Pompei: sopravvissuta al Vesuvio, cade sotto l'incuria degli uomini. Crollata la Schola armaturarum

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sabato 6 novembre 2010

Via dell'Abbondanza a Pompei, come appariva in un'immagine ottocentesca di Giorgio Sommer (1834 – 1914)

Ė sopravvissuta all'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. e alla pressione della terra che l'aveva sommersa per quasi 2000 anni, ma da stamattina la cosiddetta Scuola dei gladiatori non esiste più, letteralmente sbriciolatasi all'improvviso nella prima mattinata.

Con il suo cumulo di macerie, la Schola offre da oggi, ai molti turisti presenti, il triste ma istruttivo spettacolo dell'incuria e dell'indifferenza delle istituzioni italiane nei confronti del patrimonio culturale, perfino nei suoi pezzi più pregiati e famosi come gli Scavi archeologici di Pompei, Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Quella che tutti chiamavano la Scuola dei gladiatori era in realtà la Schola armaturarum, sede di una eteria militare scoperta negli anni venti, riportata alla luce e restaurata da Vittorio Spinazzola, nell'ambito di una più ampia operazione di messa in luce della Via dell'Abbondanza.

Da tempo la fabbrica della Schola era visitabile solo dall'esterno: l'accesso al complesso era infatti interdetto per le precarie condizioni statiche. Ma nonostante il rischio di crollo, nessuno si era mai curato di mettere in salvo i pregiati affreschi, con soggetti militari e figurine volanti, ora seppelliti nelle macerie del crollo.

Il crollo ha anche sconvolto la viabilità pedonale e turistica del sito archeologico, costringendo le istituzioni a prendere immediati provvedimenti, con la provvisoria messa in opera di itinerari alternativi.

L'evento, per quanto funesto, non ha stupito nessuno: l'area archeologica non riceveva manutenzione da mezzo secolo. Lo stato di abbandono e degrado era da tempo all'attenzione della cronaca locale e nazionale. Il grave crollo si aggiunge infatti a una sequenza di tanti piccoli episodi di degrado, vandalismi, furti, ampiamente documentati da servizi giornalistici, fotografici e video.

Fonti