Giorgio Villella: l'UAAR la più grande associazione atea italiana

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intervista a cura di DracoRoboter

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venerdì 9 novembre 2007

L'ex segretario dell'UAAR, Giorgio Villella, in questa prima parte dell'intervista rilasciata in esclusiva per Wikinotizie il 21 ottobre, ci parla di cosa ha fatto la sua associazione


Note Biografiche

Giorgio Villella, classe 1936, è stato per 8 anni presidente dell'UAAR (Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti). Ateo dall'adolescenza diventa militante negli anni '80 del Novecento. E' stato presidente di questa associazione dal 1999 al 4 novembre del 2007.

L'ateo in piazza

Giorgio Villella Uaar president.jpg

Giorgio Villella è un gentile signore che alza la voce solo quando parla delle ingiustizie che sente siano state subite da atei ed agnostici. Un signore che gentilmente viene a trovarci a Milano partendo dal Veneto dicendo che "non è un problema: almeno in treno ho il tempo di leggere il giornale e non mi disturbano con le faccende dell'associazione.". Accolto in stazione ha l'usuale biglietto di riconoscimento UAAR nel taschino. Fuori dall'intervista ci ha parlato delle difficoltà pratiche, e sociologiche, che si affrontano dovendo organizzare e gestire una associazione no profit, e di quali problemi comporti la scarsità di mezzi (che ad esempio non ti consentono di avere una segretaria che ti sollevi da almeno una parte del lavoro manuale). Durante l'intervista, avvenuta a fine ottobre, sprizza ottimismo da tutti i pori: l'aver ottenuto lo status di APS e il congresso del 3 e 4 novembre lo galvanizzano. Dopo quasi 10 anni di segretariato ha deciso di lasciare le redini nelle mani di qualcun altro non ricandidandosi. Il nuovo segretario, uscito dal congresso, è Raffaele Carcano.

--W@H

Intervista a Giorgio Villella

L'UAAR

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W@H: Cosa è l'Uaar (e cosa è una APS)?

L'UAAR è una associazione di atei nata 20 anni fa ora composta da 2500 associati. L'ultima, e positiva, notizia è che dal 13 luglio siamo una APS e la nostra forza di impatto sulla società sta iniziando a diventare reale.
Una APS (Associazione di promozione sociale), è una associazione riconosciuta dallo stato e senza fini di lucro, analoga alle ONG e alle onlus. Ora, grazie a questo status e a differenza con il passato, possiamo intervenire anche legalmente se qualcuno viola le leggi dello stato che lo definiscono laico. Inoltre possiamo avere delle facilitazioni finanziarie per esempio per l'affitto di locali, e per manifestazioni e congressi.
Quest'anno, grazie appunto allo status di APS, abbiamo fatto 15 diffide a scuole pubbliche che volevano tenere una messa di inizio anno in orario scolastico. Dopo un momento di sconcerto, e informati ministero e provveditorato agli studi, o come si chiama adesso, hanno tutte annullato capendo che era un obbligo di legge.
Inoltre grazie allo status di APS avremmo il diritto al cinque per mille (in realtà forse non lo richiederemo in quanto c'è del dissenso al nostro interno: c'è chi sostiene che non dovremmo farlo perché cosa sbagliata e da abolire a prescindere).
Vi do altri due piccoli esempi di diffide inoltrate: degli esercizi spirituali in classe organizzati dal parroco di un paese sono stati stati annullati dopo le nostre diffide, ed è stato levato l'impedimento, ad un ragazzo maggiorenne, di uscire da scuola durante l'ora di religione (da cui era esonerato).
In futuro vorremmo organizzare delle università popolari e dei campi estivi (tipo boy scout ma completamente laici) come già fatto in nord Europa e negli Stati Uniti. In quelle già esistenti, in Inghilterra ad esempio, ogni sera viene organizzata una breve discussione sulle grandi questioni della vita come la nascita dell'universo, della vita e sull'etica. L'obiettivo non è l'indottrinamento piuttosto è il tentare di stimolare una maggiore apertura mentale dei ragazzi; in altre parole a seguito di questa esperienza c'è chi si convince ancora di più della propria idea religiosa, ma questo non è considerato un problema visto che lo scopo non è evitarlo. La speranza è piuttosto che queste convinzioni, di qualsiasi natura siano, diventino più mature e più motivate, aumentando la tolleranza reciproca.


