Il Kosovo si prepara all'indipendenza

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domenica 17 febbraio 2008

Il premier kosovaro Hashim Thaçi ha annunciato ieri l'imminente indipendenza del Kosovo, che dovrebbe diventare effettiva al più tardi questa sera. Infatti il primo ministro ha convocato il parlamento alle 15 per una seduta straordinaria e ha avviato pertanto la procedura della dichiarazione d'indipendenza. «Tutto è pronto, stiamo per avere la nostra indipendenza: la cartina del mondo sta cambiando» ha annunciato ai microfoni della BBC, mentre nella capitale Pristina, cori, sirene, bandiere kosovare, albanesi, americane e (a dir vero alquanto poche) europee travolgevano gli abitanti in una generale euforia. Thaçi ha inoltre affermato: «La popolazione è informata, sa quando succederà; la Costituzione è pronta, i simboli nazionali sono pronti, tutto dice che il Kosovo è pronto per dichiarare l'indipendenza». Il clima nella regione resta alquanto teso, anche perché la minoranza serba del Kosovo potrebbe minacciare una contro-secessione per riallinearsi a Belgrado.

Pronta la risposta di Boris Tadić, che dalla capitale della Serbia Belgrado afferma che ogni tentativo di secessione unilaterale del Kosovo è da considerarsi nullo ed illegale, in quanto rappresenterebbe una violazione grossolana della Carta dell'Onu, dell'Atto finale di Helsinki e della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, anche perché attuata senza accordi preventivi a riguardo.

Durissime le reazioni di Putin, secondo cui l'Europa non dovrebbe applicare due pesi e due misure in questioni tanto delicate come appunto la secessione, riferendosi in particolare al diverso atteggiamento mostrato da questa con la repubblica di Cipro; questi paventa anche possibili ripercussioni su alcuni territori russi che vorrebbero l'indipendenza, lasciando intendere che la secessione del Kosovo potrebbe apparire un pericoloso precedente senza la presenza di regole globali e di un quadro legislativo apposito. Di tutt'altro avviso le dichiarazioni di Bush, che lo trovano completamente favorevole alla secessione pacifica.

L'Europa guarda la situazione in modo ambiguo. Se da un lato infatti si mostra positiva all'indipendenza, con un particolare gruppo di paesi che spingono in questa direzione (Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania), dall'altro teme nuove tensioni e proprio per questo motivo ha già in cantiere una missione totalmente europea, chiamata EURLEX, che dovrebbe rimpiazzare l'attuale missione delle Nazioni Unite, per garantire pace e stabilità nella regione durante questo periodo di transizione.

Olli Rehn, commissario europeo per l'allargamento, smentisce categoricamente la voce corsa in queste ore secondo la quale ci sarebbe in atto un vero accordo per cui la Serbia baratterebbe il Kosovo con un ingresso tramite una corsia preferenziale nell'Unione Europea; in particolare il commissario dice che non c'è un legame preciso fra le due cose.

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