Università di Brescia: Tito Boeri parla del mercato del lavoro

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mercoledì 3 dicembre 2008

Stamattina presso la facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Brescia si è tenuto un incontro con l'economista italiano Tito Boeri, promosso dai docenti Alessandra Del Boca e Enrico Marelli, sul tema del mercato del lavoro.

A seguito di un'introduzione sul mercato del lavoro italiano dell'ultimo periodo, che ha visto la curiosa crescita degli occupati senza l'aumento della produttività, che è stata causata dall'introduzione di una numerosissima schiera di forme di contratto senza il miglioramento dell'economia globale, Tito Boeri ha espresso il suo punto di vista sulle questioni più urgenti che il mercato italiano deve effettuare, come illustrato nel suo libro Un nuovo contratto per tutti (Boeri-Garibaldi, 2008).

1 - Riformare il lavoro: il contratto unico[modifica]

Secondo Boeri la normativa contrattuale italiana ha tre patologie: la complessità dell'attuale sistema, che conta troppe tipologia differenti di contratto, sconosciute nei dettagli sia alle imprese che ai lavoratori; la poca sostenibilità della previdenza sociale per i lavoratori atipici, che non ottengono abbastanza contributi per mantenersi con una pensione contribuitiva cessato il periodo occupazionale; un forte dualismo tra coloro che hanno un posto di lavoro a tempo indeterminato, e sono tutelati, e coloro che lavorano con contratti atipici (secondo le sue stime più di 4 milioni di italiani) e non riescono ad ottenere garanzie su proprio futuro.

La soluzione proposta si basa sulla creazione di uno standard minimo formato da un unico contratto che abbia due fasi: un periodo d'inserimento di durata triennale, nel quale il lavoratore gode di una indennità di licenziamento, seguito dal periodo di stabilità dove il contratto si trasforma a tempo indeterminato con le caratteristiche di quello attuale.

A questo tipo di contratto di assocerebbe anche quello a tempo determinato, della durata massima di due anni e non rinnovabile, che dovrà, a regime, occupare solamente il 5% della popolazione.

2 - Riformare i salari: il premio a due livelli[modifica]

La riforma dei salari è necessaria per migliorare la produttività: il sistema salariale attuale è molto complesso che porta continui ritardi nel rinnovo dei contratti di categoria; è inoltre disincentivante per la contrattazione di secondo livello (prevista negli accordi del '93 ma poco utilizzata) secondo la quale un'impresa dovrebbe gratificare il lavoratore in base al profitto ottenuto.

Attualmente sono pochissime le imprese che contrattano le retribuzioni in questo modo, e ciò crea un "appiattimento salariale" su tutto il territorio nazionale. Ciò premia indirettamente le regioni del paese a bassa produttività, che non si sentono incentivate al miglioramento.

3 - Riformare il non-lavoro: il sussidio unico di disoccupazione[modifica]

L'ultimo punto toccato da Boeri è il sussidio unico di disoccupazione, presente in tutti i paesi europei eccetto Italia e Grecia, che dovrebbe essere un'integrazione del patrimonio dei cittadini fino al raggiungimento di una quota definita come soglia di povertà.

Una riforma in questo senso, seppur costosa, dovrebbe andare a medio termine a sostituirsi a quelle categorie di ammortizzatori sociali, che vanno dalla Cassa Integrazione Guadagni alle pensioni sociali, che sono molto costose, inique e discrezionali.

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