Stefano Bartezzaghi: un'intervista per solutori più che abili

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intervista a cura di .mau., Draco

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lunedì 25 febbraio 2008

Microbiografia

Stefano Bartezzaghi, classe 1962, è un enigmista, saggista e cultore di giochi di parole italiano.

Allievo di Umberto Eco, è figlio di Piero Bartezzaghi, autore ed eponimo de "il bartezzaghi" ovvero il cruciverba più difficile della Settimana Enigmistica, nonché fratello di Alessandro Bartezzaghi che può essere considerato successore del padre, purtroppo scomparso.

Alle Hawaii "va veloce" all'aeroporto (4) [1]

.mau. (a destra) incontra Stefano Bartezzaghi
28 gennaio 2008


Il nostro inviato .mau. ha incontrato Bartezzaghi il 28 gennaio 2008 a Crema, in occasione di un suo incontro presso il locale Caffè Letterario. Contestualmente Draco procedeva alacremente a contattarlo da remoto in modo da fargli rilasciare la seguente intervista.

Intervista

Il fenomeno "Bartezzaghi"

W@H: Come le piace essere definito? giocologo, ludolinguista, o altro?

Bartezzaghi: «Giocologo» è una parola che Ennio Peres ha inventato per sé stesso. «Ludolinguista» invece deve essere un conio di qualche enigmista accademico: è una parola che ritengo ripugnante. In realtà quella che viene chiamata «ludolinguistica» non è una disciplina, ed è per questo che non ha un nome vero e proprio. Alla fine, «giochi di parole» è ancora la definizione più sensata, proprio per tutti gli equivoci che ammette. In caso di emergenza, cioè quando bisogna proprio essere identificati, uso «saggista ed enigmista». In fondo come enigmista ho incominciato, e oggi continuo a seguire le riviste e a pensare che l'enigmistica sia un contenitore più vasto di quanto non ritengano i suoi adepti meno elastici.

W@H: "Il Bartezzaghi" è stato un topos per almeno due generazioni, può darci la sua opinione sul fenomeno di costume che è stato suo padre? Che cosa si provava ad essere "il figlio del Bartezzaghi"?

Bartezzaghi: Quella di mio padre Piero (come quella di mio fratello Alessandro, suo successore sulla Settimana Enigmistica) è stata una strana forma di notorietà: legata non alla persona e al suo volto, ma all'opera (e a un cognome così inusuale da essere molto riconoscibile). Mio padre era per molti versi una persona fuori dal comune, ma questo lo sapevamo solo noi che lo conoscevamo. Per gli altri era diventato come il simbolo della sfida enigmatica, un simbolo reso quasi esotico per il fatto che la visibilità personale di mio padre era pressoché nulla e anche per un'altra peculiarità: la precisione e la serietà della Settimana Enigmistica hanno sempre fatto spicco sullo sfondo di una società molto pressappochista.
Infine, si fosse chiamato Bianchi o Esposito non sarebbe successo niente. Chiamandosi «Bartezzaghi» capitava e capita ancora oggi con una certa frequenza di essere riconosciuti. Il che è anche piacevole, in certe situazioni: a un check-in Alitalia a Londra nel mezzo di una comitiva di un congresso in cui io, pivello intimorito, ero stato molto snobbato da certi professori e importanti personaggi, una stupenda addetta ha sbattuto le sue palpebre solo per me, figlio del suo principale intrattenitore nelle lunghe pause professionali. Non l'ho sposata, ma ci ho pensato seriamente.

W@H: Il primo "ludolinguista" è stato Giampaolo Dossena; ma ormai lei è il punto di riferimento nazionale. Come sono i suoi rapporti con Dossena? (forse questa è da considerarsi una domanda cattiva...)