W@H:: Qual è la base legale delle diffide di cui parli?

Grazie al nostro status la legge ora ci dà la possibilità, in caso ci siano violazioni di legge, di intervenire direttamente. Finora tali diffide erano state fatte tramite singoli simpatizzanti o iscritti.
La costituzione definisce l'Italia come stato laico, la stessa costituzione, ovviamente, concorda con le intese che lo stato ha fatto con le religioni e con il testo unico del 1994 sul diritto allo studio. Quest'ultimo afferma che nelle scuole statali sono vietati i riti religiosi, di qualsiasi tipo, in orario scolastico. Ad esempio la messa cattolica è uno dei riti vietati. E' principalmente contro queste violazioni che noi ci battiamo.
Ogni volta che ci giunge una segnalazione mandiamo la diffida, pronti a fare un ricorso giudiziario se la scuola non si adeguasse. I primi giorni tra i diffidati magari c'è sconcerto e incredulità, e si controbatte affermando che queste cose si sono sempre fatte, e che la maggioranza le vuole fare ma, compreso il fatto che ciò che si richiede è semplicemente di obbedire alla legge, le scuole di solito si adeguano.


W@H: L'UAAR volendo tutelare i diritti dei non religiosi e la laicità dello stato italiano, che a suo parere è minacciato, non è troppo debole avendo solo 2500 associati? I diritti dei laici sono davvero minacciati in Italia?

Ci sono stati del nord Europa (Norvegia, Olanda, Inghilterra), alcuni di questi con una religione di stato definita come tale dalla costituzione e dalle leggi, che sono paesi tolleranti, aperti e laici e con una maggioranza laica.
Ti faccio un esempio: ad Oslo, una città di circa 500.000 abitanti, esiste un quartiere con una comunità musulmana molto vasta. Questa comunità ha chiesto di poter fare il richiamo pubblico alla preghiera. Il comune ha risposto che, per similitudine con le campane cattoliche, ne avevano il diritto ed ha accettato. Dopo questo assenso degli atei hanno richiesto di fare propaganda pubblica, con altoparlanti, e anche questa richiesta è stata accolta.
In queste nazioni la laicità dello stato è un fatto assodato probabilmente grazie al fatto che la secolarizzazione è molto avanzata. La tolleranza per chi non ha religione è assoluta.
In Italia, Grecia, Polonia, Portogallo, Irlanda invece, di fatto, le società sono molto clericali. In Italia, per fare un esempio, nei tribunali c'è il crocifisso ma non certo simboli di altre religioni; solo il crocifisso. Le istituzioni italiane, pur essendo istituzioni di un paese in ogni senso formale laico, si comportano come se fosse un paese clericale.
Che potere abbiamo mi chiedi. I primi anni eravamo pochi e senza alcun potere, ma adesso la nostra crescita è tumultuosa ed abbiamo più mezzi, siamo un APS, siamo sempre più noti e in alcuni casi delle nostre tesi sono citate in libri di diritto ecclesiastico.
Nei primi anni di esistenza la nostra debolezza era evidente e abbiamo realizzato poco o niente e ancora 8/9 anni fa eravamo solo in 250. Per fortuna negli ultimi tempi le cose stanno cambiando e iniziando ad andare veloci.
Personalmente sono stato in parlamento più volte, chiamato come esperto della materia. L'ultima volta che sono andato, quando è stata fatta la legge sulla libertà di religione, sono stato talmente apprezzato che nella legge stessa ci sono alcune delle proposte, pochissime in realtà, che avevo fatto. Luciano Violante presidente della riunione a cui partecipavo (che per inciso è durata tre volte quanto avrebbe dovuto durare), intervistato da "l'Unità" giorni dopo, ha detto che bisogna prendere atto che tra le libertà di religione c'è anche la libertà di non averla e di cambiarla quante volte si vuole.
Inoltre ora abbiamo un gran bel sito. 5000 visitatori al giorno, mi dicono che abbiamo più visitatori di tutti gli altri siti cattolici messi insieme. Io vado in giro con un biglietto che mi identifica e vengo spesso fermato (riconoscono il nome dell'associazione ovviamente, non me) per consigli e complimenti.
L'associazione era, ed in parte è ancora, velleitaria e disorganizzata e sino a poco tempo fa eravamo garibaldini e sanguigni. Ora spero che, dopo il congresso del 3 e 4 novembre prossimo [NdR l'intervista è stata fatta ad ottobre], spero venga fuori una associazione ben organizzata e più sicura delle sue azioni.

