RDC: l'Onu osserva «bambini reclutati a forza, donne stuprate ed esecuzioni sommarie»

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sabato 8 novembre 2008

Kiwandja, città del Nord Kivu in Repubblica Democratica del Congo, è stata riconquistata ieri, dopo due giorni di battaglia, dalle milizie ribelli del prete-generale Laurent Nkunda.

L'area era stata presa qualche giorno fa dalle truppe irregolari Mai-Mai, che appoggiano il fronte governativo contro il Congresso nazionale per la difesa del popolo di Nkunda.

Il prete-guerriero aveva intimato di alla popolazione di lasciare la città, per non diventare bersaglio dell'attacco. Oggi Kiwandja è sotto il controllo del maggiore Muhire, il quale afferma che durante gli scontri non sono stati fatti prigionieri, e che le vittime, comprendenti solo i combattenti, sono state circa 50.

Altre fonti parlano di oltre 200 morti, mentre un abitante della città, unico scampato della sua famiglia, sostiene di esser stato risparmiato «soltanto perché andassi nella foresta a dire gli altri di non unirsi ai Mai-Mai».

Una portavoce della Missione delle Nazioni Unite in Congo riferisce di «bambini reclutati a forza, donne stuprate ed esecuzioni sommarie», mentre i caschi blu, che erano stanziati a quanlche centinaio di metri in linea d'aria dagli scontri, non si sono mossi dalla loro posizione, che invece hanno protetto armi alla mano sparando anche contro i civili che tentavano d'avvicinarsi.

Il solo ambulatorio dell'area è quello di una chiesa protestante, unico rimasto attivo dopo la dipartita delle Ong internazionali. Un infermiere: «Sono scappati tutti, tranne Medici senza frontiere. Se fossi al governo, proibirei a questa gente di tornare qui».

Intanto a Nairobi le trattative internazionali sono giunte all'accordo di chiedere al Cnlp un cessate-il-fuoco e della creazione di un corridoio umanitario.

Bertrand Bisimwa, portavoce dei ribelli: «Il vertice internazionale di è un altro summit inutile. Avrebbero dovuto pretendere che il governo congolese accetti di negoziare con noi». Inoltre il Cndp ha già «decretato un cessate il fuoco unilaterale e la creazione di un corridoio umanitario».

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Fonti[modifica]