11 ottobre, l'IdV a Piazza Navona per il referendum

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12 ottobre 2008

A Piazza Navona, dalla mattina di ieri fino a tarda sera, si è svolta una manifestazione organizzata dall'Italia dei Valori al fine di raccogliere firme utili al referendum sulla riforma della giustizia stabilita dall'esecutivo in carica.

Di Pietro, leader dell'IdV, parla di «difesa della democrazia» e di «minaccia posta dall'esecutivo», in particolare circa il cosiddetto "Lodo Alfano" e il futuribile "Lodo Consolo". Ha anche ricordato che la coetanea e massiccia manifestazione organizzata dagli altri partiti di sinistra «non era da considerarsi antagonista» alla loro e che il Partito Democratico non doveva vedere tali manifestazioni come una "minaccia" per le altre opposizioni, ma «un'occasione per essere uniti contro il governo» (dopo le polemiche relative alla prima manifestazione di Piazza Navona dell'8 luglio).

La manifestazione aveva avuto inizio alle 10, con artisti e relatori sfilati sul palco soleggiato. Centinaia di persone, di cui diverse con bandiere del Partito dipietrista sotto al palco (nonostante le raccomandazioni di non mostrare vessilli di sorta), hanno assistito all'evento fino al tardo pomeriggio; altre si sono alternate nel corso delle ore. Molti gazebo dell'IdV erano organizzati per raccogliere le firme in base alla provenienza geografica. Tra gli addetti alla mansione, qualcuno prospettava una giornata positiva da questo punto di vista.

Andrea Rivera animava la manifestazione raccontando battute in attesa di altri interventi, talvolta pesanti (su Jörg Haider, morto proprio quel giorno, ad esempio ha detto: «È sbandato. Mi dispiace. Ma come ha fatto? Lui teneva sempre la destra!»).

Numerosi gli ospiti della manifestazione, molti dei quali intervenuti precedentemente nel primo pomeriggio. Nella tarda serata, in particolare Simone Cristicchi si è esibito in un vero e proprio concerto, durato circa mezz'ora. Ha cantato anche l'inedita Genova brucia, canzone di attualità (ha sostenuto di non aver trovato «ancora un editore disposto a pubblicarla»: il pezzo vede il G8 del 2001 tramite gli occhi di un "celerino violento e fascistoide" - «un-due tre viva-viva Pinochet», «4-5-6 fossi in te non parlerei» e insulti ai "no global"). Ha chiuso con Ti regalerò una rosa, canzone vincitrice del Festival di Sanremo del 2007, prima di lasciare il palco invitando a firmare pro referendum.

Successivamente, Di Pietro ha annunciato il raggiungimento di 250 000 firme, presentando anche «un augurio da Nobel». Infatti, Dario Fo e la consorte Franca Rame hanno fatto ingresso in piazza. Quest'ultima ha parlato per prima e, come promesso, è stata «estremamente breve», sostenendo che l'ex giudice è «l'unico uomo politico italiano con i coglioni». A seguire un più logorroico intervento di Fo, applaudito al termine.

Per concludere, intorno alle 22, Di Pietro si è prodotto in un altrettanto lungo discorso sulla necessità di porre freno al governo di Berlusconi, di cui ha ricordato anche la norma "salva Parmalat" (contro la quale nel 2004 Giulio Tremonti, allora ministro dell'Economia, aveva minacciato le dimissioni). Alla fine, il Ministro delle Infrastrutture del precedente governo si è congedato ringraziando i volontari dei gazebo che hanno raccolto firme fino ad allora sia a Roma che in molte altre piazze italiane.

Dopo la manifestazione c'è stato tempo per un fuori programma. Un uomo ha discusso con la coppia Fo-Rame che aspettava un taxi per andarsene, contestando per diversi minuti le loro idee («e lasciatelo governare», riferendosi al premier). La piccola folla vicina si è scagliata contro l'uomo rispondendogli a tono. Fo ha sorriso senza dire quasi nulla, biascicando qualcosa e mostrandosi praticamente imperturbabile alla situazione, sotto gli obiettivi dei videofonini.

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