Viaggio umanitario del C.I.S.S. in Sudan

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mercoledì 9 maggio 2008

Bambini sudanesi

Da Alessandria d'Egitto, storica città nota anche per la sua antica biblioteca riedificata in stile ultramoderno, è iniziato il viaggio via terra della ONLUS C.I.S.S. (Cooperazione internazionale solidarietà sanitaria) con il compito di portare materiale sanitario ad un ospedale del Sudan dove la situazione sanitaria è molto carente è la mortalità infantile elevata. Il gruppo era formato da Pier Luigi Bertola, suo fratello Gian Carlo e da Piero Sburlati di Monastero Bormida. L'arrivo non è stato facile: alla dogana egiziana sono state richieste ingenti tasse per il carico arrivato da Genova. Per raggiungere Assuan, distante 1 250 km, è stato necessario ingaggiare a pagamento anche un funzionario doganale.

In Egitto la vita si svolge prevalentemente lungo il Nilo, dove si vedono carretti trainati da sparuti asinelli che trasportano patate, cipolle od insalata. La suggestione è notevole perché dopo le piramidi di Giza il paesaggio è arricchito da case di fango che si alternano a palme lungo il greto del fiume che regala sovente orti ben coltivati, fiori e prati verdi. Poco più in là comincia il deserto che, seppur attraversato da belle strade asfaltate sovente illuminate, rappresenta un'incognita.

Poco dopo Quena il viaggio diviene quasi impossibile con numerosissimi posti di blocco controllati da militari pignoli all’inverosimile e molto esigenti. Il funzionario cerca di fare il possibile per ridurre i numerosi pedaggi. La compagnia arriva quindi a Luxor, che riesce sempre ad abbagliare i visitatori con l’imponenza dei suoi templi, in particolare quelli della valle dei Re ed il tempio di Karnak, che domina la pianura con le sue possenti colonne ingentilite da palme ed incisioni.

Si giunge quindi ad Assuan con la grandiosa diga sul Nilo che ha creato il lago Nasser lungo oltre 300 km, la cui propaggine meridionale entra in Sudan. I maestosi templi di Abu Simbel sono stati spostati di oltre 5 km per evitare che fossero sommersi dal fiume. La frontiera di terra fra Egitto e Sudan è inesistente, l’unico modo di entrare in Sudan via terra è utilizzare il traghetto che parte ogni lunedì sera da Assuan e che dopo 19 ore circa arriva in Sudan: i veicoli devono essere imbarcarli sopra una chiatta che arriva il giorno dopo. Il viaggio sul traghetto è stato allucinante, e probabilmente il viaggiatore prova la stessa sensazione che provano i clandestini, stipati su gommoni verso Lampedusa. Sul traghetto sono presenti anche dei turchi, due tedeschi e una ragazza giapponese.

Recuperato il furgone si entra a Wadi Halfa dove c’è pure una vecchia stazione ferroviaria ancora attiva se pur in modo discontinuo che fa ricordare quelle sperdute nel Far West. Gli abitanti si prodigano a rendere gradevole il soggiorno e si nota subito una cortesia particolare con mite gentilezza. Anche qui tutte le donne portano il velo mentre gli uomini indossano il caffettano. Da qui in poi diventa molto difficile filmare e fotografare. Il cibo in Sudan è simile a quello egiziano ed anche qui è proibito l’alcool come anche la semplice birra. Il gruppo del C.I.S.S. aveva anche 30 litri di vino da regalare con sé: i doganieri, tuttavia, una volta trovato e sequestrato il vino, hanno accettato di scambiarlo con farmaci, ma no prima di averlo assaggiato.

Piste del deserto

Comincia qui quella che diverrà la parte più dura del viaggio. Fatto il pieno di gasolio e riempitene altre tre taniche, comprate le provviste di acqua e viveri, inizia la traversata del deserto insieme ad alcuni compagni di viaggio turchi che con la loro auto stracarica pretendono di fare la traversata con il rischio di insabbiarsi sovente, anche perché per il treno bisogna aspettare alcuni giorni e non si è neppure sicuri di arrivare a destinazione nel tempo stabilito; qui il tempo si allunga a dismisura e la gente accetta ogni ritardo, anche se notevole, con rassegnazione e con un bel sorriso.

I compagni turchi dicono di conoscere bene la strada, ma il ragazzo e la ragazza tedeschi conosciuti sul traghetto preferiscono coprire con le loro moto pochi chilometri al giorno e visitare meglio il posto ricchissimo di piramidi e tombe di faraoni; i due sono partiti da Stoccarda ed intendono arrivare in moto fino a Città del Capo. La ragazza giapponese non ha problemi di tempo perché è già da alcuni mesi che sta facendo il giro del mondo e se la prende comoda.

I primi 400 km di piste si rilevano subito un percorso infernale, non solamente per la temperatura oltre 57 gradi, ma soprattutto per le condizioni della pista: la carovana si è insabbiata più volte, e di notte con il vento sferzante e la temperatura scesa a 15 gradi è molto difficile disincagliare un furgone con i suoi 35 quintali. Avendo perso la direzione, viene decisa una sosta fino all’alba per andare alla ricerca della giusta via. L’ansia aumenta, non si vede nessuno per diverse ore, non c’è alcun punto di riferimento, e qualcuno mostra di non apprezzare l’uso del GPS in dotazione al C.I.S.S., confidando invece nella sola esperienza.

Ritrovato finalmente l’asfalto, la situazione migliora: nonostante l'avviso che sulla strada erano sparsi numerosi posti di blocco, la carovana ne incrocia pochi, e non viene mai fermata. I militari si dimostrano molto gentili ed affabili, e non chiedono nulla. Dopo oltre 32 ore di viaggio arriviamo a Khartum, capitale del Sudan, dove la carovana viene accolti dai salesiani, che offrono un buon pasto ai volontari. Finalmente è possibile anche fare un buon bagno per togliere la polvere rossa che sembra entrare persino nelle ossa.

Cammelli

Il giorno successivo, scaricato il materiale oggetto della missione e visitata l'ambasciata italiana, il gruppo viene invitato per la cena dal nunzio apostolico. Intanto prosegue la missione umanitaria, con visite a scuole e campi profughi. Dopo pochi giorni è tempo di programmare il ritorno: dopo avere portato il furgone a Port Sudan sul mar Rosso per l’imbarco, è tempo di ripartire. Il viaggio verso il mar Rosso dura 27 ore e 1 200 km, attraverso una delle zone più suggestive per la bellezza dei luoghi (vicini all’Eritrea ed all’Etiopia), la gentilezza delle popolazioni, la tipologia delle abitazioni che cambiano stile continuamente, e specie per il sorriso dei bambini che gettano terra sulle numerose buche della strada in cambio di un po’ di cibo. I cammelli non si contano e sovente formano una lunga fila.

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