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Bomba in Afghanistan: morti 2 alpini italiani, 4 feriti

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5 maggio 2006

Cartina dell'Afghanistan con evidenziata la posizione di Kabul

Un ordigno è esploso oggi alle 16.20 locali (le 13.50 in Italia) nella Musay Valley, la zona sud-est della capitale afghana Kabul, investendo due nuove autoblindo di produzione italiana, "Puma" 6x6, a bordo delle quali viaggiavano dodici militari italiani. Di questi due sono morti ed altri quattro sono rimasti feriti. La maggior parte delle vittime dell'attentato appartengono al 2° reggimento Alpini di Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Brigata Taurinense.

Tutti gli uomini coinvolti sono stati evacuati con due elicotteri del contingente italiano presente nel Paese: l'intervento di un CH-47 dell'Esercito ed un AB.212 della Marina Militare ha consentito di trasferire gli uomini in un ospedale da campo tedesco, mentre la zona veniva messa in sicurezza.

Le due blindo erano in missione di pattugliamento, quando sono state attaccate, probabilmente mediante IED (Improvised Explosive Device, ordigno esplosivo improvvisato) ad alto potenziale. Secondo il SISMI questa serie di attentati in Iraq ed Afghanistan contro le nostre forze è indirizzata ad influenzare il nuovo governo spingendolo ad un ritiro accelerato da tutte le zone di guerra.

L'attentato è stato compiuto il giorno successivo all'avvicendamento al comando della forza multinazionale della NATO in Afghanistan (ISAF) tra il generale Mauro De Vecchio ed il collega britannico David Richards. Nel discorso di commiato, il generale italiano aveva detto: "Ci saranno ostacoli nel percorso democratico dell'Afghanistan, che sarà ancora lungo", aggiungendo che tali ostacoli sarebbero stati superati grazie alla volontà della popolazione locale ed al contributo delle forze internazionali. Proprio il portavoce della missione, maggiore Luke Knittig, ha affermato: "I soldati italiani che sono stati attaccati stavano pattugliando la zona per garantire la sicurezza. Noi avevamo avuto segnalazioni di minacce alla sicurezza nella zona di Kabul ed è proprio per questo che loro erano in pattuglia".

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha intanto aperto un fascicolo per fare luce sulla vicenda: l'ipotesi sulla quale sta lavorando il magistrato inquirente, Franco Ionta, è "strage con finalità di terrorismo". Gli accertamenti scientifici sono già stati affidati ai carabinieri del ROS, che in queste ore stanno raggiungendo la zona del crimine; si cercherà di riportare in Italia il mezzo colpito per sottoporlo a perizia, mentre per lunedì è previsto l'esame autoptico sulle salme.

Matrici e rivendicazioni

Sono due le ipotesi maggiormente tenute in considerazione al momento circa la matrice dell'attentato. La prima conduce al movimento fondamentalista paramilitare Al Qaida: proprio ieri, infatti, un esponente del movimento, Gulbuddin Hekmatyar, aveva rilasciato un'intervista, trasmessa da Al Jazira, che molti hanno definito una vera e propria "chiamata alle armi". La seconda, invece, è di carattere più "locale" ed associa l'attentato di oggi all'arresto di un importante capo talebano, il mullah Ezath, incarcerato lo scorso 30 aprile.

Abdul Raouf, esponente talebano, ha rivendicato con una telefonata l'attentato, affermando che l'azione è avvenuta tramite l'uso di un esplosivo radiocomandato.

Secondo l'Ammiraglio Di Paola, capo di Stato maggiore della difesa, non vi sono connessioni con il precedente attentato di Nassiriya, e quindi l'Italia non è un bersaglio specifico; l'attacco era infatti rivolto genericamente alla forza multinazionale.

I primi arresti

Sono già stati effettuati quattro arresti legati all'attentato: quattro persone sono state arrestate dalla polizia afghana, tra cui il presunto esecutore materiale dell'attentato. Tutti gli arrestati sembrano essere talebani.

La testimonianza

Uno dei soldati feriti nell'attacco ha dichiarato ai microfoni del TG5: "Ho sentito una grossa esplosione, poi il mezzo si è ribaltato [...] Siamo riusciti ad uscire fuori dal mezzo. Abbiamo cercato di capire come eravamo combinati e abbiamo portato i primi soccorsi. Subito dopo è arrivato l'elicottero e c'è stata l'evacuazione".

Chi sono le vittime

Fonti militari hanno reso noto i nomi dei soldati coinvolti.
Hanno perso la vita il tenente Manuel Fiorito, (2° reggimento Alpini) ed il maresciallo ordinario Luca Polsinelli (9° reggimento Alpini). Risultano feriti, inoltre, i caporal maggiori scelti Salvatore Giarracca, Massimiliano Clementini ed Emanuele Rivano ed il primo caporal maggiore Salvatore Mastromauro (2° reggimento Alpini).

