Castellaneta, sono 23 gli indagati

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sabato 12 maggio 2007

Sono 23 gli indagati per la morte sospetta di otto pazienti ricoverati presso l'Ospedale civile di Castellaneta, in provincia di Taranto. Su di loro gli inquirenti indagano con l'ipotesi di omicidio colposo plurimo cagionato dalla cooperazione di più persone.

Si tratta:

  • del primario del reparto di Terapia intensiva coronarica, Antonio Scarcia;
  • del direttore sanitario del nosocomio, Cosimo Turi;
  • degli anestesisti Argentina Saracco, Michele Ferrante, Corrado Pisanelli e Martino Sartoro;
  • dei membri della Commissione regionale di collaudo Primo Stasi, Giuseppe Franza e Matteo Antonicelli;
  • del capo ufficio tecnico della Asl, Giacomo Sebastio;
  • dei dirigenti Asl Paolo Quarato, Francesco Menza (già direttore sanitario dell'ospedale), Mauro Leone (attualmente in pensione) e Francesco Morea (anch'egli in pensione);
  • gli ingegneri Michelangelo Lentini e Vito Miccoli, progettisti dell'ospedale;
  • l'amministratore della "Ossitalia", Domenico Matera;
  • il rappresentante della ditta "Sapio", Umberto Manigrasso;
  • il rappresentante legale ed il procuratore speciale della Givas, Silvio Berto e Pietro Moscogiuri.

Ad essi sono da aggiungere altri tre medici cardiologi, destinatari di avvisi di garanzia notificati quest'oggi, i cui nomi non sono ancora stati resi noti. Saranno eseguite nei prossimi giorni, intanto, gli esami autoptici sulle salme di due pazienti morti nel reparto di Terapia intensiva dell'ospedale tarantino: si tratta di Vincenzo Tortorella di Laterza ed Antonio Naselli di Ginosa, entrambi morti il 20 aprile scorso.

Controlli ordinati ma non eseguiti

L'installazione dell'impianto di distribuzione dei gas all'interno dell'ospedale è stato terminato e certificato dall'Ossitalia il 31 luglio 2002. All'epoca, tuttavia, non era prevista la realizzazione dell'Unità di terapia intensiva coronarica, istitituita dal nuovo piano sanitario regionale a fine 2003. Il 31 marzo 2005 l'Ossitalia certifica che «L'impianto di distribuzione gas compresse, reparto Utic, è a norma». Il 12 ottobre 2005 l'Ossitalia scrive ancora, indirizzando una nuova lettera al Ministero della Salute e alla Asl, parlando di «modifiche apportate all'impianto» di terapia intensiva posto al primo piano che avrebbero «compromesso il funzionamento» dello stesso.

Ricevuta la seconda lettera, il direttore sanitario di allora si allarma e chiede un controllo della Asl: «Questa direzione medica - scrive Francesco Menza - non è a conoscenza di quanto comunicato nella nota acclusa e per evidenti motivi di opportunità ritiene utile una verifica di prestazione dell'impianto secondo vigente normativa». Questa verifica non si è mai realizzata. Solo il 28 febbraio 2007, un sopralluogo di una commissione regionale ha dato il via libera all'apertura definitiva del reparto, in assenza, però, di alcuna attività di prova o certificazione dell'impianto: la commissione diede il visto di conformità sulla base di autocertificazione prodotte.

Chiuso il blocco parto

Nel frattempo, il direttore sanitario del nosocomio, Cosimo Turi, ha disposto la chiusura del blocco parto per tutti i parti cesarei programmati. Potranno essere eseguiti i parti naturali. Il provvedimento nasce dalle sollecitazioni giunte dall'amministrazione regionale e dalla commissione regionale d'inchiesta a verificare con «estremo rigore» le indicazioni riportate nei criteri di accreditamento delle strutture sanitarie. In particolare, nell'impianto di condizionamento della sala parto non sarebbe stato installato il "filtro assoluto" e sarebbe necessario procedere alla muratura di alcune finestre.

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Fonti