Fiat «non ha fornito la piena prova di un [suo] illecito a carattere diffamatorio», e non ha mosso «alcun serio e specifico addebito» contro di lui.

Il tribunale ha calcolato il riconoscimento del danno patrimoniale in 1 milione 750 mila euro, mentre quello non patrimoniale in 5 milioni e 250 mila; ulteriori 2 milioni dovranno venire immediatamente riconosciuti alla Fiat attraverso la pubblicazione (a spese dei condannati) della sentenza, entro 15 giorni sui quotidiani La Stampa, la Repubblica e Corriere della Sera, ed entro 45 giorni sulla rivista Quattroruote. Sempre il tribunale ha stabilito la cancellazione del servizio giornalistico in questione dal sito web della trasmissione.

La prova contestata

La querelle tra il gruppo torinese e l'azienda di Stato ha avuto inizio il 2 dicembre 2010, quando all'interno di una puntata di Annozero dedicata al Gruppo Fiat venne mostrato un servizio, realizzato da Corrado Formigli, circa una prova comparativa tra una MiTo e due sue dirette concorrenti, una Mini ed una DS3: nel test (curato con l'aiuto della rivista TopGear) la vettura italiana era risultata la peggiore nel tempo sul giro (unica prova comparativa realizzata), e questo fatto era stato utilizzato per definire la MiTo come la peggiore del lotto, suffragando poi questa tesi in studio con dei rilevamenti aggiuntivi della testata Quattroruote.

Immediatamente dopo la visione del filmato, l'allora ministero dei Trasporti Roberto Castelli, ospite in studio, fu il primo a sollevare alcune perplessità sulla valenza tecnica della prova mostrata. Nei giorni seguenti, diverse riviste specializzate del settore posero obiezioni circa la correttezza della prova, evidenziando gravi lacune nella sua realizzazione, una su tutte quella di aver "mescolato" i dati del test di TopGear (ottenuti durante un'autunnale giornata di pioggia) con quelli di Quattroruote (rilevati invece mesi prima nel corso di una serena giornata primaverile); venne posta l'attenzione anche su altre "dimenticanze" del servizio di Annozero, come la mancanza di informazioni tecniche circa i modelli utilizzati nel test, la scelta di sorvolare su altri parametri di valutazione (come affidabilità, comfort, sicurezza e consumi), e l'aver taciuto il fatto che nella prova di Quattroruote la MiTo era invece risultata complessivamente migliore delle due rivali, giudicando quindi il servizio di Formigli come «sommario» ed «inaffidabile».

Il Gruppo Fiat annunciò immediatamente una azione legale contro il programma per ottenere risarcimento danni per le affermazioni che ritenne «denigratorie e lesive dell’immagine e dell'onorabilità della società».[2]

Reazioni

Dopo la pubblicazione della sentenza, l'avvocato del Lingotto ha esternato la sua soddisfazione per le decisioni del tribunale, in particolare per il fatto che il giudice abbia riconosciuto l'estensione del danno a tutto il gruppo industriale, e non esclusivamente all'Alfa Romeo. Attraverso una nota, l'azienda di Viale Mazzini ha invece annunciato l'immediata intenzione di procedere con l'impugnazione della sentenza. Da parte sua, Corrado Formigli, il giornalista autore del servizio incriminato, ha parlato di «sentenza scioccante» e di un pericolo per il diritto di cronaca.

Tale preoccupazione è stata espressa anche da Roberto Natale, presidente della FNSI, il quale ha rivendicato il diritto di critica del giornalismo verso prodotti commerciali, ed ha paventato il rischio che questa sentenza «intimidatoria» possa diventare «un altro grave bavaglio all'informazione», confidando comunque nelle future decisioni del giudizio d'appello. Giorgio Ariaudo, segretario generale della FIOM, ha anch'egli parlato di «un brutto segnale per la libertà di informazione», parlando di una sentenza «assolutamente sproporzionata» che «fa venire il sospetto che ci sia la volontà di intimidire il sistema dell'informazione». Milena Gabanelli, chiamata ad esperimersi in merito, ha contestato l'imparzialità degli esperti chiamati a redigere la perizia del Tribunale, e la quantificazione del danno rispetto a procedimenti giudiziari analoghi, commentando che la sentenza «costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica [...] e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre».

Fonti

Fonti delle parti in causa

Fonti giornalistiche

Note

  1. Comunicato stampa RAI – 21 febbraio 2012, fonte cit.
  2. Comunicato stampa Fiat Group Automobiles – 7 dicembre 2010, fonte cit.