La Cina censura anche la voce

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13 gennaio 2006
A seguito di pressioni subite dal governo cinese, Skype ha dovuto chinare la testa alla lama della censura. La Cina, infatti, ha richiesto al più grande fornitore di VoIP del mondo di applicare un filtro alle chiamate in entrata e in uscita dalla Cina. In un primo momento, Skype aveva rifiutato, ma in seguito il governo cinese aveva alzato la Grande Muraglia telematica per impedire agli utenti cinesi di scaricare e utilizzare in ogni modo il software Skype.
Ma il mercato cinese (che presto supererà per importanza quello degli Stati Uniti) è un piatto troppo ricco perché Skype possa abbandonarlo, e la società produttrice (controllata da eBay) ha deciso di chinare la testa al potere cinese: a seconda di una lista aggiornata dal governo cinese, gli utenti Skype cinesi, quando pronunceranno una parola proibita (come Tibet o Falun Gong) sentiranno un miagolio o un abbassamento del volume.

Non è la prima volta che il governo cinese si rende protagonista di questo tipo di censura: già Google viene costantemente monitorato dalla autorità cinesi, che censura i risultati scomodi, mentre Yahoo! e Microsoft censurano spontaneamente blog e pagine web contro la Cina, anche se non prettamente fisicamente allocati in Cina, segno che il potere economico cinese riesce a sopravanzare anche in quei Paesi dove la libertà e la democrazia sono cosa di tutti i giorni, in base alle necessità del mercato. Infine, è dello scorso ottobre la notizia della censura totale di Wikipedia in Cina.

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