Cina: repressa nel sangue protesta di un villaggio 2005

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11 dicembre 2005

La polizia interviene contro una manifestazione popolare di protesta, sparando e uccidendo alcuni manifestanti.

Il fatto è accaduto nella notte tra martedì e mercoledì scorsi, ma la notizia è trapelato soltanto oggi, dopo aver bucato il muro di censura costruito dalle autorità locali, che si sono persino offerte di pagare i cadaveri per tenere tutto nascosto.

La protesta è nata nel villaggio di Donghzou a un centinaio di chilometri da Hong Kong. Le cause nascono dal progetto di una grande centrale elettrica a carbone, che hanno provocato timori nella comunità di pescatori locali sulla loro attività. A questi si sono uniti i proprietari dei terreni espropriati e gli abitanti che temevano l'impatto ambientale e sulla salute pubblica.

Un gruppo di rappresentanti ha tentato di spiegare la propria perplessità, ma la delegazione è stata arrestata.

È stata così organizzata la manifestazione di protesta a cui, sebbene vietata dall'alto, hanno partecipato un centinaio di persone. Alle sette di sera, la polizia ha tentato di disperdere la folla con un lancio di lacrimogeni, non ottenendo risultati. Alle dieci i poliziotti hanno sparato sulla folla. Molti i manifestanti caduti. Secondo fonti governative ci sarebbero tre vittime, mentre notizie provenienti dai manifestanti indicano almeno una ventina di morti.

La battaglia è proseguita ancora per diverse ore. Le minacce di un ulteriore duro intervento contro i manifestanti, non hanno impedito ai rivoltosi di tornare a presidiare le strade attorno alla sede della sicurezza.

Le forze antisommossa sarebbero intervenute per rispondere al lancio di bombe rudimentali e alla provocazione di alcuni manifestanti armati di bastoni, coltelli e spade. Il comandante di polizia che ha ordinato il fuoco è stato arrestato oggi.

L'episodio accaduto è l'ultimo di una serie di rivolte più o mano violente che, in questi ultimi anni stanno aumentando di numero. Nel 1993 erano stati segnalati 13 000 casi di protesta collettiva. Nel 2004 il numero è salito 74 000 e i dati sono forniti dallo stesso Ministero della Sicurezza.

Le rivolte evidenziano conflitti profondi che si canalizzano su tematiche molto diverse fra loro, ma che hanno coma unico denominatore comune l'impedimento alla popolazione di partecipare al miracolo economico cinese e ad uno sviluppo equilibrato. Si passa dalla rivolta contro dirigenti corrotti, a quella contro gli espropri terrieri o per la difesa dell'ambiente per opporsi ad una industrializzazione selvaggia.

Fonti