Pescatore giapponese ucciso dai Russi: è crisi diplomatica

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lunedì 16 agosto 2006

Un pescatore giapponese è stato ucciso dagli uomini di una motovedetta russa nel nord dell'isola di Hokkaido, nei pressi delle isole Curili. Lo ha reso noto la Guardia Costiera di Tokio. Si tratta dell'avvenimento più grave dal 1956, in una controversa zona al confine fra Giappone e Russia che fu occupata negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale.

Negli ultimi dodici anni, secondo la Guardia Costiera, sono stati sequestrati dai russi 30 pescherecci, insieme ai 210 membri degli equipaggi, di cui sette sono rimasti feriti. Tuttavia, nessuno di loro era morto.

Secondo la Russia, il peschereccio Kyoshin Maru 31 avrebbe sconfinato in territorio russo alla ricerca di granchi; quando ciò è avvenuto, la motovedetta russa avrebbe sparato dei colpi di avvertimento, ma l'imbarcazione non si è fermata, cercando anzi di speronare il gommone. Quindi i russi hanno deciso di far fuoco, uccidendo un pescatore. Il peschereccio e gli altri pescatori sono stati dirottati sulle coste russe.

Per i giapponesi, invece, pur ammettendo che la pesca dei granchi è vietata nell'area oggetto di controversia, l'incidente sarebbe avvenuto in acque giapponesi, e il governo ha chiesto il rilascio di pescatori e peschereccio e le scuse di chi ha sparato.

La tensione fra i due Paesi resta comunque molto alta: Tokio ha anche deciso di convocare l'ambasciatore russo. L'episodio potrebbe far affondare le trattative diplomatiche tra Russia e Giappone per il controllo delle Curili, trattative che la Russia aveva da poco rilanciato. Tuttavia, il Giappone ha sempre rifiutato le proposte, poiché vuole ottenere la restituzione delle isole Kunashiri ed Eterofu.

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