Intervista a Mattia Storni

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Martedì 13 agosto 2019

In cosa consiste il suo lavoro?

Durante l’anno mi occupo dell’organizzazione del Festival di Locarno, mentre durante le due settimane del Festival i primi giorni rispondo a moltissime telefonate e da lì in poi faccio molte interviste.


Le piace il suo lavoro? Perché?

Il mio lavoro mi piace molto perché mi permette di avere a che fare con tante persone diverse, provenienti da molte parti del mondo.


Oltre al Festival si occupa di altro? Di cosa?

Certo mi occupo della mia famiglia, le mie figlie hanno anche loro bisogno delle mie attenzioni. Il mio lavoro occupa il 120/130 % del mio tempo.


Cosa sognava da bambino, si immaginava di finire nei panni di vicedirettore operativo del Festival?

No! Onestamente non me lo immaginavo. Credo di essere stato infestato dal virus del Festival, perché mio papà faceva l’autista al Festival e probabilmente mi è rimasto nel DNA. All’inizio volevo fare il selvicoltore, poi il dottore, l’alpinista ed ecco come sono finito.


Quando ha iniziato a frequentare il Festival?

Oggi sono stato al Grand Hotel e mi è venuto in mente che nei miei primi Festival era un luogo dove si andava dopo le proiezioni, io adesso ho 37 anni e sarà stato 20 anni fa quindi è più o meno 20 anni che lo frequento.


Cosa non le piace del suo lavoro?

Quello che non mi piace molto sono le dure critiche che spesso riceviamo, ma poi dopo mi dico che siccome siamo sotto ai riflettori è normale e cerco di imparare dagli errori.


Intervista a cura di Linde, Luna e Alice.

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