Caso George Floyd, le proteste continuano in più di 48 città

Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Jump to navigation Jump to search

domenica 31 maggio 2020

Morte di George Floyd
Manifestante con il pugno chiuso, simbolo del Black Power

Ieri è stato il quinto giorno di proteste per il caso George Floyd, l'afroamericano ucciso a Minneapolis da un agente di polizia. Le manifestazioni si sono espanse in più di 48 città statunitensi con delle proteste pacifiche, accompagnate da una reazione di violenza da parte delle forze dell'ordine. Molti scontri sono stati ripresi e poi pubblicati nei social media, mentre sempre più giornalisti riportano di essere stati aggrediti dalla polizia. In tutto il paese le rivolte sono diventate sempre più violente, con continui saccheggi e vandalismi da parte dei manifestanti.

È morto un uomo a Indianapolis[modifica]

A Indianapolis, capitale dello stato dell'Indiana, è morto un uomo per un colpo sparato da una persona non facente parte delle forze dell'ordine; altre tre persone sono state ferite. Questo è il quarto manifestante ad essere stato ucciso dall'inizio delle proteste.

Un poliziotto è stato accoltellato al collo[modifica]

A Jacksonville, in Florida, sono stati feriti 13 poliziotti, e uno è stato accoltellato al collo da parte di un manifestante. È stato immediatamente portato in ospedale.

In molte città è stato imposto il coprifuoco[modifica]

Un'auto in fiamme a Minneapolis

Secondo il New York Times, è dal 1968, anno dell'omicidio di Martin Luther King, che non erano stati imposti così tanti coprofuochi del Paese. Attualmente, sono attivi a Minneapolis, Atlanta, Los Angeles, Miami, Philadelphia, Portland e Louisville tra gli altri. La Guardia Nazionale è arrivata in una decina di città.

Durante le proteste, gli agenti sono stati attaccati con lancio di sassi e altri oggetti, e circa 1400 persone sono state arrestate. Nella città epicentro di tutto, Minneapolis, gli agenti in tenuta antisommossa hanno sfidato i protestanti, allontanandoli dalla quinta caserma di polizia lanciando lacrimogeni e granate stordenti. Nei giorni scorsi è stato dato fuoco alla terza caserma, quella in cui lavorava Derek Chauvin, il poliziotto (in seguito arrestato) che ha soffocato George Floyd.

A Los Angeles, dove le rivolte hanno portato all'arresto di più di 500 persone nella sola giornata di venerdì, la polizia ha usato proiettili di gomma e manganelli per disperdere la folla. A Chicago i poliziotti hanno lanciato bombole di gas lacrimogeno dopo essere stati attaccati con sassi e pietre; molti sono stati gli arresti. A Philadelfia sono stati feriti tredici agenti.

Nel Missouri, a Ferguson, − città dove nel 2014 fu ucciso il diciottenne afroamericano Michael Brown da parte dei colpi di pistola sparati da un agente bianco − le proteste hanno portato all'evacuazione di un distretto di polizia, dopo che fuochi d'artificio, sassi e mattoni sono stati lanciati contro gli agenti.

A Nashville è stato imposto il coprifuoco dal sindaco John Cooper, dopo che i manifestanti hanno dato fuoco al tribunale di città. Il dipartimento della polizia ha dichiarato di aver usato gas lacrimogeni per «proteggere l’edificio, dopo che i manifestanti hanno appiccato il fuoco». A New York sono stati organizzati diversi cortei a Harlem, a Brooklyn, nel Queens e fuori dalla Trump Tower. Nel pomeriggio, a Brooklyn, ci sono stati degli scontri tra manifestanti e polizia, con manganelli e spray urticante usati in risposta a bottiglie vuote. Circolano anche dei video dove si vedono due autovetture della polizia guidate contro un gruppo di persone. A Washington, per il secondo giorno, ci sono state proteste davanti alla Casa Bianca, costretta al lockdown. In un parco poco vicino sono stati appiccati degli incendi, e i poliziotti hanno usato spray urticante per disperdere la folla: quest'ultima ha risposto lanciando pezzi di asfalto e rimuovendo le barricate.

Sempre più attacchi ai giornalisti[modifica]

Una donna pulisce il disordine creato dai manifestanti in un ufficio postale a Minneapolis

Decine di giornalisti e cameramen riportano di essere stati attaccati durante il loro lavoro. Negli scorsi giorni è stato arrestato un reporter della CNN, ma i casi non sono cessati. Un reporter della Fox News è stato preso di mira da un gruppo di manifestanti mentre era in diretta, lanciandogli oggetti e tirandogli calci. Un giornalista dell'Huffington Post è stato preso in custodia dalla polizia di Brooklyn mentre seguiva le proteste nei pressi della Trump Tower.

Fonti[modifica]