Contestazioni ad Israele: da Eno a Bin Laden

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venerdì 16 maggio 2008

Dei 60 anni di Israele si è detto e festeggiato in molti modi diversi, ma immancabilmente la questione palestinese, ancora irrisolta, è stata anche ragione di interventi critici. Eccone alcuni.

Sul Times una lista di personalità ha lanciato un appello: Harold Pinter (drammaturgo), Brian Eno (musicista), i registi Ken Loach e Mike Leigh, l'arcivescovo sudafricano (Nobel per la Pace) Desmond Tutu hanno chiesto ad Israele e alla comunità internazionale di 'fare ammenda' per la 'catastrofe' in cui versa il popolo palestinese da quando, 60 anni fa, venne fondato Israele.

Così hanno comprato una pagina del "The Times", dal titolo inequivocabile: «Recognizing the Nabka-60 years on» in cui compaiono i nomi dei firmatari per l'appello. Infatti, quando nel 1948 venne fondato Israele «due terzi della popolazione indigena arabo-palestinese fu espulsa a forza dalle loro case e oltre 530 villaggi e città palestinesi furono sistematicamente spopolati e distrutti dalle milizie sioniste». Questo avvenne deliberatamente «per far posto alla creazione di Israele come Stato Ebraico» e «di conseguenza i palestinesi formano oggi la più larga popolazione mondiale di rifugiati».

L'appello in sostanza chiede che la comunità internazionale, Israele e la Gran Bretagna -che all'epoca aveva il mandato sulla Palestina e che tra l'altro subì gravissimi attentati dai terroristi guidati da gente come Menachem Begin- ammetta l'esistenza della nabka come correlata alla formazione stessa di Israele.

Nel frattempo, George W. Bush è in Israele, dove si festeggiano i 60 anni di indipendenza. Gli Israeliani lo hanno accolto bene (la stessa cosa non si può dire di Jimmy Carter, protagonista di una missione diplomatica appena qualche settimana fa), lui ha fatto gli auguri in ebraico e poi ha iniziato il suo discorso in inglese: «Siamo fieri di essere i vostri migliori amici e più stretti alleati» che l'edizione online di Haaeretz ha adottato come titolo.

In Cisgiordania invece non c'è stata alcuna festa. 20.000 sono scesi in piazza a Ramallah, ma per ricordare la 'Nabka', e i 100.000 palestinesi che vennero deportati 60 anni addietro. Abu Mazen ha chiesto con una dichiarazione televisiva di non dimenticarsi che: «in questa amata terra ci sono due popolazioni, una che celebra la sua indipendenza e l'altra che soffre».

Nella Striscia di Gaza, che di fatto è separata politicamente dalla Cisgiordania e sotto il controllo di Hamas (vincitrice delle elezioni del 2006 e poi entrata in conflitto con Fatha, il partito perdente) si sono tenute altre manifestazioni, come una marcia verso il confine israeliano, la liberazione di palloncini neri, e -da parte della Jihad islamica, una marcia di 500 bambini vestiti da miliziani.

Nel frattempo Bin Laden è tornato a parlare, via audio, con un attacco verso Israele:«Oggi vi parlo della questione più importante della nostra nazione islamica, ovvero la lotta che riguarda la questione palestinese» e incitando alla guerra santa per liberare la Palestina. Tra le cose dette da Bin Laden, vi sono quelle che riguardano proprio Begin, chiedendo in base a quale principio è stato possibile «collaborare con Begin, capo di una delle organizzazioni sioniste oppressive responsabile della strage di Deir Yasin» (ovvero quando le milizie ebraiche Irgun,guidate proprio da Begin, attaccarono un villaggio uccidendone tutti gli abitanti).

Si attende, come al solito, di sapere se la voce che è stata diffusa dal web sia la sua.

Si potrebbe concludere che Al Qaida e Hamas siano collegate e alleate. Ma non è così. Anzi, è proprio il contrario, perché Hamas ha fermato Al Qaida nei territori palestinesi, dove l'organizzazione terroristica ispirata da Bin Laden ha cercato e cerca da anni di penetrare. Invece, in Libano è già arrivata: approfittando della faida tra Fatah e Hamas, è stato possibile infiltrare combattenti di A.Q. che l'estate scorsa hanno dato origine ad una battaglia violentissima con l'esercito libanese, nel campo profughi di Nahr el Bared. La cosa terminò con decine di vittime da entrambe le parti, per non parlare dei civili, ma l'esercito libanese mise sotto controllo la zona eliminando i guerriglieri/terroristi infiltratisi, che nondimeno erano diventati tanto forti da sfidare a viso aperto i militari libanesi.

Fonti