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La CIA "aiutò" Pasternak a vincere il Nobel

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lunedì  15 gennaio 2007 Circa 50 anni dopo l'assegnazione del Nobel per la letteratura a Boris Pasternak, un libro pubblicato dal ricercatore russo Ivan Tolstoj rivelerebbe il coinvolgimento dei servizi segreti britannici e soprattutto della CIA nell'assegnazione del premio.

In una intervista al settimanale russo Moskovskie Novosti (ripreso poi dal Sunday Times), Tolstoj ricostruisce una operazione segreta ideata dalla CIA per ottenere una copia in lingua russa de Il Dottor Zivago, celebre capolavoro di Pasternak ambientato nei primi anni della Rivoluzione russa.

Il libro, vietato in Unione Sovietica, era stato candidato per il Nobel della letteratura per il 1958. Albert Camus, uno dei proponenti, aveva però ricevuto dal comitato di Stoccolma una risposta negativa, a causa delle regola per cui le opere candidate devono essere presentate in una edizione stampata in lingua originale. E le uniche copie disponibili in Occidente erano in italiano, grazie all'interessamento dell'editore Giangiacomo Feltrinelli.

La mancata pubblicazione in Occidente della versione russa, spiega Tolstoj, era dovuta anche alla pressoché totale assenza di richiesta di opere stampate in cirillico. Pasternak aveva comunque inviato in precedenza alcune copie in russo de Il Dottor Zivago ad amici occidentali. La CIA, venuta a conoscenza del fatto, ideò un piano che prevedeva addirittura il "dirottamento" per motivi "tecnici" di un aereo a Malta (all'epoca ancora possedimento britannico).

Durante la pausa forzata di circa due ore, agenti sotto copertura della CIA (coadiuvati dal Secret Intelligence Service di Sua Maestà) aprirono il bagaglio di un passeggero e fotografarono l'intero manoscritto. L'opera venne poi stampata utilizzando, dice Tolstoj, "anche caratteri provenienti da tipografie russe" e soprattutto facendo "stampare i capitoli separatamente, in diversi luoghi, perché l'opera completa non cadesse in mani sbagliate".

Appena il Comitato ottenne la copia in lingua originale del manoscritto, cadde l'ultimo ostacolo alla candidatura di Pasternak al Nobel. Lo scrittore venne premiato, ma fu poi costretto dal regime sovietico a rinunciare a ritirare il premio quattro anni dopo.

Il libro causò non pochi problemi anche a Olga Ivinskaya, amante dello scrittore russo. Lei e sua figlia vennero imputate di ricevere "proventi illegali" dai diritti sul libro e condannate rispettivamente a otto e tre anni di lavori forzati in Siberia. Le dure proteste internazionali favorirono la liberazione della Ivinskaja dopo quattro anni di prigionia.

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