Italia: proteste contro il decreto Gelmini

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giovedì 23 ottobre 2008

Striscione di studenti palermitani

In tutt'Italia è partita la protesta degli studenti, ricercatori e professori contro il "decreto legge Gelmini" e i tagli all'università con assemblee nelle facoltà degli atenei e più di 300 cortei per le strade. I manifestanti sostengono che il decreto porterebbe tagli di personale alle università e scuole e la privatizzazione degli istituti di istruzione superiore attraverso fondazioni, mentre per gli istituti inferiori la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri, le graduatorie a esaurimento, l'introduzione del voto in condotta anche alle scuole secondarie di primo grado e del maestro unico nella scuola primaria.

Mobilitazioni di piazza[modifica]

A Napoli è stato organizzato un corteo insieme alle associazioni e ai collettivi studenteschi mentre a Cagliari è stata organizzata un'assemblea di ateneo.

A Firenze una grande manifestazione regionale contro i tagli alla scuola e all'Università con più di 40 mila partecipanti che in circa tre ore hanno marciato per le vie del centro. Gli studenti hanno scandito slogan contro la riforma, il ministro Mariastella Gelmini e il premier Silvio Berlusconi.

Al termine dell'assemblea delle facoltà dell'Università degli Studi di Milano centinaia di studenti hanno dato il via a una manifestazione spontanea.

A Palermo in diecimila sono scesi nelle piazze gridando "L'università e la scuola non sono in vendita" in riferimento alle ipotesi di tagli, privatizzazione e alla reintroduzione del voto in condotta. Mentre il Rettore Giuseppe Silvestri autorizza l'oscuramento il sito dell'ateneo palermitano per l'intera giornata del 21 ottobre in segno di protesta. Infatti il Senato accademico ha condiviso le argomentazioni dell'Assemblea della Crui, che ha prefigurato a breve un collasso dell'intero sistema universitario, con gravissimo pregiudizio delle capacità innovative e della crescita scientifica e culturale del Paese.

Anche a Bari un migliaio di studenti hanno sfilato nei corridoi delle facoltà del centro murattiano, con una falsa bara (rappresentante la morte dell'università pubblica), prima di aprire un dibattito all'interno del Palazzo Ateneo.

A Trieste quasi 10.000 persone, a detta della questura, hanno sfilato per le vie della città scandendo slogan contro il ministro Gelmini e rivendicando l'integrità della scuola pubblica. I rappresentanti delle 18 scuole superiori della provincia si sono accordati sottoscrivendo un documento elaborato da alcuni studenti, che verrà presentato lunedì pomeriggio al sindaco ed alle autorità affinché possa giungere nelle mani dei membri del governo. Tra i manifestanti oltre a studenti ed a ricercatori, anche famiglie e scolaresche di bambini delle scuole elementari cittadine.

A Pavia è stato organizzato un corteo composto da studenti universitari, liceali e da docenti.

A Chieti il 30 ottobre si è tenuto un corteo composto da studenti e docenti di tutte le scuole medie e superiori della città. L'affluenza è stata notevole (si stimano oltre 1.200 persone) e l'iniziativa ha riscosso un successo decisamente rilevante. La partecipazione emotiva dei manifestanti è stata espressa attraverso numerosi slogan e cori scanditi contro il Ministro della Pubblica Istruzione. Il corteo ha attraversato il Corso principale della città ed è sfociato in una manifestazione nella piazza antistante il Municipio. L'evento è stato di proporzioni tali da bloccare il traffico anche pedonale lungo il Corso per diverso tempo, e anche gli autobus non hanno potuto garantire la totalità delle corse, essendo il Terminal dei bus adiacente alla Piazza del Municipio.