Il tenente Manuel Fiorito era nato il 13 febbraio 1979, a Verona. Il maresciallo Luca Polsinelli era, invece, di Sora; era nato il 20 ottobre 1977. Entrambi erano celibi.

Le salme dei due alpini deceduti saranno rimpatriate domenica sera. I quattro militari feriti potrebbero invece già rientrare domani a Ciampino, con un volo militare tedesco. I funerali sono stati fissati per martedì mattina a Roma, nella stessa chiesa dove sono stati officiati anche i funerali delle ultime vittime a Nassiriya.

Reazioni

Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Di Paola, un messaggio: "questa triste circostanza voglia rendersi interprete presso l'Esercito italiano dei miei sentimenti di cordoglio, di solidarietà e di intensa partecipazione al dolore provocato da questo luttuoso evento". Il Presidente ha poi manifestato ai congiunti dei due militari caduti la sua più sentita partecipazione al loro immenso dolore.

Sulla vicenda è intervenuto Romano Prodi: "Sono veramente vicino alle famiglie dei soldati, il problema del tributo che viene dato dai nostri soldati per la pace e la stabilità è tra i più grandi, forse, in questo momento il maggiore problema del nostro Paese".

Il leader della Cdl, Silvio Berlusconi, ha detto: "Stiamo aspettando notizie ulteriori col cuore sospeso. Sappiamo che diffondere la democrazia nel mondo è qualche cosa che comporta dei rischi e che stiamo pagando, ahimè, ma ci conforta il fatto che la causa sia nobile, doverosa e che è nel nostro interesse che tutti questi ragazzi stanno a Kabul così come nell'Iraq, così come nel Kosovo e in tutti gli altri Paesi per una propria decisione, convinti dell'utilità delle loro missioni".

Solidarietà e considerazioni politiche sono state espresse dal neo-presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti: "Un altro lutto da un teatro militare investe l'Italia. Le sue Istituzioni democratiche si stringono solidali ai familiari delle vittime colpiti da una così grave tragedia, mentre sperano con quelli dei feriti nella loro piena guarigione. Non vogliamo rassegnarci alla morte. Oltre alla umana e intensa solidarietà con le vittime della violenza, la politica raccolga tutte le domande di pace e di convivenza".

Il Presidente del Senato della Repubblica, Franco Marini, in un messaggio inviato al Ministro della Difesa, ha manifestato il proprio dolore personale e di tutti i senatori per i militari morti.

Anche il Ministro della Difesa, Antonio Martino si è pronunciato sull'accaduto commentando: "Ancora una volta i nostri militari pagano l'altissimo prezzo della vita per il loro generoso impegno a favore della stabilità e della democrazia". Il ministro ha inoltre annullato la visita programmata per domani a Nassiriya.

La missione

I soldati italiani in Afghanistan sono coinvolti nella missione ISAF, organizzata dall'ONU e successivamente affidata al comando della NATO.

Il compito della missione è garantire la sicurezza in Afghanistan nelle sue varie componenti (pattugliamenti, sequestri di armi, bonifica da mine ed altri esplosivi, addestramento delle forze di sicurezza afghane etc.). Dopo una attività iniziale concentrata nella sola capitale, la missione si sta espandendo nelle altre città del Paese.

L'Italia attualmente partecipa alla missione con 1.450 militari, tra soldati dell'Esercito (con anche 3 elicotteri CH-47) e componenti minori dei Carabinieri (30 uomini), dell'Aeronautica Militare (75 uomini e 2 C-130J) e della Marina Militare (50 uomini e 3 elicotteri AB.212).

L'Italia aveva assunto il comando della missione ISAF il 4 agosto 2005 con il Generale De Vecchio.

In precedenza, sempre in Afghanistan, l'Italia aveva subito altre 3 vittime, causate da due incidenti stradali e da un disastro aereo.

Altri 400 soldati sono schierati nell'ovest dell'Afghanistan, ad Herat sempre in ambito NATO, inquadrati nella missione PRT (Provincial Reconstruction Team) facente parte dell'ISAF e volta ad espandere la presenza multinazionale in Afghanistan.

I servizi segreti avevano già lanciato un allarme per la zona di Kabul (dove in passato vi sono stati altri attentati alle forze ISAF, non ultimo quello dell'8 aprile). In generale nell'Afghanistan la situazione viene considerata ancora a rischio, in particolare per lo scarso e difficoltoso controllo del territorio.

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