Vai al contenuto

Pakistan: kamikaze contro la Bhutto, oltre cento morti

Questa pagina è protetta
Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

venerdì 19 ottobre 2007

Benazir Bhutto in una foto del 28 settembre 2004.

Finisce nel sangue il ritorno di Benazir Bhutto in patria dopo otto anni di esilio volontario. Dopo la festa per il suo ritorno, due bombe hanno causato oltre cento morti e moltissimi feriti fra la folla in festa che stava accogliendo la donna che vent'anni fa era diventata capo del governo, la prima in un Paese musulmano quale è il Pakistan.

Per i Bhutto si tratta di una strage orchestrata dagli 007 del presidente Pervez Musharraf, che aveva formalmente accettato il ritorno in patria di Benazir Bhutto, ma è possibile, sempre secondo lo staff della Bhutto, che settori deviati del governo non fossero d'accordo e avessero preferito far parlare le bombe.

Le due esplosioni hanno colpito il corteo d'auto che accompagnava la Bhutto: la donna è rimasta illesa, ma al momento si contano almeno 139 morti e 550 feriti, ma il bilancio è destinato a peggiorare. La folla era infatti composta da oltre 250 000 persone.

Il Pakistan, tassello fondamentale dell'equilibrio di una zona che comprende anche l'Afghanistan, è in bilico: la Corte Suprema, entro una decina di giorni, potrebbe decidere che il presidente non è eleggibile, in quanto capo dell'esercito, rendendo nulle le elezioni. In risposta Musharraf potrebbe dichiarare la legge marziale. La Bhutto vorrebbe porre fine a questa situazione precaria, riportando il Paese alla democrazia, ma su di lei pende un'accusa di corruzione, cancellata dal presidente in carica solo formalmente, poiché la Corte Suprema potrebbe decidere di annullare l'amnistia.

Intanto la Casa Bianca ha subito condannato l'attentato: l'asse Washington-Londra crede infatti che la coppia Musharraf-Bhutto possa stabilizzare un Paese che è anche possessore di armi atomiche.

Articoli correlati

Fonti