Gheddafi Jr: «Se Calderoli ministro ripercussioni gravissime nei rapporti con l'Italia»

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sabato 3 maggio 2008

La Libia va all'attacco del prossimo esecutivo di Silvio Berlusconi, e più precisamente si scaglia contro un possibile incarico ministeriale all'esponente della Lega Nord Roberto Calderoli, che nel 2006, poco prima delle elezioni, si dimise a seguito di una polemica scatenata per aver indossato una maglietta con alcune vignette anti-islamiche che provocarono violenti scontri nei paesi a maggioranza musulmana.

Il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, Saif El Islam, ha fatto sapere infatti che, se Calderoli sarà ministro, ci saranno «ripercussioni catastrofiche nelle relazioni con l'Italia», ma anche che, «pur essendo un affare interno che riguarda l'Italia, la questione è molto grave». Il testo ufficiale prosegue poi: «La crisi è stata allora circoscritta, causando anche le dimissioni del ministro italiano. Ma in seguito alla vittoria della destra italiana nelle ultime elezioni, sono giunte voci sulla possibilità di ricandidare nuovamente quel ministro, che si considera il vero assassino dei cittadini libici morti in quell'occasione». Negli scontri presso l'ambasciata italiana di Bengasi, nei giorni successivi, morirono una decina di persone.

Durissime le reazioni della Lega Nord, a cominciare dal diretto interessato, Calderoli, che ha dichiarato: «La scelta della squadra di governo spetta a Silvio Berlusconi che ha avuto un mandato dal popolo che è sovrano, partendo proprio dalle indicazioni che quel popolo gli ha fornito». Anche Mario Borghezio si fa sentire e dice: «Le terribili minacce che giungono da Tripoli dimostrano che avevo visto giusto indicando la Libia come regista della strategia di invasione delle coste meridionali del nostro Paese. Per fortuna, grazie agli elettori, vi sarà finalmente nel nuovo governo la presenza significativa dei crociati della Lega Nord, in grado di combattere fermamente il pericolo del terrorismo jihadista e i suoi palesi e occulti sostenitori. L'Italia, grazie anche alla Padania, è un grande Paese e non si farà intimidire da chi semina sentimenti di odio contro di noi, contro la nostra religione e contro la nostra civiltà».

Fonti