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Saddam Hussein: le reazioni internazionali

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sabato  30 dicembre 2006


Si rincorrono le reazioni alla notizia dell'avvenuta esecuzione dell'ex dittatore iracheno Saddam Hussein.

Secondo il Presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, «L'esecuzione di Saddam Hussein, un dittatore che ha identificato il proprio percorso politico con la pratica della distruzione e della violenza, in nulla sminuisce il sentimento di orrore e di rifiuto suscitato dalla pena di morte: un istituto che si pone in contraddizione radicale ed insanabile con il rispetto che si deve ad ogni vita umana; un fattore di evidente distorsione della convivenza civile, che nella garanzia della dignità e dell'integrità della persona umana trova il proprio principio costitutivo e la sua ragione ultima».

«L'uccisione di Saddam Hussein non porterà certo alla soluzione dei problemi dell'Iraq. Ribadisco la mia piena contrarietà alla condanna a morte per l'ex rais iracheno», ha dichiarato il Ministro della Giustizia e segretario dell'Udeur, Clemente Mastella.

«Un tragico errore»: così, parlando a Radio Radicale, Marco Pannella ha definito l'esecuzione di Hussein, errore di cui «il Senato, il Congresso, il popolo americano gliene chiederanno presto conto». Pannella ha comunicato che non interromperà lo sciopero della fame e della sete, che ha cominciato cinque giorni fa: «Ci sono tanti altri condannati a morte, tanti processi da proseguire», ha detto.

Il Commissario allo sviluppo e agli aiuti umanitari dell'Unione Europea, il belga Louis Michel, ha definito l'impiccagione dell'ex rais un «atto barbaro», pur riconoscendo gli «orribili crimini» commessi: «La pena di morte - ha commentato il Commissario - non è compatibile con la democrazia ed è contro i valori dell'Unione europea. Inoltre la morte di Saddam Hussein rischia purtroppo di trasformarlo in martire». Analogo il giudiziodell'Alto Rappresentante dell'Ue per la Politica estera e di Sicurezza, Javier Solana: «L'Ue - ha commentato la sua portavoce, Cristina Gallach - condanna i crimini commessi da Saddam, ma anche la pena di morte».

La Germania, per bocca del Ministro degli Esteri, ha condannato senza condizioni l'esecuzione di Saddam Hussein, ribadendo la contrarietà del proprio Paese, e quella dell'Unione europea tutta, verso ogni forma di pena capitale

Pur dichiarandosi contrario alla pena di morte, il governo britannico si è detto convinto che Saddam Hussein abbia pagato per i crimini commessi contro il suo popolo: «Accolgo con favore il fatto che Saddam Hussein sia stato processato da un tribunale iracheno almeno per alcuni dei suoi orrendi crimini commessi contro il popolo iracheno. Ora ha pagato il suo debito», ha dichiarato il Ministro degli Esteri, Margaret Beckett, a nome dell'intero governo, pur auspicando l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo «indipendentemente dalle persone implicate o dal crimine commesso».

Secondo padre Federico Lombardi, portavoce della Sala Stampa della Santa Sede, «un'esecuzione capitale è sempre una notizia tragica, motivo di tristezza anche quando si tratta di una persona che si è resa colpevole di gravi delitti. La posizione della Chiesa cattolica, contraria alla pena di morte, è stata più volte ribadita. L'uccisione del colpevole non è la via per ricostruire la giustizia e riconciliare la società, vi è anzi il rischio che al contrario si alimenti lo spirito di vendetta e si semini nuova violenza». Parlando a Radio Vaticana, il gesuita ha proseguito: «In questo tempo oscuro della vita del popolo iracheno non si può che auspicare che tutti i responsabili facciano veramente ogni sforzo perché in una situazione drammatica si aprano infine spiragli di riconciliazione e di pace».

«Oggi Saddam Hussein è stato giustiziato dopo esser stato sottoposto a un processo equo, ossia quel tipo di giustizia negata alle vittime del suo brutale regime. L'esecuzione di Saddam Hussein segna la fine di un anno difficile per il popolo iracheno e le nostre truppe», ha dichiarato il presidente statunitense George W. Bush, parlando dal suo ranch di Crawford, nel Texas. «Si tratta - ha proseguito Bush - di una tappa importante per un Iraq avviato verso una democrazia che possa governarsi, essere autosufficiente e difendersi, ed essere un alleato nella guerra al terrorismo».

Altri Stati

Più distaccati si sono rivelati i commenti di Kuwait e Iran, che parlano di vittoria del popolo iracheno, nonostante entrambi i Paesi hanno affrontato con l'Iraq di Saddam duri conflitti.

Russia, India e Malesia, unendosi al commento di gran parte dei Paesi dell'Unione Europea hanno dimostrato perplessità rispetto alla pena di morte, ma auspicano una ricostruzione dell'Iraq.

La Libia, di corrente opposta, ha proclamato 3 giorni di lutto nazionale. Siria e Hamas parlano di «un omicidio politico, ovvero un regalo di Natale per Bush».

Fonti