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Polizia Postale: il 23% dei computer italiani è infetto

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Roma, giovedì 5 giugno 2008
Secondo Maurizio Masciopinto, direttore della Divisione Investigativa della Polizia Postale e delle Comunicazioni, il 23% dei computer italiani è infetto. Nella classifica dei paesi a maggior diffusione di virus informatici, l'Italia è al terzo posto in Europa e al decimo posto nel mondo.

A Roma, nella Sala Clemenza di Palazzo Altieri, che ospita l'Associazione Bancaria Italiana, Masciopinto è intervenuto nella presentazione della prima Settimana nazionale della sicurezza in rete, iniziativa patrocinata dal Ministero dello Sviluppo Economico e promossa dall'Unione Nazionale Consumatori, con la collaborazione di Polizia Postale, Abi Lab, SicuramenteWeb, Skuola.net e Agr, e con il sostegno di Microsoft.

«I rischi della rete Internet sono sempre più spesso determinati dalle modalità di gestione dalle reti di piccole aziende o studi professionali» ha spiegato Masciopinto; «I bassi livelli di sicurezza in queste reti, utilizzate da piccoli imprenditori o aziende, determinano una grande esposizione delle banche dati eventualmente contenute e una possibilità che tali sistemi diventino testa di ponte per gli attacchi informatici. Molto spesso questi stessi imprenditori, che spesso pagano ingenti costi aggiuntivi per un inconsapevole ed illegittimo utilizzo delle loro reti, animati dal desiderio di adempiere alle giuste direttive imposte dall'Autorità che vigila sui dati personali si affidano a pseudo esperti che tali non sono».

Bisogna quindi aumentare il livello di sicurezza all'interno delle comunicazioni informatiche, poiché «i danni sullo sviluppo economico, pur non immediatamente percepibili, sono enormi ed influiscono sempre più sul sistema paese». Una soluzione, ha concluso Masciopinto, potrebbe essere l'adozione di «semplici certificazioni sulla qualità della sicurezza informatica per coloro che utilizzano sistemi che sino a poco tempo fa potevano qualificarsi sussidiari ed oggi sono invece considerati essenziali ed indispensabili».

Fonti