Le campagne di dell'UAAR

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W@H: Le vostre campagne quali lo "sbattezzo", "scrocifiggiamo l'Italia" eccetera hanno un significato solo simbolico o pensi che abbiano un valore in sé?

Hanno un significato simbolico ma non solo e non principalmente.

Darwin day

L'idea del "Darwin day" iniziò quando mi arrivò una mail che mi informava che nel mondo anglosassone, da molti anni, si facevano delle manifestazioni dedicate a Darwin e mi chiedeva perché non le si facevano anche in Italia. Il primo anno, 5 anni fa, abbiamo organizzato 7 conferenze in tutta Italia, questo febbraio ce ne saranno 26. Le conferenze sono tenute da filosofi e scienziati di grido e sono state in passato un vero successo.
In futuro vorremmo, durante questi giorni, entrare nelle scuole per far parlare gli scienziati che usano il darwinismo nei loro studi. Vogliamo cioè organizzare un convegno che spieghi come, usando queste leggi, si possa interpretare meglio e più a fondo la realtà. Questa attività ha, a mio avviso, un valore culturale notevole e non solo simbolico.

Lo sbattezzo

Io ero molto arrabbiato di essere considerato cattolico. Ateo da quando avevo 11 anni la mia arrabbiatura è iniziata, e a causa della stessa sono diventato militante, quando i miei figli hanno iniziato la scuola dell'obbligo e sono tornati conoscendo il segno della croce, le preghiere, tutto sui martiri e, insomma, tutto l'armamentario di conoscenze cattoliche. Non potevo concepire e accettare che mi ritornassero indottrinati e con conoscenze dettagliate dei riti e dei fatti della chiesa cattolica che io rifiutavo. Stante che, come spesso succede in Italia, anche la mia famiglia spingeva verso quella direzione (anche di nascosto e contro il mio volere): ci mancava solo che anche lo stato, attraverso la scuola, facesse la stessa cosa.
Io per fortuna sono dovuto andare all'estero per un lungo periodo e i miei figli si sono salvati seguendo una scuola laica inglese dove hanno conosciuto persone dalle religioni più disparate. Ora hanno una mentalità aperta che si sono costruiti senza subire l'influenza di nessuna religione in particolare.
La mia rabbia, al pensiero che sorte diversa fosse riservata a chi rimaneva in Italia, si è diretta verso il mio stato, che consente (ad esempio) alla chiesa cattolica di considerarmi cattolico anche contro la mia volontà. Parlando con uno studente di legge questi mi spiegò della, allora nuova, legge sulla privacy e del diritto di cancellazioni da elenchi di appartenenza a categorie, associazioni o simili.
L'appartenenza alle religioni è dato sensibile e quindi ricade nella legge, provammo quindi a sperimentare questa modalità. In un primo momento un singolo socio chiese di applicare tale legge ma gli fu risposto che "la fede è un regalo di dio e non può essere rifiutata" (tento di citare a memoria), il parroco gli chiese di parlare con un consigliere spirituale e di cercare di farsi passare questa crisi, così la chiamò. C'è da notare che la persona in questione, all'epoca dei fatti, aveva 70 anni ed era ateo da quando aveva 24 anni e quindi tale consiglio gli parve risibile.
Quando il ricorso al garante fu messo in atto gli avvocati della chiesa si opposero alla cancellazione fisica del dato sostenendo che un dato storico non può essere cancellato. Il garante ha accettato, almeno in parte, tale opposizione e quindi ora vige solo l'obbligo alla annotazione della volontà dello "sbattezzato" e il possessore dell'archivio non può mostrare al pagina a nessuno né fare statistiche che comprendano tale dato tra i battezzati. Dopo il parere del garante sono state vinte parecchie cause fatte a parroci che non ne volevano sapere di seguire questa legge ed ora la questione è molto più semplice.
Lo sbattezzo è spesso una questione di identità: per alcuni atei, tipicamente per ragioni personali, è molto importante rivendicare il proprio ateismo e far accettare alla società il distacco dalla religione cattolica. Ad alcuni gay ad esempio (alcuni dei quali ho conosciuto personalmente) pesa indicibilmente, e personalmente, dover essere considerati facenti parte di una religione da cui si sentono disprezzati e trattati da malati o pazzi.

