I cani rinselvatichiti costringono i siciliani al coprifuoco

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Scicli, mercoledì 18 marzo 2009

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Sin da ieri, nel territorio di Scicli, ronde di volontari pattugliano il circondario, dalla spiaggia di Punta Pisciotto, da Sampieri, fino a Modica; il loro obiettivo, i cani "vastati", guastati, rinselvatichiti. I cani sono cacciati con il fucile, oppure con i bocconi avvelenati sparsi fra il verde; il trovarli riesce difficoltoso: gli smaliziati animali si nascondono fra i numerosi cespugli, o nelle frequenti dune di sabbia. Ma non sono soltanto i volontari a braccare i rinselvatichiti, ma anche Carabinieri e la Guardia Forestale. Intanto nella contrada Pisciotto vige un coprifuoco volontario: non si esce se non per necessità, e mai da soli.

Il branco più pericoloso dovrebbe essere composto da una decina di esemplari; affamati e solidali fra loro, non hanno riserve a cibarsi anche di carne umana. Due di queste belve sono già state uccise dai carabinieri, che hanno dovuto difendersi a raffiche di mitra, essendo diventati anch'essi, ai loro occhi, una preda.

La situazione è esplosa in questi giorni, ma in realtà il primo incidente è assai anteriore: il 16 di agosto una donna sporge denuncia per morsi alle gambe. Da tale data ad oggi il bilancio, nella zona, è di tre feriti ed un morto: il bambino di nove anni Giuseppe Misicoro Brafa, aggredito e sbranato il 16; mentre sta lottando fra la vita e la morte Marya M., turista tedesca ventiquattrenne, aggredita il 17.

Il racconto

Il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque, ha assistito a quest'ultima aggressione, ed ha potuto osservare la dinamica del gruppo di animali: «Ero col mio autista, abbiamo visto davanti a noi i cani che avevano già atterrato la loro vittima. Due animali mordevano e strappavano la carne di quella poveretta, altri sei erano disposti a semicerchio, come se volessero proteggere la coppia che faceva scempio del corpo della ragazza. Mai vista una cosa simile, sembravano aver sferrato un attacco organizzato alla perfezione. Mi sono armato di un bastone, sono corso urlando verso il branco per disperderlo, ma non c’è stato niente da fare. I sei cani hanno mantenuto il cerchio senza arretrare di un centimetro. Anzi, si sono fatti avanti per attaccarci. Poi sono arrivati i carabinieri, hanno sparato. Solo allora gli animali, impauriti, sono scappati».

Il diritto

Il dramma dovrebbe essere partito dal ricovero per animali gestito da Virgilio Giglio; una struttura dove vivevano una settantina di cani, fra sporcizia ed incuria, costretti a mangiare i corpi dei loro simili deceduti. Sessanta di questi sono stati trasportati in altre strutture più idonee, ma all' "appello" manca ancora quella decina. Virgilio Giglio, di 64 anni, ufficialmente il proprietario degli animali, è stato arrestato per omesso controllo e concorso in omicidio colposo, dai carabinieri di Modica.

Secondo il sindaco di Scicli, a seguito della denuncia di agosto i vigili urbani segnalarono la situazione alla magistratura, che non è intervenuta: «Il problema non era di competenza del Comune [di Scicli] perché quei cani non erano randagi ma di proprietà di Giglio a cui gli animali erano stati affidati dopo un provvedimento specifico di sequestro». E ancora: «Il Comune si è mosso in ogni direzione consentita per prevenire la tragedia, la competenza esclusiva sulla sorte di questi cani era della magistratura».

Di differente avviso Domenico Platania, procuratore di Modica: «L'amministrazione doveva intervenire perché non c’è stato alcun sequestro: l'omessa custodia di cani è un reato depenalizzato, è punito con una sanzione amministrativa», perciò nessuna custodia avrebbe potuto essere affidata a chicchessia. Racconta Domenico, che il 16 agosto 2008 avvenne la prima denuncia per morsi alle gambe; il 2 settembre 2008 i carabinieri hanno individuato il proprietario della struttura Virgilio Giglio, tuttavia gli ispettori dell'Asl trovarono tutto in regola.

Di questi cani ora non si sa neppure cosa farne: il prefetto di Ragusa aveva autorizzato l'abbattimento, ma poi ha fatto marcia indietro, per via di certe proteste di ambientalisti; perciò i cani andranno sedati. Tuttavia le armi adatte alla bisogna, le spara-sonnifero, non sono immediatamente disponibili. Infine, il branco sa bene come fare a nascondersi, e ben difficilmente gli appostamenti nei pressi della casa di Giglio potranno portare alla loro cattura: ora sono liberi.

In Italia

Il fenomeno dei cani randagi è composto, in Italia, da 600.000 esemplari, di cui approssimativamente 149.500 sono ospitati in strutture adeguate. Ma si tratta degli elementi censiti ufficialmente; una cifra sottovalutata, come racconta Ilaria Innocenti, responsabile della Lega Anti Vivisezione per cani e gatti, secondo cui si può valutare tranquillamente nell'ordine del milione di esemplari. Si stima che i cani domiciliati siano ben sei milioni, dei quali 45.000 ogni anno finiscono abbandonati.

Attualmente la situazione del randagismo appare sotto controllo nella parte settentrionale del Paese, mentre nella parte meridionale le cose stanno in modo differente, è qui che si ha la maggiore concentrazione di randagi.

Il fenomeno è disciplinato dalla legge n°281 del 14 agosto 1991, una legge che appare non adeguata, affidando i maggiori oneri ai Servizi Veterinari Asl; inoltre, la legge finanziaria del 2008 ha decretato che i comuni debbono investire denaro nella sterilizzazione dei randagi.

La Lega Anti Vivisezione chiede quindi come misura primaria, sfruttando la legislazione corrente, di provvedere con urgenza al controllo delle nascite dei randagi, mediante la loro sterilizzazione, proponendo altresì, delle moratorie nella vendita di cuccioli, in modo tale da contribuire allo svuotamento dei canili. Un altro punto su cui Ilaria si pronuncia, è di combattere il traffico internazionale di cani, spesso non vaccinati, un affare da 300 000 euro; il quale rinfocola malattie quasi scomparse come il cimurro, la parvovirosi e la rabbia.

Fonti

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