Unicredit: Tornano i fantasmi di Federconsorzi, Banco di Santo Spirito, Credito Italiano

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sabato 9 gennaio 2010
Di Unicredit in questi giorni c'è un gran parlare: dall'11 al 29 gennaio andrà in porto una grande operazione di ricapitalizzazione di ben 4 miliardi di euro, cifra imponente ma che è interamente garantita da un consorzio guidato da Merrill Lynch.

Un articolo del Corriere della sera dello scorso novembre, aveva però parlato di ombre su questa operazione: la stampa specializzata aveva dato un largo riscontro alla notizia che due fondi internazionali, (Kensington International e Springfield Associates) facenti capo al gruppo Elliot, avevano avanzato una richiesta nei confronti di Unicredit di risarcimento per 2,2 miliardi di euro. In questione c'è la asserita sottovalutazione del prezzo di acquisto da parte di una cordata di banche (il così detto piano Capaldo) degli asset della Federconsorzi. Il prezzo pagato di 2.150 miliardi delle allora vecchie lire, mentre le stime fatte dai periti del tribunale indicavano un valore almeno doppio. La cessione in questione è avvenuta 17 anni fa, nel frattempo è successo di tutto: una serie di cause penali, una commissione di inchiesta parlamentare che ha emesso una relazione finale di 500 pagine. Pronta la smentita o almeno il drastico ridimensionamento del presidente di Unicredit, Profumo: la causa vale solo 78 milioni di euro, ma altrettanto pronta la controprecisazione dei fondi: i 78 milioni in causa sono, a parere dei legali che hanno intentato la causa, solo gli importi direttamente azionati. Per ragioni processuali,nella domanda giudiziale i fondi si sono limitati a richiedere gli importi che risultavano nello stato passivo della procedura e che da 10 anni non sono stati più aggiornati. Nel frattempo le società del gruppo Elliott hanno provveduto ad operare una capillare operazione di rastrellamento dei crediti soprattutto sul mercato secondario di Londra.

La stampa ha riferito di un raffreddamento dei rapporti tra Geronzi, esponente della componente Banca di Roma che aveva in corpo questa possibile minusvalenza, rispetto al presidente Profumo, portatore della componente Credito Italiano. La commissione Parlamentare d'inchiesta ha rilevato che l'accusa di concorso in bancarotta preferenziale fu avanzata nel 1991 proprio nei confronti di esponenti del Credito Italiano, poi assolti dopo 7 anni sulla base del rilievo che Federconsorzi, a parere di quel giudice penale, non era insolvente o per lo meno tale insolvenza non poteva essere conosciuta dalla banca cfr Atti commissione. Il Piano Capaldo permise proprio di evitare il fallimento e, attraverso il ricorso al Concordato preventivo, anche di impedire l'azione revocatoria. Sempre a parere della Commissione parlamentare la sottovalutazione del patrimonio Federconsorzi danneggiava, soprattutto, il braccio finanziario della stessa Federconsorzi che si denominava Agrifactoring. Da qui la reazione delle banche estere e la soluzione trovata da un giovane funzionario del ministero del tesoro già diventato direttore generale ma destinato poi ad una ancor più luminosa carriera -Draghi: Banca di Roma e BNL, in quanto socie di Agrifactoring, si sarebbero postergate a favore principalmente delle banche estere. Agrifactoring pertanto votò a favore del concordato Federconsorzi per tutti i 910 miliardi di crediti, rinunciando in tal modo al privilegio per 453 miliardi di pegni che aveva a suo favore, ma aprendo un contenzioso con società del gruppo Eni, che dopo 20 anni non è ancora stato risolto.

Il tutto, perciò crea uno strano guazzabuglio di cause incrociate, reso ancor più intricato dal principio stabilito dall'art 61 della legge fallimentare che autorizza in caso di pluralità di procedure concorsuali, di insinuarsi per l'intero importo nelle diverse procedure, sino al totale pagamento. Nelle successive crisi Cirio e Parmalat si è evitato lo spezzettamento delle procedure concorsuali mentre in Federconsorzi la girandola di cambiali tra consorzi agrari Federconsorzi e Agrifactoring ha determinato le insinuazioni doppie, triple, quadruple. La stampa ha attribuito a questa differenza l'iter molto più veloce della procedura concorsuale Cirio rispetto a quella Federconsorzi.

Notizie correlate[modifica]

Fonti[modifica]

  • Paola Pica «Aumento Unicredit con lo sconto del 29%»Corriere della Sera, 8 gennaio 2010, pag. 30