Cronologia del dopo voto del 9-10 aprile 2006

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Aprile 2006 e Maggio 2006
La seguente raccolta dei fatti salienti, si riferisce alla consultazione elettorale.

  • Lunedì 10 aprile. L'Unione vince di misura le elezioni. I sondaggi delle settimane precedenti così come gli exit-polls, vengono contraddetti dai dati definitivi. L'evento che sorprende maggiormente è la composizione del voto degli italiani all'estero, che premiano la coalizione di centro-sinistra, smentendo il comune assunto dell'esistenza di un "effetto Tremaglia".
  • Martedì 11 aprile. Silvio Berlusconi, in una conferenza stampa, contesta i risultati parlando di brogli, e allo stesso tempo propone all'Unione di convergere in una "Grosse Koalition" sul modello della Germania. Prodi rimanda al mittente l'offerta.
  • Giovedì 13 aprile. Dai leader del centro-sinistra arriva una conferma del risultato elettorale, basato sulle prime verifiche delle corti d'appello.
  • Sabato 15 aprile. Roberto Calderoli rincara, dichiarando che il centro-destra, con o senza verifiche, è già in vantaggio: non sarebbe infatti possibile conteggiare i voti della lista autonomista Alleanza Lombarda apparentata con il centro-sinista. L'Unione replica smentendo che questo sia possibile.
  • Lunedì 17 aprile. Paolo Cento della Federazione dei Verdi propone che la manifestazione nazionale del 25 aprile sia anche l'occasione per l'Unione di festeggiare la vittoria. Wolfgang Munchau, vicedirettore del Financial Times, in un editoriale prefigura un'uscita dell'Italia dall'euro, dichiarando come il peggiore esito possibile la vittoria risicata dell'Unione. La Commissione europea smentisce che ci sia questa possibilità, definendola irrealistica.
  • Mercoledì 19 aprile. La Cassazione si pronuncia sull'esito finale del voto alla Camera: la vittoria è assegnata all'Unione con uno scarto di 24.755 voti, 500 in meno del risultato uscito dal Viminale.
  • Giovedì 20 aprile. Grandi trattative in corso sulle cariche di Camera e Senato.
  • Venerdì 28 aprile. Si insedia il nuovo Parlamento italiano, ed è chiamato immediatamente ad eleggere i propri presidenti. Durante il primo giorno di consultazioni, né il presidente della Camera né quello del Senato (il cui posto è disputato fra Franco Marini e Giulio Andreotti) viene eletto dalle due assemblee. Particolarmente drammatica la situazione al Senato, dove Marini ha mancato il quorum per pochi voti nelle tre votazioni che si sono tenute.
  • Sabato 29 aprile. Al quarto voto viene eletto presidente della Camera Fausto Bertinotti, con 337 voti. al Senato si chiude definitivamente la partita per la presidenza al terzo scrutinio, durante il quale franco Marini è risultato eletto con 165 voti, 3 in più del quorum necessario.
  • Mercoledì 3 maggio. Dopo che le Camere vengono ufficialmente convocate per l'8 maggio, per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica (convocazione effettuata il 2 maggio), il presidente in carica Ciampi annuncia di non essere disponibile alla rielezione invocata pressoché all'unanimità dalle parti politiche, che quindi devono trovare un nuovo candidato su cui convergere.
  • Lunedì 8 maggio. 1008 grandi elettori si riuniscono a Montecitorio per l'elezione del capo dello Stato: l'Unione ha proposto come prossimo presidente Giorgio Napolitano, già ministro dell'interno. La Casa delle Libertà decide di prendere tempo, e il centro-sinistra, in attesa di una risposta della controparte politica, decide di votare scheda bianca. La prima votazione, pertanto, si conclude con un nulla di fatto.
  • Martedì 9 maggio. L'accordo per l'elezione del Capo dello Stato non viene raggiunto: l'Unione continua a proporre Giorgio Napolitano, ma Lega Nord, Alleanza Nazionale e Forza Italia respingono ancora la proposta, che però viene accettata dall'Udc, pur decidendo di mantenere una linea coerente con le decisione della CdL. E così, al secondo e terzo scrutinio, la maggioranza delle schede (quasi 800) non riportano alcuna dicitura.
  • Mercoledì 10 maggio. La quarta votazione prevede che l'elezione avvenga con la maggioranza assoluta, e non più dei 2/3 degli elettori, e Giorgio Napolitano viene eletto undicesimo presidente della Repubblica con 543 voti.

Notizie correlate[modifica]

Fonti[modifica]