La Borsa Italiana archivia un 2007 di perdite

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venerdì 28 dicembre 2007

L'ingresso del palazzo della borsa di Milano

Il 2007 volge alla conclusione e con esso si chiudono i bilanci delle principali piazze azionarie mondiali. Per quanto riguarda l'Italia, con la Borsa di Milano, l'anno che va a terminare porta con se dei dati estremamente deludenti, con ribassi generalizzati degli indici compresi tra il 7 e il 15%. Il 2007 è infatti il peggior anno per Piazza Affari dopo 4 cicli annuali di rialzi a doppia cifra. Ma c'è stata anche una buona notizia per la piazza azionaria italiana: ad ottobre si è unita in un'unica società insieme alla London Stock Exchange.

Le variazioni percentuali rispetto alla seduta di Giovedì 27/12[modifica]

  • Mibtel (tutte le società quotate del mercato azionario telematico): -7,74%
  • S&P Mib (le prime 40 società quotate con maggiore capitalizzazione): -6,99%
  • Midex (Blue Chip non appartenenti al S&P Mib): -13,76%
  • All Stars (società del Segmento titoli con alti requisiti a media capitalizzazione): -15,63%

La media dei risultati ottenuti dai quattro indici principali dà quindi un ribasso dell'11,03%

La situazione economica[modifica]

Risparmiatori in fila davanti alla Northern Rock in un sobborgo di Londra

Il 2007 verrà sicuramente ricordato come l'anno del grande aumento del prezzo del petrolio. Nei dodici mesi, infatti, l'oro nero ha sfiorato quella che gli analisti chiamano la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, senza però superarla e attestandosi intorno ai 98$ (66€), con un rialzo di oltre il 70% (50% in Euro) rispetto allo stesso periodo del 2006 quando il petrolio valeva 57$ (43€). L'oro ha subito, come il petrolio, rialzi generalizzati dovuti alle tensioni internazionali e che l'hanno portato non molto lontano dai 900 dollari l'oncia (sui mercati internazionali, è consuetudine usare come misura di riferimento la cosiddetta Oncia Troy, che corrisponde a 31,1035 grammi).

Grande attenzione ha suscitato la crisi dei mutui subprime americani, ovvero i mutui che vengono concessi a creditori con storie finanziarie di prestiti negati e insolvenze: molti creditori, non riuscendo a pagare le rate dei mutui, hanno decretato il fallimento di società creditizie. Le ripercussioni della vicenda dei mutui non si sono fatte attendere: nel Regno Unito, l'istituto di credito Northern Rock ha perso gran parte dei suoi clienti, preoccupati per i loro risparmi.

In Italia, proprio ieri il presidente del consiglio dei ministri, Romano Prodi, nel corso della seconda conferenza di fine anno dall'inizio del suo mandato, ha parlato della crisi dei mutui subprime, dicendo che nel paese non ci dovrebbero essere, in futuro, effetti collaterali della crisi. Il paese si trova in una situazione economica in ripresa: il rapporto deficit/pil è in forte ribasso, mentre il Prodotto Interno Lordo, cresciuto maggiormente nel 2006, ha registrato anche quest'anno una crescita intorno ai due punti percentuali. Sempre per bocca di Romano Prodi, il 2008 sarà un anno di riforme e accordi sui salari e la tassazione.

Ma il 2007 è stato anche l'anno della grande svalutazione del dollaro statunitense, nei confronti della divisa europea: a più riprese, spinta dalla crisi dei mutui, l'indebolimento dell'economia americana e le forti pressioni nel mondo, la moneta unica europea ha macinato record al cambio con il dollaro; anche in questo caso si è parlato di una quota psicologica, ovvero 1€=1,50$, che è stata sfiorata ma non raggiunta. Se da un lato ciò può apparire come un consolidamento della politica economica comunitaria, dall'altro è sicuramente un fattore che porta alla riduzione delle esportazioni commerciali verso gli USA, poiché gli investitori americani, al contrario di quelli europei, sono fortemente svantaggiati al cambio di valuta. La monea unica è passata da 1,3173$ del 2006 a 1,4692$, con un rialzo del 11,5%.

La Federal Reserve, per arginare la crisi dei mutui, ha più volte tagliato il costo del denaro, portandolo dal 6,25% al 4,75%, mentre la BCE ha mantenuto negli ultimi mesi tassi stabili intorno al 4%.

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