Tibet: Benedetto XVI chiede tolleranza, la Cina replica duramente

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giovedì 20 marzo 2008
Nel corso dell'udienza generale del mercoledì, nell'Aula Paolo VI, papa Benedetto XVI è intervenuto sulla repressione cinese alle manifestazioni nella regione autonoma del Tibet, invitando al dialogo e ricordando che «con la violenza i problemi si aggravano»: «Seguo con grande trepidazione le notizie che in questi giorni giungono dal Tibet. Il mio cuore di padre - dice il pontefice - sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Vi invito a unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce, che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza».

Dure critiche alle parole del papa sono però arrivate, nel corso di una conferenza stampa al ministero degli esteri in Cina, dal portavoce del dicastero, Qin Gang, il quale ha riferito che «La cosiddetta tolleranza non può esistere per i criminali, che devono essere puniti secondo la legge». Preoccupazione anche per l'annuncio di Tenzin Gyatso, che si recherà nel Regno Unito a maggio, per incontrare il primo ministro, Gordon Brown.

Intanto, si fa sempre più acceso lo scontro tra i manifestanti e l'esercito di Pechino, e sono sempre più discordanti le notizie sui bilanci di questi giorni di violenza. Il governo cinese fa sapere che i morti sarebbero 16, e gli arresti meno di 200, mentre il governo tibetano in esilio, che fa capo al Dalai Lama, riferisce di oltre 100 morti e più di 800 arresti. Solo nella notte appena trascorsa, comunque, si sono registrati scontri che hanno fatto 350 feriti e danni per una somma pari a 20 milioni di euro.

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