A Pisa è stato occupato un polo didattico, autogestite due facoltà e vari licei della città. L'8 ottobre si è tenuta un'assemblea di ateneo di 3000 partecipanti, seguita dall'occupazione del rettorato abbandonato in serata e del polo didattico "Carmignani" tuttora occupato (dove si è tenuta l'esterna della trasmissione "Annozero" di Michele Santoro del 30 ottobre). Sono state organizzate altre due manifestazioni cittadine, una delle quali conta 40.000 persone (dati della questura) e svariate attività tra cui lezioni in piazza, blocco dei semafori, presidi e attività informative di vario tipo.

Dalla rete[modifica]

Striscione di studenti

La protesta degli studenti prende corpo anche per il web, dove si affollano i siti web, blog e forum infiammati di studenti, di docenti e genitori, quest'ultimi indignati per l'adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover e la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri.

Il dissenso si è diffuso anche grazie alle e-mail, petizioni online e Flickr dove alcuni rendono disponibili e scaricabili manifesti contro la riforma Gelmini.

È evidente che la protesta passa anche attraverso i nuovi media: blog, instant messenger, SMS e quant'altro.

Risposte alle proteste[modifica]

22 ottobre[modifica]

Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha annunciato, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il ministro dell'Istruzione, che non saranno permesse occupazioni nelle scuole e nelle università, dichiarando l'uso anche delle forze dell'ordine. L'opposizione fa riflettere sul fatto che le parole di Berlusconi sulla scuola «sono molto gravi e cariche di conseguenze». «Il governo - commenta Walter Veltroni - si assume la grave responsabilità di trasformare un problema sociale in un problema di ordine pubblico».

A «sostenere il legittimo diritto di manifestare» degli studenti italiani arriva anche l'Associazione Nazionale Giuristi Democratici. «Gli avvocati aderenti ai Giuristi Democratici - si legge nel comunicato stampa[1] - si impegnano a garantire l'esercizio dei diritti di difesa e la denuncia degli abusi che venissero commessi qualora si volessero utilizzare le forze dell'ordine per porre fine alle proteste in corso in questi giorni nelle università e nelle scuole italiane»

23 ottobre[modifica]

Mentre le proteste e le occupazioni di facoltà e scuole dilagano in tutte le maggiori città italiane, i studenti rispondono alle parole di Berlusconi: «la mobilitazione continua, anzi aumenta», dice l'Unione degli universitari.

Contemporaneamente si vede un'apertura al dialogo del ministro Gelmini al Senato: «Convocherò da domani (24 ottobre nda) tutte le associazioni degli studenti per aprire uno spazio di confronto ad una sola condizione: che si discuta sui fatti». «Si sono scatenate proteste prive di fondamento ma più di questo mi preoccupano le falsificazioni» evidenzia il ministro in sede di replica dopo il dibattito generale sul decreto sulla scuola. E da Trieste il ministro dell'Interno Roberto Maroni annuncia che «ci sarà una riunione alle ore 17 al Viminale».

Spiazzando tutti, da Pechino, Berlusconi interviene nuovamente: «Io non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. Ho detto invece che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare ma non può imporre a chi non è della sua idea a rinunciare al suo diritto essenziale». Il primo ministro ribadisce che «Ancora una volta c'è stato un divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà».

24 ottobre[modifica]

Si può dire morto sul nascere il confronto con le associazioni studentesche. «Il decreto resta» conferma il ministro dell'Istruzione. Mentre il coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti delle superiori spiega in un lettera consegnata al ministro: «riteniamo che sia inutile incontrare gli studenti a pochi giorni dall'approvazione del decreto, dopo che loro per due mesi avevano chiesto il dialogo».

Note[modifica]

  1. http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20081022185409

Fonti[modifica]

Normative[modifica]

Decreto-legge 1 settembre 2008 , n. 137[modifica]

Titolo:"Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università"

Legge 6 agosto 2008, n. 133[modifica]

Titolo: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria"

Parti interessate: Capo V - Istruzione e ricerca , Capo II - Contenimento della spesa per il pubblico impiego

Collegamenti esterni[modifica]

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