Sardegna: agricoltori in sciopero della fame

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venerdì 19 ottobre 2007

Agricoltori in sciopero della fame a Decimoputzu, in provincia di Cagliari: a causa di un inciampo burocratico, questi agricoltori si sono ritrovati a dover pagare alti interessi su alcuni mutui che essi avevano sottoscritto, e ora, non riuscendo a far fronte alle rate, in molti hanno subito la vendita all'asta delle loro proprietà.

Tutto comincia negli anni Ottanta: l'agricoltura è in difficoltà a causa di alluvioni, siccità ed altri mali che colpiscono il raccolto, e la regione Sardegna, per far fronte all'emergenza, approva una legge, la 44/1988, che consente agli agricoltori di sottoscrivere dei mutui a tassi agevolati. Tuttavia la legge non viene immediatamente applicata e la giunta regionale non provvede a registrarla immediatamente a Bruxelles, all'Unione Europea. Nel frattempo, tuttavia, gli agricoltori provvedono a sottoscrivere i mutui a tassi agevolati. Nel 1992 un'altra legge regionale, la 17/1992, assorbe la legge 44, e quindi viene trasmessa a Bruxelles, che però decide di respingere la legge, che quindi perde efficacia non solo dal 1992, ma già dal 1988. I contributi pubblici, quindi, cadono, e poiché i mutui non sono più agevolati, ricadono totalmente sugli agricoltori, che quindi sono legalmente obbligati a pagare prestiti e interessi, di cui avevano usufruito, ma che hanno raggiunto cifre insostenibili.

Le aziende agricole subiscono quindi il pignoramento e la vendita all'asta delle proprietà a prezzi definiti irrisori. La regione Sardegna chiede quindi al Banco di Sardegna di vendere i crediti alla regione ai valori di bilancio (ovvero svalutati del 40%), ma l'istituto finanziario rifiuta. Il problema dilaga: non solo a Decimoputzu, ma in tutta la Sardegna ci sono migliaia di aziende che corrono il rischio di essere pignorate e vendute all'asta. Secondo Altragricoltura, la situazione riguarderebbe 5-6000 aziende, per crediti di oltre 700 milioni di euro, ovvero il 90% del prodotto vendibile lordo, grazie ad interessi che, partiti dal 3,5% sarebbero arrivati fino al 27%.

Adesso gli agricoltori chiedono un accordo con le banche, ed è per questo che a Decimoputzu sono stati occupati locali del Comune ed è iniziato uno sciopero della fame.


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