W@H: Cosa pensi del modo di dire "Se non credi due gocce d'acqua cosa faranno mai di male"?

Appunto. Facendo un discorso personale a me infatti non interessa molto la questione e mi sono sbattezzato molto tardi (solo su insistenza di chi avevo intorno che mi diceva che era assurdo che il presidente dell'UAAR non fosse sbattezzato): per molti non è così però. Se qualcuno mi manda un malocchio non mi interessa che venga cancellato, non ci credo, quindi perché dovrebbe interessarmi? Nello stesso senso non mi interessa, in realtà, che mi siano state versate quelle due gocce d'acqua addosso qualcosa come 70 anni fa e non credo abbiano influenzato in alcun modo il mio comportamento in tutti questi anni, non è questo il punto.
Il punto è che secondo la chiesa cattolica il 98% dei cittadini italiani sono cattolici. Tutti i vantaggi che ha, anche e soprattutto finanziari, sono dovuti a questa affermazione. E' invece sicuro che ad almeno metà degli italiani nulla interessa della religione. A dimostrazione di ciò porto il fatto che quando fanno delle statistiche su aborto, eutanasia e anticoncezionali pare chiaro che le idee degli italiani sono molto distanti dalle idee del cattolicesimo, dichiarandosi a favore di pratiche che dovrebbero aborrire essendo peccato mortale.
In che senso sono cattolici allora? Solo perché sono battezzati immagino, allora sbattezziamoci. Questa pretesa ridicola che una volta battezzati non si possa cambiare idea è una idea della chiesa cattolica, che riguarda la chiesa cattolica ma dal punto di vista dello stato non si deve accettare acriticamente l'idea che gli italiani siano tutti cattolici.

