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Governo Prodi battuto al Senato in politica estera

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mercoledì 21 febbraio 2007

Il governo Prodi è stato battuto al Senato durante la votazione sulla mozione, presentata dall'Unione, per l'appoggio alla politica estera del governo. Ora l'opposizione ne chiede le dimissioni.

La giornata

La mozione che si votava oggi al Senato riguardava la politica estera del governo, il nodo più caldo era quello sul mantenimento delle truppe italiane in Afghanistan, mentre le questioni sulla base di Vicenza sono state respinte come non inerenti la politica estera[1].

Il discorso sull'Afghanistan

Durante la mattinata il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha esposto le sue linee in politica estera, toccando i punti delicati dei rapporti con l'Alleanza Atlantica e le Nazioni Unite, l'equidistanza tra i paesi mediorientali ed Israele, e spiegando la scelta di restare in Afghanistan:

« essendo lì possiamo chiedere di essere relatori nel Consiglio di Sicurezza, essendo lì possiamo batterci per una conferenza internazionale per la pace, se non ci fossimo più [...] non potremmo più avere diritto di esercitare il nostro peso nella comunità internazionale »
(Massimo D'Alema[2])

Le parole di persuasione riguardo il coinvolgimento in Afghanistan non sono però bastate a convincere tutti i senatori dissidenti del centrosinistra, mentre hanno probabilmente convinto il senatore a vita Andreotti ad astenersi anziché votare a favore come precedentemente annunciato.

Il voto

La sconfitta della maggioranza per due voti (158 favorevoli, 136 contrari e 24 astenuti con una maggioranza di 160 voti), avviene dopo il tentativo dell'opposizione di far passare una mozione propria, di sostanziale fiducia e continuità con la politica estera del governo precedente; un simile escamotage è stato tentato con successo in occasione delle votazioni per la mozione sulla politica di Difesa del governo, ma in questa occasione è fallito.

La maggioranza, dopo una seduta lunga e sofferta, è caduta con un voto caotico, durante il quale sono state molte le contestazioni e nell'aula il clima è diventato turbolento.

Nonostante il tanto clamore giornalistico e politico dato alla vicenda la non partecipazione al voto di due senatori della cosiddetta sinistra radicale: Rossi e Turigliatto, non avrebbe cambiato il risultato del voto, poiché la loro partecipazione e il loro voto favorevole avrebbe portato il quorum richiesto a 161 voti e a 160 i voti a favore del provvedimento.

Hanno pure pesato il voto contro del senatore Sergio De Gregorio, ex Italia dei Valori, che la sera precedente aveva confermato invece un suo "sì", nonché i voti dei senatori a vita. Giulio Andreotti si è astenuto, come Sergio Pininfarina, a sorpresa presente dopo che la sua assenza era stata data per scontata.

La sconfitta della maggioranza è stata seguita dai cori e festeggiamenti dell'opposizione che hanno esplicitamente gridato alle "dimissioni" del governo.

Le prospettive future

Proprio ieri D'Alema aveva avvertito che in caso di cedimento della maggioranza sulla politica estera il governo sarebbe caduto.

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi salirà al Quirinale alle 19 di questa sera per incontrare il Presidente della Repubblica (rientrato anticipatamente da Bologna).

L'opposizione chiede le dimissioni del governo, ma non mancano i distinguo (Follini auspica l'inizio di una fase nuova con una ridefinizione della maggioranza) e Casini non ha partecipato al vertice organizzato da Silvio Berlusconi.

La maggioranza dal canto suo attende le decisioni di Prodi e Napolitano, auspicando una votazione di fiducia al governo per verificarne la tenuta.

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Fonti

Note

  1. video della sezione del discorso
  2. video della sezione del discorso