Bartezzaghi:(la domanda non è affatto cattiva, anzi!) Lo stesso Giampaolo Dossena probabilmente specificherebbe che lui ha preso il testimone da Sergio Morando, e cioè dai Wutki di Linus, e in quanto a rubriche di argomento giocoso ce ne sono state anche altre. Quello che è certo è che Dossena è stato il primo giornalista italiano a specializzarsi in giochi, in tutti i giochi: carte, tavoliere, infantili, d'azzardo, antichi. Io ho proseguito la sua opera, sul Tuttolibri della Stampa e ora sul Venerdì di Repubblica, ma solo sul versante dei giochi di parole (o «con le» parole, come preferisce lui): sul resto le mie competenze sono rudimentali.
Da tempo non ho rapporti personali con Dossena. Gli sono ancora grato per quanto mi ha aiutato agli inizi, con consigli ed esortazioni (ne parlo nel mio recente La posta in gioco[2]): poi, diciamo così, ha preferito lasciarmi sbagliare da solo. Da lettore dei suoi libri, e al di là delle quantità sbalorditiva di notizie che contengono, lo ritengo uno scrittore geniale. Che Dossena non abbia - o che non voglia occupare - il posto che merita nella cultura italiana è qualcosa che definisce con una certa esattezza la cultura italiana contemporanea.

W@H: Quanta posta riceve al giorno riguardo a Lessico e Nuvole? più o meno c'è sempre lo stesso gruppo di persone, oppure ci sono molte "new entry" che scrivono una volta sola, l' hapax legomenon dei contatti?

Bartezzaghi: Ora la posta si è molto assottigliata: diciamo una ventina di e-mail al giorno (al netto del mostruoso spam e dei messaggi degli amici). All'inizio della rubrica sul sito di Repubblica, nel maggio 2000, arrivavano cento, anche centocinquanta messaggi al giorno: all'epoca però era anche l'unica rubrica interattiva del sito, che ora pullula di rubriche e blog. Mi scrivevano anche quelli che non condividevano le idee di Eugenio Scalfari sulla finanziaria o di Gianni Clerici sul tennis.
La composizione del pubblico non è cambiata molto: non tengo statistiche, ma più o meno una metà delle e-mail arrivano da aficionados e l'altra metà da esordienti.

W@H: Al di là dei giochi popolari come cruciverba e Sudoku, l'enigmistica nasce e resta un settore per gente acculturata, esperta? Se questo è vero, come spiega il successo di una rubrica che, in fondo, non è contenuta in un giornale di settore ma in una rivista generalista (il Venerdì)?

Bartezzaghi: È su questo punto che occorre fare delle distinzioni. Io vedo tre cerchi concentrici. Il più stretto è quello dell'enigmistica che io chiamo accademica: riviste per soli abbonati, poca gente che si conosce tutta di persona. I loro giochi richiedono un certo training per essere risolti e apprezzati, non perché siano particolarmente «difficili» ma perché sono particolarmente astrusi. Ai non iniziati non danno l'impressione di essere montagne himalayane ma quella di essere intricati labirinti (la differenza per me è sostanziale).
Il cerchio intermedio è quello dell'enigmistica cosiddetta popolare: cruciverba e giochi vari. Possiamo allargare questo cerchio sino a comprendere giochi più propriamente logici come il sudoku o giochi e problemi matematici. Questa enigmistica non si rivolge a un settore specializzato ma ai normali utenti della lingua e dei mass-media italiani. Per leggere o anche per fare un anagramma basta solo averne voglia e conoscere qualche indicazione di massima.
Il cerchio più vasto è quello dei giochi di parole, che possono avere un tasso tecnico anche molto basso. Io lavoro in questo cerchio, con incursioni nei due più delimitati. Mi sento di aver fatto una buona rubrica quando ho l'impressione che quello che ho scritto può stimolare il volenteroso a una ricerca, una sfida, un'elucubrazione che se troverà il tempo mi scriverà via e-mail; ma può anche essere letto da chi ha solo la voglia o il tempo di essere intrattenuto da un semplice articolo di giornale.
I tre cerchi si rivolgono rispettivamente: ad autori/solutori specializzati; a solutori generici; a lettori.

Dall'enigmistica classica, al cruciverba, al sudoku

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W@H: è appena uscito un suo libro sulla storia dei cruciverba, ce ne può parlare?