Scrocifiggiamo l'Italia

Questa è una vera questione di simboli ma i simboli sono importanti, se non lo fossero toglierebbero senza problemi i crocifissi da scuole e tribunali. Ti racconto due aneddoti.
A Padova nel 1996 ho richiesto che nel nuovo tribunale non ci fossero crocifissi. La richiesta fu gentilmente accettata dal presidente del tribunale, che è un anziano e rispettato giudice cattolico. Non sono stati però tolti dal vecchio perché, mi ha detto, come cattolico non se la sentiva di togliere crocifissi già presenti.
Noi, tramite un primario iscritto all'UAAR, abbiamo chiesto ad una scuola che venissero tolti i crocefissi. Il consiglio di istituto ha votato contro dopo di che abbiamo ricorso al TAR, che diede parere positivo, ma l'avvocatura di stato si è opposta dicendo che esisteva una legge che ne obbligava la presenza. In realtà esiste solo una circolare del ministro Rocco del 1926 che obbligava ogni scuola ad avere nelle classi: la foto del re, la bandiera, un crocifisso e un pallottoliere (considerate il pallottoliere come una tecnologia di punta dell'epoca, come se fosse un computer :) )
Ma con la fine della monarchia, e del fascismo, abbiamo costruito una repubblica che ha una costituzione laica e la validità di tale circolare è da ritenersi oramai decaduta. Tanto decaduta che, per quanto ne so, foto del re, pallottoliere e bandiera sono scomparsi ovvero il contenuto della circolare è generalmente disatteso tranne, a quanto pare e a quanto sostiene l'avvocatura di stato, per quanto riguarda il crocifisso.
La corte costituzionale, rispondendo all'avvocatura, ha sostanzialmente detto che la legge non esiste, e ha lasciato intendere che se ci fosse sarebbe da considerare incostituzionale, rimandando quindi la decisione al TAR stesso. Il TAR, nel frattempo cambiato nella sua composizione, ha deciso a favore del crocifisso. Lo ha fatto, così ha affermato, per preservare il valore culturale e di tradizione del simbolo a prescindere dalla religione.
Tale sentenza è, a mio avviso, in contraddizione con le leggi e sentenze precedenti, ed usare la scusa della storia, della cultura e delle radici è una cosa assurda dal punto di vista giuridico. Se si potesse usare tale principio non si potrebbero mai cambiare le cose (comprese schiavitù, mancanza di diritti della donna e tutte le brutture del passato). Se dovessimo dare valore sempre e comunque alle tradizioni ripiomberemo indietro di millenni.
Il consiglio di stato ha dato ragione al TAR ed ora ci siamo appellati alla corte d'Europa e siamo fermi in attesa di una risposta.
Nei già citati stati del nord Europa tali simboli non ci sono [NdR è possibile che il fatto che siano protestanti e iconoclasti un poco aiuti], perché qui dovrebbero esserci?

L'ora di religione

Per legge in Italia c'è l'ora di indottrinamento cattolica, ora magnanimamente e per fortuna non più obbligatoria. Lo stato paga insegnanti scelti dal vescovo e quindi la scuola non deve organizzare nulla. L'ora alternativa invece la deve organizzare la scuola e farlo procura molti problemi. Molte scuole cercano di evitarlo e fanno terrorismo psicologico dicendo che il figlio sarà emarginato e preso in giro dagli altri bambini. Magari che sarà l'unico e che verrà messo in corridoio quasi fosse un castigo.
La gran parte dei bambini che nascono in Italia oggi fanno parte di famiglie di fatto o figli di coppie sposate in municipio: famiglie a cui evidentemente nulla interessa della religione. Perché questi bambini (o quelli dei valdesi, buddisti, indù, musulmani e via dicendo..) dovrebbero avere come scelta solo il seguire un'ora di religione cattolica o l'essere emarginati? In Gran Bretagna, l'ho scoperto visitando una associazione omologa alla nostra, ovvero quella umanista, nelle scuole o la religione non c'è e l'educazione è fatta dalle famiglie oppure, quando esiste, è fatta da insegnanti normali che parlano di tutte le religioni, oltre che dell'ateismo, dando tutte le informazioni essenziali alla conoscenza di queste correnti culturali.
In questo stato ogni bambino si sente accettato dalla scuola, dallo stato e dalla società perché sa che la sua famiglia non è discriminata e non è considerata diversa, anormale, pericolosa e strana. Sono tutti sullo stesso piano.
Per riassumere: noi vogliamo la laicità dello stato e queste cose che ho elencato la ribadiscono e la riaffermano, non siamo contro le chiese che, per quanto ci riguarda, possono pensare e fare ciò che vogliono. Chiaramente questo all'interno di paletti precisi messi per coerenza con i nostri principi giuridici di base quali: l'integrità del corpo, la riconoscibilità e il dovere alla cura.

(continua: 2a parte dell'intervista)

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