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Condannata ingiustamente a 60 frustate, graziata dal re saudita

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martedì 27 ottobre 2009

Il sovrano saudita

La pena di 60 frustate comminata da una giuria islamica ad una giornalista di 22 anni, Rozanna Al Yami, è stata sospesa dal re Abdullah che ha trasferito gli atti al Ministero della Cultura, l'autorità competente per ciò che concerne le violazioni della legge saudita sui media.

La giornalista, insieme a un'altra collega, era stata accusata di aver partecipato direttamente alla produzione e alla messa in onda di un'intervista televisiva nella quale un 32enne, Mazen Abdul Jawad, raccontava delle proprie avventure sessuali prematrimoniali. A seguito di tale evento e dello scandalo suscitato nella società più radicale e conservatrice, il canale TV libanese che ha trasmesso lo sceneggiato a luci rosse (LBC) è stato oscurato nel regno e Jawad arrestato insieme ad altri tre uomini che hanno partecipato all'intervista e al cameraman che l'ha filmata.

Verso gli inizi di ottobre, Mazen Abdul Jawad è stato condannato da un tribunale islamico ad una pena di 5 anni di carcere e a 1000 frustate per comportamento offensivo; meglio è andata ai suoi tre amici, ai quali sono stati comminati 2 anni e 3000 frustate, e al cameraman, che ha dovuto scontare solamente 2 mesi.

Nei paesi islamici, le giurie hanno un grande margine di discrezionalità nell'interpretare e applicare la legge del Corano; in questo caso, sebbene il crimine commesso dai cinque arrestati non fosse esplicitamente contemplato nel codice penale saudita, il giudice ha tratto la propria sentenza dai precetti del libro sacro. Amnesty International ha avanzato la richiesta di annullare la sentenza a carico degli accusati.[1]

Il caso ha comunque attirato l'attenzione internazionale solo il 25 ottobre, dopo che lo stesso giudice ha emesso la sentenza nei confronti di Rozanna Al Yami; sebbene abbia riconosciuto la sua estraneità al fatto specifico, le ha comunque inflitto una condanna di 60 frustate, oltre al divieto di espatrio per due anni. Il motivo addotto sarebbe stato quello del "deterrente" oppure, come emerge da altre fonti,[2] quello di aver collaborato con un'emittente non dotata delle necessarie autorizzazioni per trasmettere nel paese; la stessa accusa è stata rivolta ad un altro giornalista della LBC di nome Omar Felimban, tuttora in carcere in attesa di scontare una condanna a 70 frustate.[3]

Appresa la notizia, la giornalista ha dichiarato in un'intervista: «è una condanna inflitta a tutte le giornaliste». Completamente prosciolta invece l'altra donna. È stato l'avvocato di Jawad a evidenziare l'ingiustizia e ad attirare l'attenzione dei media, sostenendo peraltro che una sentenza simile avrebbe creato un pericoloso precedente per il giornalismo.

La risposta del re non ha tardato ad arrivare: il giorno successivo, il sovrano ha graziato la Al Yami, che ha accolto con gioia la decisione, affermando all'agenzia Reuters di «essere finalmente stata vendicata dal re» precisando tuttavia alla TV araba al-Arabiya di «non essere un'eroina, ma solo un essere umano che ha ricevuto una condanna a morte ancora prima che il giudice emettesse la sentenza», riferendosi chiaramente al suo sesso, tuttora oggetto di gravi pregiudizi nel paese e più in generale in tutta la società islamica.

Il legale della donna ha deciso di presentare ricorso per i danni morali subiti dalla sua cliente, che ha anche ricevuto numerose offerte di supporto da parte di canali televisivi internazionali e organizzazioni di diritti umani, disposte ad occuparsi del suo caso fuori dal regno. Non sono mancate infine centinaia di manifestazioni di solidarietà provenienti da persone che si sono interessate al suo caso.[4]

Questa è la seconda volta in due anni che Abdullah concede una grazia. Già nel 2007 infatti, il monarca aveva perdonato una donna (passata alla cronaca con il nome di "Qatif girl") colpevole solo di essersi appartata con un uomo senza il consenso del marito, prima di essere violentata.

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Fonti

Note

  1. Amnesty International, 26 0ttobre 2009. URL consultato il 27 ottobre 2009
  2. Muhammad Humaidan «Al-Yami’s pardon sparks call to review all media-related cases» - Arab News, 28 ottobre 2009
  3. Chris Forrester «Chris Forrester» - Rapid TV News, 29 ottobre 2009
  4. Abdul Rahman Shaheen «Journalist in TV sex chat controversy leaves channel» - Gulf News, 28 ottobre 2009