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Il WWF contesta la liberalizzazione alla caccia applicata dal Piemonte

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3 luglio 2006

Il World Wildlife Fund si oppone alla decisione della Regione Piemonte di abbattere circa 600 caprioli, per «presunti problemi di sovrannumero»; l'associazione si è resa anche disponibile a risolvere alcuni problemi, come lo spostamento di alcuni esemplari in alcune zone protette, come parchi regionali o nazionali, dove queste operazioni sono all'ordine del giorno, ma continua a contestare la decisione presa dalla Regione.

Un Capreolus capreolus con mantello estivo

Il Piemonte è la prima regione ad applicare la liberalizzazione alla caccia durante tutto l’anno, liberalizzazione approvata con un blitz nel decreto sull’evasione fiscale 2006. «Nella sostanza - annuncia il Presidente Nazionale del W.W.F., Fulco Pratesi - "si consente di fatto alla Regione di aprire la caccia a cervi, daini, camosci, caprioli e cinghiali durante tutto l’anno, i mesi estivi compresi, e durante tutto il giorno e la notte, fuori sia dalle regole oggi previste dalla legge nazionale sulla caccia, sia da ogni normativa europea ed internazionale».

Le aree migliori per l'inserimento degli esemplari restano molte e vanno dal Nord al Sud dell'Italia: sono i Parchi nazionali dei Sibillini, del Gran Sasso, dei Monti della Laga, della Majella, ma anche quelli regionali del Matese, del Velino Sirente, dei Picentini, dei Simbruini e di altre zone. Bisogna anche ricordare le zone della Maremma, nel Gargano e dei monti dell'Orsomarso in Calabria, dove però il Capreolus capreolus è già presente.

Fonti