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"Non riesco a respirare", afroamericano soffocato dalla polizia negli Stati Uniti

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mercoledì 27 maggio 2020

Morte di George Floyd
Il memoriale improvvisato sul luogo di morte.

L'FBI e le autorità del Minnesota stanno indagando sulla morte di un uomo afroamericano dopo un arresto, di cui c'è il video, da parte di una pattuglia di poliziotti (bianchi) che hanno tenuto il sospettato a terra con il ginocchio sul collo per diversi minuti, soffocandolo. Secondo le dichiarazioni ufficiali di un portavoce della polizia, questo è stato descritto come un «incidente medico».

Cronologia dei fatti

Il tutto è iniziato verso le 20:00 del 25 maggio al 3700 di Chicago Avenue South, quando i poliziotti sono arrivati a seguito di una segnalazione di un uomo all'interno di un veicolo che «appariva sotto gli effetti di droga» e che, sempre secondo le autorità, ha opposto resistenza all'arresto.

Manifestante con il cartello Giustizia per George Floyd.

L'episodio è stato ripreso da diversi testimoni: un poliziotto ha atterrato il sospettato, l'afroamericano quarantaseienne George Floyd, tenendogli il ginocchio sul collo con molta forza per diversi minuti, mentre Floyd si trovava con il viso contro l'asfalto. Dai video dei testimoni si può sentire che Floyd chiede diverse volte all'ufficiale di polizia di alzarsi.

« Per favore, non riesco a respirare. Non riesco a respirare, non riesco a respirare »

Dopo alcuni minuti, il corpo di Floyd diventa inerme, e i suoi occhi si chiudono. Il poliziotto continua a tenere il ginocchio sul suo collo, e alcune persone presenti lo accusano di essere un «assassino», mentre altre gli fanno notare che Floyd non si muove più, e gli chiedono di alzarsi ed aiutarlo. Nel video è presente anche un secondo poliziotto, che vigila sui testimoni, impedendogli di aiutare Floyd. Darnella Frazier, una testimone, ha dichiarato che «la polizia l'ha ucciso, l'ha ucciso lì di fronte a tutti mentre gridava "non posso respirare"». Poco dopo, pubblica il video su Facebook, dove farà il giro del mondo. «Quando sono passata di lì, era già a terra, i poliziotti lo tenevano bloccato e lui urlava, ma loro non lo ascoltavano. La sua testa era così schiacciata a terra che gli usciva sangue dal naso».

Secondo il Minneapolis Police Department, «quando gli agenti sono riusciti a mettergli le manette si sono accorti che stava avendo un problema medico» - versione ovviamente smentita dai testimoni. La mattina successiva, il caso è stato preso dalla Bca (Minnesota Bureau of Criminal Apprehension) e dall'FBI. Andrea Jenkins, vicepresidente del Consiglio Comunale, ha criticato pesantemente l'operato dei poliziotti: «Mi si spezza il cuore per la tragica perdita di vite umane avvenuta ieri sera. La nostra comunità continua ad essere ancora una volta traumatizzata. Ho parlato con il sindaco e con il capo della polizia, vogliamo risposte». Il sindaco di Minneapolis ha successivamente dichiarato: «per cinque minuti abbiamo assistito a un poliziotto bianco che premeva il suo ginocchio sul collo di un uomo nero. Per cinque minuti. Il poliziotto ha fallito nel più basilare senso umano», aggiungendo «[Floyd] non sarebbe dovuto morire», scusandosi con i familiari del deceduto e la comunità nera.

Nella stessa serata, il capo della polizia locale Medaria Arradondo ha dichiarato che i poliziotti coinvolti sono stati licenziati, senza dare però dettagli sulla loro identità.

A seguito della morte, ci sono state delle manifestazioni

Protestanti con il cartello del movimento Black Lives Matter e non poteva respirare.

A seguito della morte di Floyd, sono state organizzate diverse manifestazioni di protesta a Minneapolis. Centinaia di manifestanti hanno protestato nel luogo dell'assassinio, portando cartelli con su scritto «I can’t breathe» e «jail killer KKKops», cantando «perseguite la polizia». I protestanti hanno marciato fino a una stazione della polizia, dove hanno rotto alcune finestre e scritto graffiti su delle auto di servizio. Le forze dell'ordine hanno disperso il corteo lanciando gas lacrimogeno e granate stordenti.

Questo caso ricorda quello del 2014 di Eric Garner, statunitense nero ucciso per soffocamento durante un tentativo di arresto. Garner era stato fermato perché sospettato di contrabbando di sigarette, e il suo arresto era stato ripreso, come in questo caso, da un testimone. Poi viene messo faccia a terra su un marciapiede di New York con il ginocchio del poliziotto sul collo; «non respiro, non respiro», continuava a ripetere. Garner morì in ospedale, dopo aver perso coscienza sul posto.

Fonti