Terzo giorno di guerra in Georgia

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domenica 10 agosto 2008


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Terzo nulla di fatto in tre giorni per il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'ambasciatore belga Jan Grauls, presidente di turno del Consiglio, ha spiegato che il conflitto si sta estendendo dall'Ossezia all'Abkhazia e che in questa situazione «fluida» è impossibile trovare un punto d'intesa tra i contendenti. Per bocca del Segretario Generale Ban Ki-Moon, è stata avanzata un'ulteriore richiesta di cessate il fuoco, che la Russia ha subordinato al ritiro completo dei georgiani dall'Ossezia e dalla stipula di un trattato che vieti qualsiasi azione di forza nella regione per il futuro.

Alle prime luci dell'alba, è giunta da Tbilisi la notizia del bombardamento dell'aeroporto internazionale, presto rettificata dalle autorità che spiegano che ad essere stata bombardata è un'infrastruttura militare nei pressi dell'aeroporto. L'infrastruttura, spiegano fonti del governo, serve alla produzione di aerei militari. Le autorità rassicurano: «né morti né gravi danni».

Stamattina, il presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, ha visitato il villaggio di Ergneti situato a poca distanza da Tskhinvali sul confine tra Georgia e Ossezia e ha ordinato alle truppe il ritiro dall'Ossezia.

Nel pomeriggio, Saakashvili ha dichiarato il cessate il fuoco unilaterale, dopo aver raggiunto accordi con Mosca per un corridoio umanitario.

In parallelo con la quarta riunione del Consiglio di Sicurezza sul caso Ossezia, però, la CNN ha parlato di nuovi bombardamenti russi su Tbilisi, lasciando intendere che la Russia non ha intenzione di chiudere il conflitto aperto venerdì 8 agosto dalla Georgia prima di aver ottenuto una vittoria completa su tutti i fronti.

Il ritiro georgiano

Per tutto il giorno sulla notizia dell'abbandono da parte dell'esercito di Tbilisi dall'Ossezia si sono succedute voci tra conferme e smentite.

Un reporter della Reuters presente sul campo ha affermato di aver visto «un convoglio militare georgiano che trasportava uomini e mezzi di artiglieria ritirarsi dall'Ossezia».

Il canale televisivo Russia Today ha sollevato però pesanti dubbi sull'effettivo ritiro, e ha annunciato una massiccia mobilitazione delle truppe georgiane nell'Abkhazia.

L'agenzia russa Interfax ha rilanciato la smentita di Russia Today asserendo che «Le postazioni dei peacekeepers rilevano la presenza di forze, artiglieria e armi georgiane. La Georgia non si è ritirata».

Fonti vicine ai separatisti osseti hanno fatto sapere che, dopo una notte di bombardamenti, la situazione a Tskhinvali è relativamente calma, dando indirettamente credito alle dichiarazioni del governo di Georgia.

Venti di guerra anche in Abkhazia

Fonti georgiane e AFP, riprese dalla RAI, parlano di 10.000 soldati russi presenti tra Georgia e Abkhazia e pronti a sferrare un attacco contro la Georgia.

Il segretario del consiglio di sicurezza georgiano, Alexandre Lomaïa, ha inoltre annunciato che navi militari russe sono arrivate a Otchamtchyra, un porto in Abkhazia.

La Russia ha confermato il blocco navale, giustificandolo con l'esigenza di impedire l'arrivo di armi in Georgia, secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters su fonte Rai Novosti e Interfax. Smentite invece, dal governo di Mosca, le voci di un attacco congiunto in Abkhazia secondo quanto riportato poco dopo mezzogiorno dal canale filo-governativo Russia Today.

Gli sviluppi diplomatici

Israele ha fatto sapere di aver congelato la vendita di armi alla Georgia, per timore che la Russia venda anch'essa armi all'Iran a scopo di ritorsione. Già da un anno alla Georgia erano vendute solo armi difensive e non offensive. Ora, il governo di Tel Aviv ha bloccato l'approvazione di tutta una serie di contratti, pur non annullando quelli già operativi.

Gli Stati Uniti d'America continuano a fare pressioni su Mosca per un cessate il fuoco e per il rispetto dell'integrità territoriale della Georgia, ma Vladimir Putin non sembra intenzionato a cedere e lancia l'ipotesi di un tribunale internazionale per giudicare il presunto genocidio perpetrato dalle truppe georgiane contro il popolo osseto.

Fonti