Bartezzaghi: È un libro abbastanza vasto, si intitola L'orizzonte verticale: non so se mi capiterà di scrivere ancora un libro così. Quando l'ho progettato - sono passati esattamente dieci anni - non pensavo che la materia fosse tanto articolata e interessante. E invece ho avuto sorprese sia dal versante più strettamente tecnico (non sospettavo neppure l'esistenza di una vera e propria enigmistica americana) sia dal versante più storico, dove il cruciverba si trova intrecciato a molte altre invenzioni della modernità. Il libro ha una parte «orizzontale», sulla storia, e una «verticale», con approfondimenti e incroci con letteratura, arti visive, scienze umane... È il primo libro che l'editoria maggiore italiana dedica all'argomento.

W@H: cosa è l'enigmistica classica, quale è la differenza con quella moderna?

Bartezzaghi: Ha ha ha ! Vedete l'equivoco? In enigmistica, «classico» non si oppone a «moderno» ma a «popolare», che è un po' come se in fisica «caldo» si opponesse non a «freddo» ma, per dire, a «veloce». È un guazzabuglio, forse l'immagine dei tre cerchi che ho disegnato un paio di risposte fa può facilitare l'orientamento.

W@H: Come nasce un cruciverba? Vengono prima le parole o le caselle nere?

Bartezzaghi: Nelle «parole crociate a schema libero» vengono prima le parole, in quelle «a schema fisso» vengono prima le caselle nere. Questo vale per l'Italia, e la differenza è sostanzialmente omologa a quella tra verso libero e verso metrico in poesia. Lo schema libero, cioè, è più difficile da maneggiare bene, proprio perché vincola di meno.
Il cruciverbista sceglie alcune parole che lo interessano, le sistema nello schema - fisso o libero che sia - e incomincia a incrociarle, alternando l'uso della gomma a quello della matita.

W@H: Il sudoku è stato un successo incredibile che sembra resistere negli anni. Probabilmente molti cruciverbisti sono scettici su questi giochi, esattamente come gli enigmistici classici negli anni '30 si lamentavano dei cruciverba. Qual è il suo parere in proposito?

Bartezzaghi: Non mi pare proprio che i cruciverbisti abbiano reagito male all'invenzione (meglio, alla diffusione) del sudoku. L'editor dei cruciverba del New York Times, Will Shortz, ha pubblicato molti libri di sudoku.
Shortz ha trovato una bellissima definizione per il sudoku: parole crociate senza parole (in inglese è meglio: wordless crosswords). Il sudoku è un gioco logico, molto ingegnoso. Rispetto al cruciverba ha un pro e un contro: il pro è che è più impersonale, gli spazi di alea sono ancora più ridotti che nel cruciverba; il contro è che la risoluzione di un sudoku «non fa memoria», e lo si vede quando si commette un errore: correggere è impossibile, conviene rifare da capo.

W@H: quanti libri di argomento ludolinguistico possiede?

Bartezzaghi: Ho ormai una piccola biblioteca, divisa per giochi (enigmi, anagrammi, palindromi..), con qualche rarità e qualche antichità. Ma i libri specializzati davvero interessanti in questo settore sono molto pochi. Si trovano molti più spunti in libri che parlano di tutt'altro.

Giochi con le parole: oltre il puro divertimento?

Bartezzaghi a Crema

W@H: Il gioco e la cultura, odio o amore?

Bartezzaghi: Se intendiamo cultura nel senso accademico, togato e ufficiale, allora parlerei di indifferenza: quella cultura non conosce il gioco, il gioco non conosce quella cultura. Se intendiamo cultura in senso antropologico, allora il gioco è un pilastro di ogni cultura. Se intendiamo cultura come articolazione del pensiero di un'epoca (in un senso in qualche modo intermedio fra i due estremi), allora i rapporti possono essere molto proficui: come hanno dimostrato nel secolo scorso Johan Huizinga e soprattutto Roger Caillois.

