Intervista a Julie Mucchiut

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Lunedì 12 agosto 2019

Oggi abbiamo intervistato Julie Mucchiut che si occupa di grafica e del digital signage. L’abbiamo intervistata a coppie e ci ha spiegato in cosa consiste il suo lavoro, la ringraziamo per la sua disponibilità.

In cosa consiste il suo lavoro?

Io mi occupo degli schermi informativi che vedete in giro per le sale. Tutto ciò che vedete sugli schermi l’ho programmato io oppure l’ho creato a dipendenza di che cosa avviene durante il Festival. Informo il pubblico quando ci sono le repliche di alcuni film, quando ci sono cambiamenti di programma, per esempio se fa brutto tempo e le presentazioni in Piazza Grande vengono annullate e spostate in un altro edificio, io devo informare il pubblico tramite lo schermo.

Cosa le piace di più del suo lavoro?

Degli schermi in realtà mi piace tutto quello che riguarda l’organizzazione, quando devo studiare un po’ dove vanno posizionati i vari contenuti in uno schermo e in una determinata location. Devo considerare che tipo di pubblico c’è in una determinata location e quindi scegliere il contenuto appropriato. Io mi occupo anche di animazioni pensate specialmente per i social media e pubblicizzo delle applicazioni, da questo punto di vista mi piace creare delle cose e farle muovere.

Da dove prende le idee?

Da tutto, dalle persone che incontro, da quello che sta intorno alle immagini, dai film. Penso che inconsciamente tutti prendiamo ispirazione da quello che ci circonda.

Cosa ha studiato per fare questo lavoro?

Ho studiato grafica e media Design a Londra, diciamo che quello è stato il mio studio universitario, adesso studio tramite esperienze. Lo stage che sto facendo al Festival è un modo per migliorare e per studiare sul campo, si impara ancora di più.

Cosa bisogna sapere per fare il suo lavoro?

Secondo me bisogna conoscere bene i social media e saper sponsorizzare al meglio su quest’ultimi, quindi sapere chi guarda i post, stessa cosa per gli schermi. Poi bisogna saper utilizzare i programmi: Adobe (fra cui Illustrator e InDesign) e After effects.

Ma lei fa anche un altro lavoro qui al Festival?

Oltre alle cose digitali, se c’è bisogno di aiuto sono un po’ un jolly, quindi magari faccio delle fotografie oppure degli inviti. Quando non ho niente da fare che riguarda il digitare, aiuto chi ha bisogno per altre cose.

Lavora solamente durante il periodo del Festival a questi cartelloni, o lo fa anche fuori periodo Festival?

Solo durante il Festival, ma per i tre mesi, quindi tutta l’estate, ho iniziato a giugno e finisco a fine agosto.

Quanto ci mette per fare un cartellone digitale?

Dipende dal contenuto, se è già predefinito e ho già le impostazioni decise, ci metto più o meno un’oretta. Poi ci sono cose un po’ più creative dove parto da zero e ci metto due o tre giorni, dipende.

Sceglie sempre argomenti e disegni che piacciono a lei o cerca di seguire la moda e i piaceri della gente?

Un po’ una via di mezzo, dipende da cosa creo. Se sono dei contenuti che vanno sui social media devo tenere conto di qual è il target, di chi guarda le cose, perché ovviamente lo scopo è attirare l’attenzione, quindi deve essere qualcosa che piace a queste persone. Io sono una persona molto creativa e cerco di mettere del mio nelle cose che faccio, cerco di creare una via di mezzo, così sono creativamente felice e anche le persone che guardano ciò che creo sono soddisfatte.

Ha qualche difficoltà a scegliere la pubblicità giusta?

Sì e no, devo dire di essere molto fortunata perché ci sono tante persone che lavorano vicino a me, che mi danno consigli e mi aiutano. In questo molto è più semplice prendere delle decisioni, anche perché alcune sono già predefinite.

Di cosa sono fatti i cartelloni che crei?

È tutto digitale, tutte le cose che sono digitali sono dei video, quindi in realtà non sono cose fisiche.

Cosa cambia rispetto ai cartelloni normali?

Diciamo che c’è molta più dinamicità, anche se bisogna dire che i cartelloni stampati possono anche essere molto dinamici. Il fatto che io possa spostare le cose e aggiungere dei suoni li rende un’esperienza di un altro livello, non nel senso che siano migliori, ma nel senso che diventano un’esperienza diversa da quella stampata, perché secondo me creano una cosa più completa.

Cosa le piace di meno del suo lavoro?

Forse quando il computer non collabora, quindi quando si blocca o è più lento del solito. Probabilmente è questa la cosa più fastidiosa, perché il fatto che devo anche contare su un’entità digitale fa si che alcune volte le cose diventano frustanti.

Si deve avere un carattere particolare?

In realtà penso di no, però aiuta se sei una persona che è aperta a parlare con la gente, a sentire le persone cosa hanno da dire. In fondo quello che crei viene messo al pubblico, che ha una propria opinione, e fa sempre bene ascoltare cosa dicono gli altri e di conseguenza aggiustare quello che fai.

Che lavoro voleva fare da piccola?

La primissima cosa che volevo fare era l’oceanologa, quindi studiare gli animali marini. Poi mi sono accorta che in realtà non mi interessava davvero, ma ero solo affascinata dagli animali e lo sono tutt’ora. Però penso che non avrei avuto la possibilità di creare, non avrei potuto essere così creativa come con questo lavoro.

Cosa fa al di fuori del lavoro, nel tempo libero?

Sono tanto appassionata di film quindi ne guardo tanti, soprattutto serie tv, Netflix ormai è diventata la mia seconda famiglia. Mi piace anche stare in mezzo alla natura e in generale mi piace conoscere nuove culture, quindi viaggiare.


Intervista a cura di Annalisa, Solange, Elisa, Aisha, Dana, Neva, Aurelio e Aynadis.

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