W@H: I giochi che lei tratta possono essere anche pedagogici o sono solo ludici? In altre parole: pensa, o vuole, che siano in qualche modo "utili" o crede che sia inutile perseguire questo scopo?

Bartezzaghi: Ersilia Zamponi, con i suoi Draghi locopei[3] e il suo Calicanto[4] (quest'ultimo scritto con Roberto Piumini) ha dimostrato che i giochi di parole possono convivere benissimo con la scuola: è però necessario che non siano imposti ma siano scelti. Mi pare insomma che tutto dipenda molto dalle capacità e dall'entusiasmo di chi li propone. A cosa servano, però, non saprei. Ersilia rivendica la possibilità di dire «a niente», e io le do retta poiché è una donna molto saggia.

W@H: Al di là dell'abilità specifica che si acquisisce esercitandosi regolarmente con giochi enigmistici, secondo lei i supersolutori sono persone con una cultura meramente nozionistica o realmente eruditi? O forse l'enigmista-tipo è essenzialmente una persona "super-intuitive"?

Bartezzaghi: A questa domanda non so rispondere. Il nozionismo entra nel discorso fino a un certo punto, e solo per certi giochi come il cruciverba. L'erudizione molto spesso è un ostacolo, non c'è categoria umana più ostile all'enigmistica del ceto intellettuale. L'enigmista ha un'intelligenza di tipo più scaltro, più vicino all'antica metis che alla sophia[5] , insomma è più Ulisse che Omero. Applicandosi ed esercitandosi chiunque può diventare un buon solutore, quasi chiunque un ottimo solutore. I supersolutori - io qualcuno l'ho conosciuto - hanno però una marcia in più, è come se la soluzione gli si presentasse davanti a un occhio mentale ancora prima di averci realmente pensato. Davvero non ho idea di come funzioni.

W@H: Come sono i suoi rapporti con l'altro lato della ludologia, quella "matematica" di Ennio Peres?

Bartezzaghi: Da ragazzino ero un appassionato lettore di Martin Gardner e dei Wutki, e con qualche affanno riuscivo anche a venire a capo di alcuni giochi: ma qualcosa nella mia forma mentis mi ha fatto capire sin da subito che per me non era come con le parole. Rimango un lettore incuriosito, e ogni tanto mi piacerebbe saperne di più: per esempio, mi interessa il rapporto fra giochi logici e psicologia - il punto in cui il paradosso produce l'inganno, o viceversa. Però non mi ci metto, cioè non mi cimento.

W@H: Qual è la differenza tra i giochi con le parole in italiano e in altre lingue? Marius Serra e Verbalia fanno sicuramente un grande lavoro in catalano e castigliano, ma inglese e francese sono un po' diversi, e non parliamo del tedesco.

Bartezzaghi: Per sua natura il gioco di parole è intraducibile, nei casi più fortunati è solo adattabile. La sorpresa più grossa che ho avuto scrivendo il mio libro sul cruciverba è stato vedere quanto nettamente questa invenzione abbia trovato da subito i suoi adattamenti nazionali: i cruciverba in francese sono diversissimi da quelli in inglese, e il problema non è solo linguistico, poiché fra questi ultimi quelli americani sono diversissimi da quelli inglesi. Ora che siamo tutti un po' più poliglotti stiamo forse entrando in un'era di giochi multilinguistici. Comunque si registra una maggiore attenzione reciproca delle diverse tradizioni nazionali, favorita anche dalla diffusione di jeux sans frontières come il sudoku. Persino gli enigmisti accademici italiani hanno imparato di non essere soli al mondo, anche se alcuni di loro restano curiosamente convinti che l'enigmistica italiana primeggi da sempre e per sempre.

Enigmistica ed informatica

Bartezzaghi con Aldo Spinelli

W@H: Conosce wikipedia e quali sono i suoi rapporti con la tecnologia informatica in generale?

Bartezzaghi: Conosco, uso e benedico Wikipedia. Conosco meno e benedico meno - ma uso di più - il mio computer. Ho l'età per ricordarmi molto bene come era lavorare senza informatica. Sui vantaggi non mi dilungo: oltretutto è stato trovato quasi subito l'anagramma che li riassume (informatica = minor fatica). C'è un grande svantaggio: ed è che oggi abbiamo la casa e l'ufficio pieno di apparecchiature di cui conosciamo poco e male il funzionamento. Parlando di persone normali o uno sa come far funzionare al meglio un computer (e si tiene continuamente aggiornato al proposito) o fa qualcosa d'altro nella vita. Riassumendo: ci lavoro da quasi vent'anni ma mi sembra di avere eternamente il cartello P di Principiante dietro alla schiena. Questo non è bello.

W@H: Usare il web, e wikipedia in particolare, per risolvere un cruciverba o comunque un enigma ludolinguistico è da considerarsi barare?

Bartezzaghi: Mah, dipende un po' dai casi e dalle abitudini personali. A me non salterebbe mai in mente di consultare il web o anche un'enciclopedia di carta mentre risolvo un cruciverba; per altri tipi di gioco sono casomai più utili strumenti come i motori di ricerca dei cd-rom dei dizionari.

W@H: crede che ci siano buone informazioni relative alla ludo linguistica in rete?

Bartezzaghi: Incominciano a esserci dei buoni siti per l'enigmistica (primo e secondo cerchio). Quello della Settimana Enigmistica (si chiama AEnigmatica) è il punto di raccolta dei più vivaci appassionati. Quello della Biblioteca Enigmistica Italiana (si chiama Enignet) è austerissimo nella presentazione ma contiene moltissime indicazioni sia tecniche che logistiche. Per il terzo cerchio più che di informazioni si tratta di avere luoghi in cui giocare.

W@H: Presso l'università di Siena (qui) è stato messo a punto un solutore automatico di cruciverba, che cerca le soluzioni attraverso Google (e quindi anche Wikipedia ;-) ). Cosa pensa dei solutori (e, forse peggio, dei creatori) automatici di cruciverba e, in generale, di "giochi di parole"?

Bartezzaghi: Adesso che l'umanità ha risolto il problema di come risolvere i cruciverba, manca la macchina per bere whisky e la macchina che va a fare le passeggiate e poi la questione delle attività del tempo libero non si porrà più: potremo lavorare tutto il tempo in santa pace, senza distrazioni. Riesco a trovare una sola utilità a questi software: immagino siano utilissimi come esercizi per informatici.

W@H: Trova posto l'informatica nella redazione dei giochi enigmistici?

Bartezzaghi: Prima dell'informatica si potevano fare ricerche solo sul dizionario, sull'enciclopedia o casomai sul rimario; ora invece, con i cd-rom, ci sono maggiori possibilità. Per tutte queste facilitazioni il consiglio che do ai miei lettori è: usatele, ma non usatele sempre: l'aspetto di esercizio mentale è più importante del narcisismo derivato dall'aver fatto un gioco o dall'averlo risolto.

W@H: Sono state proposte delle affinità, nella ricerca informatica, tra la capacità di risolvere enigmi ed ambiguità e intelligenza (vedi ad esempio Douglas Hofstadter, con i suoi libri "Ambigrammi" e "Concetti fluidi e analogie creative"). Conosce questo tema? Ha una sua opinione in merito?

Bartezzaghi: La mia opinione è che Douglas Hofstadter sia un genio.

Note

  1. Soluzione: wiki
  2. http://www.libreriauniversitaria.it/posta-gioco-bartezzaghi-stefano-einaudi/libro/9788806186531
  3. http://www.libreriauniversitaria.it/draghi-locopei-zamponi-ersilia-einaudi/libro/9788806592042
  4. http://www.internetbookshop.it/code/9788806191245/zamponi-ersilia/calicanto-poesia-gioco.html
  5. NdR: metis è la dea della sottigliezza, della furbizia mentre sophia richiama la conoscenza. Il metis è la capacità di Ulisse che riesce ad averla vinta sui Troiani, sophia è la capacità dei filosofi che, appunto, la amano
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